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Per l’Opera di Roma 40 milioni l’anno son pochi. Sindacati dicunt

Teatro dell'Opera di RomaLo stato d’agitazione dei sindacati del Teatro dell’Opera di Roma è la rappresentazione più icastica (tra le innumerevoli…) della situazione sempre più intollerabile di un Paese in cui i soldi pubblici sono considerati – sia pure in nome della Cultura, naturalmente con la maiuscola – alla stregua di come Bossi diceva di usare il tricolore alla fine degli anni ’90.

Il debito dell’Opera di Roma, già a 43 milioni nel 2011, è salito tra il 2011 e il 2013 a 64 milioni di euro. Nel solo 2013 il passivo è di 10,4 milioni di euro, e mentre i ricavi diminuivano di 4 milioni i costi crescevano di 5 milioni. Una voragine veramente impressionante se si pensa che l’Opera di Roma riceve ogni anno 46 milioni di finanziamento pubblico, di cui 20 milioni dal Comune di Roma (dunque immensamente oltre le cifre – peraltro esse stesse impressionanti – che girano di solito nel mondo della lirica: Napoli dà al San Carlo 1 milione, Milano dà alla Scala 7 milioni).

A questo punto il Comune di Roma ha deciso – per il 2014 – di far passare il finanziamento all’Opera da 20 a 16 milioni (comunque sedici milioni in un anno!), e si sta discutendo di un piano di tagli dei costi che prevede anche una riduzione della dotazione organica attraverso 41 pensionamenti e 24 pre-pensionamenti. Verrebbe da dire: è il minimo che si potesse fare di fronte a una situazione allucinante che si protrae da anni! Invece no. I sindacati del Teatro (Cgl-Slc, Fials-Cisal, Libersind-Confsal) hanno indetto uno sciopero per l’intera produzione di Manon Lescaut e hanno spiegato che la lirica non si tocca, e che tagliare il finanziamento pubblico all’Opera è come “mettere in liquidazione la scuola pubblica o la sanità” (qui mi rifiuto di commentare…). Infine hanno chiesto: “perché non si vuole più un teatro che abbia funzione culturale con capacità produttiva, qualitativa e quantitativa degna dello status di teatro di rappresentanza della Capitale?”. Potremmo anche mandarli a quel paese e chiuderla qui, ma li prendiamo sul serio e rispondiamo: perché la vostra “funzione culturale” ci costa decine di milioni di euro ogni anno, perché la somma di tutte le “imprescindibili” funzioni culturali, o sociali o politiche che continuiamo a mantenere ci costa decine di miliardi e ha portato le tasse che paghiamo al livello più alto nel mondo, perché viviamo in un Paese in cui hanno chiuso nell’ultimo anno 93 aziende al giorno, e tutto questo mentre nel solo Comune di Roma ci sono 50.000 famiglie che rischiano di rimanere nei prossimi mesi senza casa. Ma anche per un altro motivo: perché in Italia ci sono migliaia di persone che lavorano nel settore Cultura e non ricevono un euro di soldi pubblici né li chiedono, ci sono centinaia di librai che hanno una funzione culturale importantissima e fanno il loro lavoro con i soldi che arrivano dal mercato (pochi), e certo se pretendessero di guadagnare come i dirigenti dei teatri dovrebbero mantenerli il Comune e la Regione. Dal 2010 sono stati tagliati i contributi indiretti ai quotidiani italiani, e i contributi diretti sono scesi a meno di 70 milioni l’anno, una cifra di molto inferiore a quanto il solo Teatro dell’Opera di Roma riceve in due anni. Tutto il mondo cambia, tutti devono fare sacrifici, ma la lirica no. Facciamola finita, per favore.

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di on 1 marzo 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Per l’Opera di Roma 40 milioni l’anno son pochi. Sindacati dicunt

  1. mario Rispondi

    1 marzo 2014 at 20:24

    Vorrei tanto fare il dirigente di uno di questi ben gestiti enti per aiutare a “gestirlo meglio”….ma penso non mi prenderanno mai.

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