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La dittatura del boldrinianamente corretto

La terza e immeritata carica dello Stato, una miracolata della stagione-Bersani, ora nega persino il diritto di satira, quando diventa "sessismo". Ma cosa significa, questa parola vuota che spendono tutti per accreditarsi nel vuoto della politica? Nulla, se non la compressione di spazi di libertà

Boldrini2A volte mi viene lo sconforto. Ho come l’impressione che Hegel, Nietzsche, persino Marx, tutti i grandi pensatori, siano passati invano. Che le acquisizioni del pensiero non solo non siano definitive, ma siano destinate ad essere dimenticate. E immagino che anche qui da noi, in Occidente, la rozzezza del pensiero, la regressione ad una sorta di infantilismo mentale, sia il destino che ci aspetta in un futuro che ci appare per nulla roseo. Probabilmente, il mio, è solo un errore di prospettiva: la finezza intellettuale, il pensare dialettico, è sempre stato, è e sarà un elemento appannaggio di pochi: di quella sparuta minoranza che, per caso o per impegno, si è coltivata, come si coltiva una pianta (cultura e agricultura hanno non a caso lo stesso etimo). Oggi, rispetto al passato, è cambiato solo il contesto: i più, quelli che sono rimasti ad un primo stadio dell’evoluzione mentale, sono visibili, hanno possibilità di parlare a iosa, fanno rumore. Viviamo in tempi democratici: di avvento delle masse sulla scena del mondo, che è fra l’altro un mondo di comunicazione, di parole più o meno pronunciate a vanvera. La democrazia poi impone che tutti abbiano voce in capitolo: le teste si contano, non si pesano. I politici o sono rozzi nel pensiero loro stessi o sono talmente cinici e furbi da costruire sulla rozzezza dei più la loro fortuna.

Giudicate voi, con libertà, a quale di questi due casi appartenga quello, ormai davvero imbarazzante, della presidente della Camera: una “miracolata“, uno dei più improbabili e negativi lasciti dell’ex segretario del Pd Bersani. Fatto sta che non avevamo fatto in tempo a dire che finalmente Aldo Grasso aveva, con poche parole, dalla prima pagina del Corriere della sera, messo qualche puntino sulla i in merito alla vicenda della imitazione fatta da Virginia Raffaele al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi , che la nostra, terza e immeritata carica dello Stato, ha perso una buona occasione per tacere. O, meglio, per glissare con un anglosassone no coment sulla provocatoria domanda fattale da Lucia Annunziata nel corso della sua trasmissione domenicale che la vedeva come ospite. Intervenendo sulla pietosa vicenda, pietosamente Laura Boldrini, che ormai più non distinguiamo dalla parodia o caricatura di se stessa, ha avuto la sfacciataggine (non riesco trovare una parola più appropriata) di dire che “quando si cede al sessismo la satira diventa altro”. Cosa poi sia il sessismo, questa parola totemica che abbiamo sentito (e non volevamo credere a noi stessi) dalla bocca persino del Presidente della Repubblica (ormai completamente inadatto per motivi di etã e stanchezza alla carica che continua a ricoprire), veramente non è dato capirlo. Cosa più se non un modo per accreditarsi nel vuoto della politica, indossando un’etichetta che piace e suona bene? Dell’insignificanza e vuotezza del termine, per intanto, proprio Boldrini ha dato ulteriore testimonianza: dalle sue parole abbiamo capito che persino una donna può essere sessista nei confronti di un’altra. E può esserlo sol che la critichi, che faccia satira su di lei. Sulle donne, come sui dittatori, non si può ridere: ecco il primo punto.

Verrebbe da ridere, scusate il bisticcio di parole, se non fosse per il fatto che i nostri spazi di libertà, non solo degli uomini ma anche (come in questo caso) delle donne, subiscono un’inaccettabile restrizione. E in nome di uno stucchevole perbenismo si castri quella ruvidezza vitale che ci ha fatto grandi. Si dirà: ma c’è modo e modo! Ma ora, a parte il fatto che la satira deve per sua natura graffiare, perché si concede che lo stesso Renzi passi come un politico di plastica e tale non possa passare, e per gli stessi motivi (che fra l’altro chi scrive non condivide), una delle sue più strette collaboratrici? Ove poi il pensiero si infantilizza davvero, per sua natura o per ipocrito cinismo che si approfitta degli italiani semplici e dei poveri ascoltatori, è laddove non ci si accorge che, nel non accordare alle donne ciò che si concede agli uomini, la parità di satira appunto, si finisce per crearne e marcarne proprio la differenza. Il ghetto non è ghetto solo se si discrimina in negativo. A maggior ragione lo è se la discriminazione è in positivo. Come, fra l’altro, si vorrebbe con le illiberali “quote rosa” che una nota politologa, presa da sussulto ingegneristico-sociale, ha giudicato necessarie per “forzare” uno situazione di stallo. Che è poi nulla più che la mentalità che si aspetta dagli altri e dall’alto quello che invece toccherebbe a noi conquistare con la lotta e il sacrificio. Perché il fatto vero è questo: il nostro mondo di individui e differenze, non di gruppi, vede sì all’opera rapporti di potere forti e pervasivi, e non solo fra i due sessi, ma questi rapporti sono relazioni e non statiche e unidirezionali situazioni di dominio. “Padrone e sotto” a Napoli è un gioco, ma i giochi appunto vanno praticati soprattutto, se non esclusivamente, quando si è piccoli.

