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Analisi realista dell’improbabile duo Renzi-D’Alema

D'Alema e RenziSembra quasi improbabile, vedendoli insieme sul palco della presentazione del libro scritto dal più anziano dei due, che Massimo D’Alema e Matteo Renzi siano dello stesso Partito, che entrambi discendano pe’ li rami (anche se il secondo in modo solo metaforico per motivi di età) da quel vecchio e a suo deleterio modo glorioso Partito Comunista Italiano. Ancor più surreale è che il libro in questione, Non solo euro! di D’Alema, sia pubblicato da Rubbettino, l’editore più liberale oggi presente (insieme a Liberilibri) sul mercato editoriale italiano. Anche se è poi proprio Il liberalismo il miglior filtro per capire i due, per comprendere il loro vero Dna oltre le retoriche di parte. Soprattutto per capire se c’è una speranza liberale, e cioè una speranza senz’altro, non solo per la loro parte politica ma per l’Italia intera.

Il liberalismo ci detterebbe un’agenda fatta di poche e semplici cose, sol che si avesse la forza di realizzarle: una liberalizzazione dai mille lacci e lacciuoli che rendono anchilosata non solo l’economia ma la società italiana; una drastica riduzione del peso dello Stato e dell’amministrazione; una riforma fiscale che non pesi sui ceti produttivi; un’attenzione ai processi dal basso che non vanno soffocati con rigide norme imposte dall’alto secondo astratti disegni di ingegneria sociale (il liberale, ad esempio, può anche essere europeista ma il sentimento europeo non può prendere le forme di vincoli dirigistici decisi dalla burocrazia di Bruxelles e buoni a prescindere). Detto in poche parole, Il liberalismo impone una “rivoluzione culturale” nel modo di pensare. Ogni questione, anche quella meridionale: Renzi dovrebbe avere il coraggio di dire con forza, ad esempio, che il Sud deve fare da solo se vuole veramente riscattarsi. Avrà Il nuovo leader la capacità di fare tutto ciò, di portare a termine questo vasto programma realizzando, come ha detto, quelle riforme che gli altri, in primis D’Alema quando era presidente del consiglio, hanno solo annunciato? Ecco, il problema è proprio questo: Renzi non deve fidarsi di persone come D’Alema nemmeno quando sembrano, come ieri a Roma, essere d’accordo con lui.

Sono persone, infatti, aduse al realismo politico di vecchia scuola togliattiana: un realismo che, mi sia consentita la civetteria filosofica, è ontologico e non metodologico come dovrebbe essere quello di un leader liberale, moderno, occidentale. Cosa significa è presto detto: se sfogliate un po’ di vecchi giornali, noterete che D’Alema è passato nel giro di pochi anni da un elogio del libero mercato a invettive contro i presunti “guasti” del neoliberismo; dal dialogo con Berlusconi (vi ricordate l’affermazione che “Mediaset è una risorsa per l’Italia”?) all’approvazione delle più ingiustificate azioni contro di lui per eliminarlo dal gioco politico; da un disprezzo ostentato per certi intellettuali, sempre pronti a schierarsi dalla “parte giusta” e cioè vincente, a una ricerca affannosa del loro consenso. Il realismo politico in questo caso non è, come dovrebbe essere, attenzione ai rapporti di forza per realizzare le proprie idee (realismo metodologico), ma accettazione dell’idea del momento al solo fine di conquistare consenso e potere (realismo ontologico). Il vecchio PCI aveva rinviato ad un futuro imprecisato la “rivoluzione comunista“, ma per intanto conquistava potere e “egemonia”.

Ugualmente DAlema ha continuato ad agire in questi anni, pur non credendo più ovviamente al comunismo, in questo modo perverso, quasi per un riflesso pavloviano. Non “il fine giustifica i mezzi” di machiavelliana memoria, ma il mezzo che si fa fine delle ideocrazie novecentesche, di quelle ideologie che vorremmo finalmente e decisamente metterci alle spalle. Solo che gli italiani ormai hanno aperto gli occhi, hanno stanato questo realismo che si fa cinismo e che alla fine contraddice se stesso. E, stante un altro e fondamentale insegnamento del Segretario fiorentino, dimentica alla fine che in politica ognuno è ciò che appare. Oggi D’Alema appare un leader vittima di se stesso, di cui più nessuno sembra avere fiducia. Non importa se ciò sia giusto o meno, ma la politica del cambiamento se vuole essere seria impone a Renzi, oltre le frasi di circostanza che si dicono ad una presentazione, una rapida e decisa “rottamazione“. Politica, ovviamente.

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di on 19 marzo 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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