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Il Veneto urla “indipendenza”. C’é il quorum. C’é il sì

“Par tera, par mar, San Marco”. Queste le prime parole del popolo veneto libero, indipendente, che a Treviso ha ascoltato Anna Durigon, giovane sostenitrice della piattaforma Plebiscito 2013, annunciare i risultati del referendum digitale autogestito: 2.367.237 votanti. 2.102.969 si. 257.266 i no. C’é il quorum. C’é il si.

Erano passate da poco le 18 quando i primi gonfaloni Veneti hanno iniziato ad affollare piazza dei Signori. Piena, non gremita. Ma che si fa sentire Venetoquando dal palco – in attesa dello scrutinio ufficiale – i sostenitori più fedeli della piattaforma referendaria si alternano per ringraziare tutti i votanti, tutti i volontari che in meno di 15 giorni hanno distribuito migliaia di lettere in tutte le città venete. “Mi dispiace di essere stato così protagonista – dice Gianluca Busato – Il risultato di oggi, è il risultato di tutti”. Sotto il palco decine di giornalisti, locali e nazionali. Giovani, imprenditori, artigiani. Esponenti di movimenti politici come Veneto Stato, culturali come Raixe Venete.

Parlano in molti.Tra loro Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta, tornato alla ribalta della scena dopo 20 anni di assenza: “Ero troppo deluso, troppo demoralizzato”. C’é chi ricorda Gianluca Panto, fondatore di Progetto Nord Est. Il “Berlusconi del Nord”, come veniva chiamato, morto nel 2006 in laguna veneziana a seguito di un incidente con l’elicottero: “É con noi, e ci guarda dall’alto”. Bisogna aspettare la fine della manifestazione perché qualcuno ricordi Bepin Segato e i Serenissimi, che l’8 e il 9 maggio del 1997, nel bicentenario della caduta di Venezia, hanno espugnato il campanile di San Marco, simbolo della repubblica Veneta.

La piazza si infiamma, gridando “libertà” quando Gianluca Busato legge la dichiarazione di indipendenza scritta dal professore Paolo Bernardini, da sempre fedele al leader di Plebiscito 2013: “Noi oggi, venerdì 21 marzo 2014, decretiamo decaduta la sovranità italiana sul popolo e sul territorio Veneto. Altresì dichiariamo decadute le istituzioni e le magistrature politiche. Dichiariamo l’indipendenza del popolo e delle terre Venete”. Parte l’inno, e i gonfaloni sventolano nella piazza.

Fuori dal cuore pulsante della folla il messaggio gridato dal palco, con entusiasmo, arriva timido, quasi forzato. Non c’é il giubilo atteso, le decine di migliaia di persone che in molti si aspettavano sull’onda dei risultati referendari. La rinascita della Repubblica Veneta non ha oggi quello scenario storico che si era certamente diffuso nell’immaginario dei più romantici. Ma ha un progetto politico: chiaro, libertario, come lo descrive Bernardini: “L’indipendenza non é del Veneto, ma del popolo Veneto. Il popolo come concetto di cittadinanza, non di etnia”. E di governo transitorio: “I politici romani, come quelli Veneti, prendano atto della scelta del popolo – dice Busato dal palco – Non c’é più nulla di cui discutere”. Autodeterminazione, libertà e una sola certezza. “É solo l’inizio di un percorso difficile”. E dalla piazza si eleva il grido di battaglia: “Par tera, par mar, San Marco”.

foto di Emanuele Brutti

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di on 21 marzo 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Il Veneto urla “indipendenza”. C’é il quorum. C’é il sì

  1. massimo trevia Rispondi

    21 marzo 2014 at 23:42

    auguri ai veneti da un ligure di radici.

  2. Marco Beltrame Rispondi

    22 marzo 2014 at 07:54

    Volete farmi credere che un referendum online senza alcun controllo, facilmente aggirabile, e assolutamente irregolare e’ valido?
    Siamo arrivati al peggior grillismo, vedo.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      22 marzo 2014 at 15:17

      Caro Beltrame, non direi. Il referendum non è tecnicamente valido, anche per le falle che lei analizza. Ma politicamente è un segnale imprescindibile che arriva da un pezzo rilevante di Nord produttivo. È questa, la posizione Intraprendente sul referendum veneto. A presto

  3. adriano Rispondi

    22 marzo 2014 at 14:24

    La legge prevede per le separazioni condominiali apposite procedure.Maggioranze di tutto il condominio e della parte che vuole andarsene,modalità di separazione delle parti comuni,eventuale intervento del giudice.Penso che per l’indipendenza di parte del territorio di uno stato serva qualcosa di analogo,a meno che non lo si consideri questione di minore importanza.Il principio di autodeterminazione è indiscutibile ma servono procedure che non ci sono.Invidio comunque i veneti.Almeno loro hanno trovato la speranza in una via di fuga.Altre regioni non l’hanno,sia perchè storicamente meno definite,sia perchè più suscettibili di un altro inconveniente quando si passa da un grande condominio ad uno piccolo , le maggioranze di blocco più facilmente determinabili e che alla fine si rivelerebbero peggiori della malattia che si vuole curare.

  4. mario Rispondi

    22 marzo 2014 at 15:15

    Molte le implicazioni ma è un gran bel segnale della voglia di andarsene da un centralismo incapace. La poca ricchezza prodotta viene dissipata per tenere impiedi un meridione voluto scientemente parassitario. Aree splendide senza ferrovie, alta velocità, interporti, strade ed ancor peggio del nord industriale e postindustriale con un futuro impossibile. Il Veneto non se ne va ma da un’indicazione netta di come i cittadini vessati ed impoveriti la pensino. Un disagio ampiamente percepito anche da chi opera e vive in Lombardia, un tempo motore d’Italia. La sopravvivenza di tutto passa dal taglio della vergogna più grande: la spesa pubblica. Taglino ,con tutte le sofferenze del caso, e forse un po’ di credibilità rinascerà.

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