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di on 11 marzo 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a La dittatura del boldrinianamente corretto

  1. Gianni Rispondi

    10 marzo 2014 at 09:03

    Forse Boldrini non è’ caricatura di se stessa e’ solo quello che è’ ,un persona catapultata in un ruolo troppo grande per lei che non sa ne capire ne interpretare….questa e’ la terza carica dello Stato e disvela quale grande errore compone una politica improvvisata con un merito per la tua scelta se sei ideologicamente sinistrorso .Il gioco delle parti e’ sempre stato mai tanto male come oggi nel determinare persone improvvisate , incapaci e di nessuna pratica politica a ruoli importanti.Un’altro bel guaio davanti gli occhi di tutti.

  2. Carlo Rispondi

    10 marzo 2014 at 12:49

    Come “lascito del PD di Bersani”, non è di SEL di Vendola? Eh, a ognuno le sue responsabilità…

  3. Massimo Perugini Rispondi

    10 marzo 2014 at 12:59

    Che ci si può aspettare da una che andando al funerale dei tre suicidi per disperazione da miseria marchigiani ebbe candidamente a dichiarare “non sapevo che ci fossero italiani poveri”? Come può rappresentare un popolo di cui ignora le condizioni? Già allora si sarebbe dovuta dimettere per manifesta inadeguatezza….. povera Italia…..

  4. attilio cece Rispondi

    10 marzo 2014 at 14:26

    quando la vedo e la sento parlare mi fa venire in mente ‘Mildred Ratched’, la terribile infermiera di “qualcuno volò sul nido del cuculo”…… Solo che Louise Fletcher una certa bellezza l’aveva, seppur mitigata dal suo essere pateticamente terribile, mentre questa………….

  5. TESTINA Rispondi

    10 marzo 2014 at 14:52

    La boldrini è uno dei tantissimi personaggi che utilizzando corsie preferenziali e metodi poco etici (amicizie, raccomandazioni, spintarelle, etc) è arrivata a farsi un curriculum di prestigio trafficando all’interno dei grandi apparati. Ciò che contraddistigue tali personaggi è l’assoluta autorferenzialità, l’arroganza, l’ergersi a “depositari del verbo”. Ciò che li unisce è la totale mancanza di esperienze lavorative “serie e reali” dove il merito e la competenza siano misurati ed eventualmente riconusciuti e premiati. Pensate a lei a saccomanni, a monti e alla fornero (con relativi figli accomunati dal curriculum di cui sopra) a re giorgio (e figlio che segue pedissequamente il solco del padre). Ciò che infine si evidenzia in tutta la sua chiarezza è l’inadeguatezza e l’incompetenza dei suddetti personaggi una volta che si trovino ad affrontare casi e problemi reali come la gestione di un ministero, di un paese e di una qualsiasi realtà dove le risorse a loro disposizione siano controllate e misurate.

  6. luigi bandiera Rispondi

    10 marzo 2014 at 15:19

    C’e’ proprio poco da dire tanto e’ bassa la politica oggi.

    Mi chiedevo cosa mai poteva dire quella bella parola, direbbe L. Rispoli.

    Ormai non contano piu’ i fatti ma solo la retorica e la CARICA ISTITUZIONALE. Basta averne una per essere PIU’ degli altri/e.

    SESSISMO per dire cosa? Che essendo tutti KOMPAGNI non ci si deve distinguere in Maschi e Femmine?

    E cosi’ con gli omicidi che ci si butta sul femminicidio…

    L’altro dì e’ stato viceversa e nessuno ha gridato all’omocidio.

    Mancano ancora diversi uomini per pareggiare il conto cosi’ dai donne datevi da fare.

    Ma poi per fare retorica si va sul genitore uno due e tre e quanti se ne vuole dato che possiamo esserlo tutti il padre o la madre del povero nato e fin che cresce puo’ cambiare la sua radice.

    Sono stanco proprio di leggere le solite komunistate.

    Portiamo pazienza.

  7. scempio Rispondi

    10 marzo 2014 at 20:10

    Siamo prorpio alla frutta, in senso intellettuale. Non abbiamo gente che riesce a ragionare, non abbiamo gente che fa il lavoro per cui e’ pagata profumatamente e non abbiamo gente capace. povera Italia!!!!

  8. cristiano Rispondi

    11 marzo 2014 at 22:25

    Fallitalia è prossima alla fine anche grazie a personaggi come la signora Boldrini,radical chic sinistrina dal portafogli bello gonfio per incarichi pubblici e benestante famiglia.(buon per lei)ma meno buono per gli italiani che credono (ancora) che certe alte cariche siano destinate a gente utile al paese . Povera italia e ancora più povero nord italia.

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