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Contro lo “spesometro”, ennesima persecuzione di Stato

Il 10 o il 22 aprile prossimi, a seconda della data della liquidazione dell’Iva, saranno date importanti per i circa 5 milioni di italiani che hanno partita Iva. Infatti partono i controlli a tappeto per chiunque abbia fatto acquisti per 3600 euro o più. Dovranno essere dichiarate all’Agenzia delle Entrate tutte le cessione di beni e servizi fra privati, pari o superiori a quell’importo. Entro il 30 aprile, inoltre, dovranno essere rese note all’Agenzia delle Entrate tutte le spese effettuate con carta di credito e bancomat pari o superiori a quel tetto di 3600 euro. Dovranno essere resi noti i dati di venditore e compratore, di ogni singola transizione, fornendo scontrino e ricevuta anche di quelle operazioni che non richiedono l’obbligo di fattura.

guardoneI governi cambiano, dunque, ma il controllo fiscale sui cittadini continua ad aumentare, sempre nel nome della “lotta all’evasione”. Se 3600 euro sembrano tanti, a prima vista, basti pensare a quanto costa un’automobile. O, per un’azienda individuale, si pensi a quanto costa un macchinario. Certe fotocamere o videocamere digitali, per chi fa la professione di fotografo, o giornalista indipendente, costano anche di più. Incrociando i dati di questo “spesometro” con le dichiarazioni dei redditi, le Guardie di Finanza intendono “stanare” (questo gergo di lotta anti-terrorismo viene usato troppo spesso) tutti gli evasori, veri e presunti che siano, che secondo l’opinione corrente sarebbero all’origine del dissesto dei nostri conti pubblici.

In base ai dati degli anni passati, il Fisco italiano avrebbe già pronte 20mila lettere di accertamento. Ciascuna di queste contiene una piccola tragedia silenziosa. Infatti, un accertamento dura mesi e mesi, durante i quali l’attività del presunto evasore è completamente bloccata e rovinata, proprio nel bel mezzo di un periodo di crisi nera. Di fronte allo Stato, ciascun cittadino che compra o vende un bene superiore al tetto di 3600 euro è da considerarsi un presunto colpevole, preventivamente colpito dalla mannaia dei controlli e degli accertamenti.

Ma anche per chi non è un presunto colpevole, perché svolge ogni singola operazione a regola d’arte, questi nuovi controlli, oltre a costituire una spesa ulteriore di tempo e denaro, una seccatura burocratica in più, una complicazione che si aggiunge a un’attività resa già difficile dalla burocrazia, lo “spesometro” costituisce un’ulteriore intrusione dello Stato nella vita personale dei suoi cittadini. È difficile comprendere questo aspetto, perché la logica che prevale, anche fra gli stessi contribuenti, ormai è modellata sull’etica dei cittadini di un Paese totalitario, in cui si pensa che “se non ho nulla da nascondere, non ho niente da temere”. Un errore madornale. Perché c’è sempre qualcosa da temere: un errore, un abuso, un sospetto, anche un’antipatia politica o personale, possono indurre chi di dovere a controllare, rovinare e paralizzare professionalmente anche quei contribuenti che sono di un’onestà specchiata. Si rinuncia sempre a un pezzo della propria vita se si dimentica il principio di godere e disporre pienamente della proprietà privata, cioè spendere quanto che si vuole, dove si vuole, come si vuole e per comprare quel che si vuole, senza necessariamente sentirsi colpevoli, o dover rendere continuamente conto delle proprie azioni allo Stato.

Il problema è anche negli effetti di questi meccanismi di controllo. Perché chi già vuole essere disonesto e raggirare il fisco, tenderà a farlo ancora meglio, mantenendo sommerse tutte le proprie attività. Non solo non esibirà fatture, ricevute o scontrini, ma si rivolgerà al mercato nero, dove si paga solo in contanti, fuori da ogni possibile registrazione. Lo “spesometro” farà dunque la fortuna dei settori completamente sommersi e non farà altro che aggiungere ulteriori persecuzioni ai contribuenti onesti. In un periodo in cui i consumi privati degli italiani sono al minimo storico e in cui non passa giorno in cui le associazioni di donare-soldicategoria invitano a far circolare più denaro, una minaccia per chi vuol spendere più di 3600 euro non farà altro che indurre chiunque a spendere meno di quella cifra. Alla fine risulterà più conveniente per lo Stato? Neppure. Perché se si spende meno, si compra meno, i venditori realizzano meno utili e i semi-evasori diventano evasori totali, diminuisce pure il gettito fiscale, sia quello delle tasse dirette che di quelle indirette.

In ogni caso, con Renzi o con chiunque altro al governo, abbiamo capito che la parola d’ordine è “ora e sempre lotta all’evasore”. Finché non ci sarà più niente da evadere.

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di on 28 marzo 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Contro lo “spesometro”, ennesima persecuzione di Stato

  1. ultima spiaggia Rispondi

    28 marzo 2014 at 18:46

    Solo una mente malata può aver partorito lo “spesometro”. Per gli imbecilli, purtroppo, non c’è medicina.
    D’ora in poi anche chi ha molti soldi avrà il terrore di spenderli, con buona pace delle imprese che continueranno a chiudere, della disoccupazione che continuerà a crescere, della crisi che si farà sempre più nera.
    Abbiamo superato il punto di non ritorno. E vorremmo insegnare a Putin la democrazia?

  2. r_g Rispondi

    28 marzo 2014 at 21:38

    COME DICE GRILLO LA STAMPA E'”ASSERVITA” AL POTERE. LA STAMPA PIU’ INFLUENTE , COME IL SOLE IL CORRIERE,LA STAMPA LA REPUBBLICA STANNO ENFATIZZANDO LA POLITICA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE,SENZA PORRE UNA DIFESA A FAVORE DEL CITTADINO. STANNO CREANDO IL TERRORE CONTRO IL CONTANTE E COME SE TUTTO IL MALE DIPENDA DALLA PRESUNTA EVASIONE FISCALE. QUESTO TERMINE VIENE USATO PER GIUSTIFICARE LO STATO DI POLIZIA FISCALE E’ IL NERO NON SARA SCONFITTO UGUALMENTE.

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