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Un anno con Francesco

papaUn anno di pontificato di Francesco. Di straordinario pontificato. Una rivoluzione mediatica. Al centro del mondo il «papa delle gente», come si legge tropo spesso. Brutta aria. La gente! Ricorda Veltroni e la sinistra della gente (con due g: ggente). Il papa che piace a Vladimiro Luxuria e Platinette. E già questo ci dovrebbe preoccupare. Ma nella vita puoi sceglierti i nemici. Gli amici no. Se montano sul carro devi fargli posto. Puoi sempre scendere. Oppure ti vedi costretto a farci il viaggio insieme. Questo è il papa dei gesti spettacolari. Si reca in autobus per gli esercizi spirituali. Il soggiorno non sarà a cinque stelle: dove alloggerà ad Ariccia si dorme e si mangia alla buona. Un colpo magistrale. Un inno alla parsimonia, in un’epoca che sembra aver smarrito il senso del limite. Gli vogliono assegnare anche il Nobel per la pace. E chi mancherebbe! Lo diedero ad Obama (se per questo c’è di peggio, visto che lo assegnarono anche ad Arafat). E lui i geni di Stoccolma li ha ripagati con moneta sonante, ordinando l’uccisione di Bin Laden e usando i droni a volontà. Si corre da tutte le parti (soprattutto negli ambiti storicamente ostili al cristianesimo) in soccorso dell’ultimo successore di San Pietro. Inoltre Francesco ha un progetto ambizioso: vuole riformare (e sta riformando) la Curia (una scelta opportuna), abolire il carrierismo ecclesiastico (altra scelta opportuna) e adattare la Chiesa di Roma alla contemporaneità.

Il cristianesimo è ridotto in brandelli. Il linguaggio cattolico è fuori moda nell’era digitale e transgender. I valori «non negoziabili» lasciano il tempo che trovano. Inutile (se non dannoso) richiamarli in continuazione. In Belgio hanno approvato una legge sull’eutanasia dei bambini che fa rabbrividire. Da San Pietro non si è levato un sibilo. In Francia «La manif pour tous» si batte a mani nude contro il governo nel silenzio assordante delle gerarchie vaticane. Spesso – la storia della Chiesa è piena di casi simili – il silenzio viene scambiato per complicità. Invece è saggezza. Staremo a vedere. Però c’è un fatto che allarma del pontificato di Francesco. Circolano troppe previsioni di «imminente adattamento» al mondo. L’antropologia (i comportamenti diffusi) umani sono profondamente cambiati (a cominciare da quelli dei cristiani) e non più in sintonia con la morale cristiana. Quindi bisogna adattare la morale cristiana alla nuova antropologia, senza se e senza ma. Al riguardo Francesco non è stato ancora così esplicito. Ma ciò che galleggia nel mare vaticano nella sostanza fa pensare che proprio questo sia il suo orientamento. Avremmo bisogno di una «riforma protestante». Sacerdozio femminile, piena accettazione dell’omosessualità, anche ecclesiastica, parità di genere, riconsiderazione della famiglia e del matrimonio. Insomma bisognerebbe aprirsi al mondo, comprenderne e non contrastarne le negatività. C’è bisogno di un Vaticano III. Così l’umanità tornerà a fiorire. Lo stesso si diceva del Vaticano II.

La buona fede del nuovo pontefice è fuori discussione. Il suo stile di vita è inappuntabile. Basta soltanto non credere che lo stile di vita del suo predecessore, così diverso, non sia negativo. Ogni pontefice è diverso dagli altri, altrimenti anche Giovanni Paolo II, che non ha mai preso l’autobus per recarsi agli esercizi spirituali, paragonato a Francesco può risultare un godereccio. Ora, in conclusione, possiamo dire che alcuni nodi stanno per arrivare al pettine. Fra due giorni sarà in libreria un testo firmato da Giuliano Ferrara, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro (questi ultimi due a Francesco non hanno lesinato critiche, anche pungenti). Ne discuteremo.

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di on 10 marzo 2014. Filed under Vatican Pop. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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