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A qualcuno piace dolce

amoreA qualcuno piace dolce. A qualcuno piace strano. A qualcuno piace farsi frustare. A qualcun altro, l’idea di farsi prendere a mazzate provoca più che altro perplessità. E se il mondo è bello perché è vario, ora anche le amanti della tradizione in camera da letto possono tirare un sospiro di sollievo. Una nuova eroina è fra noi: Amy, protagonista di (per l’appunto) A qualcuno piace dolce di Laura Schiavini.

Se un tempo nei romanzi rosa non potevano mancare mazzi di fiori, anelli di diamanti e dichiarazioni d’amore su spiagge al tramonto, nell’epoca post Cinquanta sfumature di grigio sembrano essere d’obbligo manette e frustino. Con il sempreverde: “Vuoi salire a vedere la mia collezione di farfalle?” sostituito dal più audace: “Vuoi salire a vedere la mia stanza delle torture?”. Protagoniste, donne entusiaste di trasformarsi (munite di regolare contratto di sottomissione) in schiave d’amore di multimilionari belli e dannati. Mai una volta che si parli di un’ingenua fanciulla che sposa un uomo ricco, affascinante e di successo che quando torna a casa toglie la cravatta, indossa la tuta di lattice e si abbandona completamente alla volontà della sua signora e padrona.

Certo, troppo dolce può stancare. Negli anni Sessanta, Mina cantava: “Chiamami passione dai. Hai visto mai… Caramelle non ne voglio più. La luna e i grilli normalmente mi tengono sveglia. Mentre io voglio dormire e sognare l’uomo che a volte c’è in te, quando c’è. Che parla meno, ma può piacere a me”, per esortare un ammiratore romantico, ma inconcludente, a passare dalle parole ai fatti. Senza però aggiungere: “Tira fuori la cinghia”. Basta sensi di colpa se all’aperitivo con le amiche non possiamo vantare con tono da donne di mondo un’ampia conoscenza di pratiche estreme. Chi lo dice che non siamo brave a letto, e che i nostri compagni debbano essere per forza noiosi ragionieri col riporto? Perché il punto non è quello che fai, ma come lo fai. E con chi lo fai. Non a caso, per i grandi chef il piatto più difficile rimane la pasta al pomodoro. Bastano salsa, olio, cipolla, un pizzico di sale e una punta di zucchero. È il modo in cui li combini che determina la differenza fra un assoluto trionfo, la solita minestra e una tremenda debacle.

Perché a qualcuno piace strano. A qualcuno piace dolce. Ma di sicuro, a tutte piace fatto bene.

Leggi C’è a chi piace frustare

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di on 10 marzo 2014. Filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a A qualcuno piace dolce

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