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In difesa del servizio pubblico. Cioè della scuola privata

Liberi di educareOggi i milanesi sono scesi in strada per difendere il servizio pubblico. Perché i milanesi tengono famiglia. Si è da poco conclusa, infatti, la 32a “Andemm al Domm”, la tradizionale marcia delle istituzioni cattoliche in difesa di quell’impagabile servizio ai cittadini che si chiama scuola non statale, a cui è inscindibilmente connesso l’inalienabile diritto delle famiglie di scegliere l’offerta educativa che preferiscono. Nell’Anno del Signore 2014, infatti, una fetta ancora troppo grossa d’italiani continua a ripetere la scempiaggine vetero-marxista (ma anche un po’ cavouriana) secondo cui il servizio pubblico è solo quello che fornisce lo Stato.

Eppure la Costituzione italiana – dico la Costituzione italiana ‒ è assolutamente chiara. I soggetti diversi dallo Stato, recita la Costituzione, hanno pieno diritto di erigere scuole e istituiti educativi, e lo Stato s’impegna a garantire loro trattamento pari a quello che riserva alle scuole che esso istituisce in prima persona, e ciò sia nei doveri sia nei diritti. Tanto che, alle scuole libere che s’impegnano a rispettare le regole che esso impone, lo Stato riconosce la qualifica di “paritarie”. Scuole, cioè, che sono pareggiate in tutto e per tutto alle scuole statali. Di scuole non statali ne esistono infatti anche altre, appunto non parificate, le quali vengono però per questo motivo inquadrate diversamente. Le scuole parificate svolgono, al pari di quelle statali, un servizio per tutti, su cui lo Stato s’impegna a vegliare: se soddisfano certi requisiti, sia le scuole statali sia quelle non statali sono servizio pubblico. E vanno trattate pariteticamente. Anzi, come ha bene-detto l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, al termine della manifestazione, l’aggettivo “parificate” va assolutamente stretto; le scuole non statali hanno identici diritti di quelle statali: per questo quindi – verbatim – «chiediamo la libertà totale». Sottolineerei «totale» in rosso. I quattro ragazzotti della Rete Studenti, leggi Sinistra, che si sono arrampicati per protesta sul piedistallo della statua di re Vittorio Emanuele antistante il Duomo avranno capito che quel che contestano sono la democrazia e la libertà?

La Costituzione italiana è comunque chiara anche in merito al resto. Il famoso e controverso «senza oneri per lo Stato», che viene utilizzato come una clava contro la scuola non statale e che i quattro gatti di Rete Studenti sbandieravano sui loro cartelli, significa che la scuola parificata i mezzi per sostenersi li deve trovare al di fuori della casse statali, cioè chiedendoli alle famiglie; ma se al contempo lo Stato s’impegna a garantire la non discriminazione delle scuole non statali, significa allora che quel «senza oneri per lo Stato» deve tradursi in “oneri uguali per le famiglie”. E invece non è affatto così.

I costi della scuola di Stato vengono infatti socializzati attraverso le tasse, e queste vengono imposte a tutti, compresi coloro che non usufruiscono del servizio della scuola statale. Costoro, poi, debbono pagarsi la propria libertà di scelta garantita dalla Costituzione sborsando ulteriore denaro, questo sì privato, per le rette delle non statali. Un po’ come se la libertà di scegliere, che la Costituzione istituisce e garantisce, fosse “gratis” in un caso e “multata” nell’altro. Ora, siccome la scuola pubblica sia statale sia non statale non è in verità mai gratis in alcun caso, perché allora il servizio pubblico offerto dalla scuola statale deve essere pagato sia da chi lo usa sia da chi non lo usa mentre il servizio pubblico offerto dalla scuola non statale soltanto da chi lo usa, con evidente adulterazione del mercato e conseguente innalzamento vorticoso dei costi del servizio pubblico non socializzato offerto dalle scuole libere? Perché il servizio pubblico offerto dalle scuole statali può spalmare i costi indiscriminatamente su tutti i cittadini mentre il servizio pubblico offerto dalle scuole non statali è costretto dallo Stato a gravare i costi esclusivamente sulle famiglie che se ne servono? Di principio, non fa una piega che uno se un servizio lo vuole lo paga; ma perché allora questo non vale anche per le scuole statali? Oltre a occuparsi degli edifici fatiscenti e delle strutture pietose in cui versano le scuole statali per incuria colpevole proprio dello Stato (oggi in marcia verso il Duomo c’erano anche gli alunni di una scuola non statale che svolge le proprie attività in un vecchio edificio statale che però è capace di tenere alla perfezione…), l’odierno governo delle “riforme” potrebbe dare anche una sbirciatina a quel che sancisce quella Costituzione che giura di onorare. Anche perché, com’è stato ben calcolato, assorbendo una fetta notevole degli alunni italiani e addossandosene tutti i costi, il sistema delle scuole paritarie fa già risparmiare allo Stato almeno 6 miliardi di euro.

Come non vedere, insomma, che la libertà negata alle scuole non statali è una palese violazione della legge italiana fondamentale che a compiere è lo Stato stesso, il quale, svolgendo contemporaneamente il ruolo dell’arbitro e del giocatore di una squadra che ha già tutto pagato e non deve sudarsi nulla, da un lato afferma una libertà astratta e dall’altro nega i termini concreti perché il cittadini ne goda.

Chiaro che poi la scuola non statale la chiamano “privata”: è infatti privata della possibilità concreta di offrire quel servizio pubblico, quel pluralismo delle scelte, quella concorrenza che rende tutti migliori e quella autonomia della famiglia che è il segreto di ogni società non dispotica che sono i motivi forti per cui essa è stata progettata, esiste e fu ‒ miracolo laico ‒ nell’Assemblea Costituente riconosciuta come valore oggettivo, nonostante la sovrabbondanza di forze politiche iperstataliste.

Marciando vero la loro cattedrale, mica per assalirla come la Bastiglia ma per raccogliersi sotto la “Piscinina” dorata che vi splende alla sommità, i milanesi oggi hanno manifestato per la difesa più ligia di quel che afferma la Costituzione italiana. Cioè la libertà di tutti. C’è in giro infatti un mucchio di gente che la Costituzione italiana la calpesta: e pensa un po’ che oggi proprio i cattolici, che sono parte attiva del mondo che promuove la scuola libera e pubblica degl’istituti educativi non statali, sono stati i più autentici difensori delle istituzioni dello Stato unitario. E poi dice che uno si butta a sinistra.

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di on 15 marzo 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a In difesa del servizio pubblico. Cioè della scuola privata

  1. giuseppe Rispondi

    19 marzo 2014 at 10:40

    Grazie per queste informazioni.E’ vero, molti stanno calpestando la Costituzione. Purtroppo molti non la conoscono e mai l’hanno letta.
    E cio’ e’ peggio!Confidiamo nelle “Bella Madunina” che apra le menti e i cuori,soprattutto dei cattolici tiepidi e “ignoranti” del
    procedere lento ed inesorabile del Maligno.

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    27 ottobre 2014 at 19:52

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