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Ritratto in chiaroscuro della Salvinomics

«Basta €uro». Non è solo uno slogan per una serie di incontri inaugurati sabato scorso a Milano, ma anche il cardine della salvinomics (la politica economica di Matteo Salvini) che ha, come punto decisivo, l’uscitaBasta euro 2 dalla moneta unica e il recupero della sovranità monetaria.

Una politica affidata, in toto, a Claudio Borghi Aquilini docente di economia alla Cattolica, ex dirigente di peso di Merrill Lynch e Deutsche Bank, di recente convertitosi alla causa anti-euro. Con lui Salvini sta girando per l’Italia, soprattutto qui al Nord a spiegare perché sarebbe meglio tornare alla lira (o anche al «fiorino» o allo «scudo») per favorire la ripresa economica. Interessati a capire meglio la sua prospettiva ci siamo messi a leggere il suo pamphlet «Basta €uro» (già scaricato su internet in 50mila copie). Ebbene il nostro Borghi (con cui il sottoscritto tiene a precisare di non aver alcuna parentela) ci presenta una tesi interessante anche se lacunosa in alcuni frangenti.

Il punto di partenza, corretto, è che uno Stato ha di solito una moneta con un valore rapportato alla propria economia. La sterlina inglese vale di più del franco congolese perché la Gran Bretagna ha un’economia più forte del Paese africano. Peccato che, con l’euro, salti questo principio: il valore è lo stesso anche in presenza di economie molto diverse. Per la Germania l’euro è un vantaggio in quanto moneta debole, che le permette di esportare con facilità, mentre per la Grecia una valuta troppo forte che blocca ogni possibile crescita. È come far guidare una Punto a un campione di Formula 1 e una Ferrari a un neopatentato: il primo riuscirà a sfruttarla al massimo, mentre il secondo uscirà probabilmente alla prima curva. Così come concepito, l’euro ha un problema strutturale fortissimo che lo renderà – nel lungo periodo – ingestibile. Insomma, era meglio non crearlo. Quindi, sostiene Borghi, ora sarebbe meglio uscirci: ci sarebbero solo vantaggi e nessun problema. La svalutazione renderebbe più competitivi i nostri prodotti sui mercati esteri mentre le importazioni sarebbero meno convenienti: proprio quello che vogliamo – dice l’economista – per far ripartire la nostra economia.

Claudio Borghi Aquilini

Claudio Borghi Aquilini

Peccato che si dimentichi qualche dettaglio. Ad esempio non si nota che anche con l’euro le esportazioni italiane vanno a gonfie vele. Del resto, essendo un Paese con poche risorse naturali e minerarie, dobbiamo comprare le materie prime dall’estero: e qui l’euro ci avvantaggia mica poco. D’altro canto noi offriamo prodotti elaborati e di qualità (con nessuna moneta potremmo competere con la Cina sulle merci “dozzinali”) che all’estero sono disposti a pagare molto. Il problema vero è che, per colpa delle tasse, abbiamo un mercato interno a pezzi: il vero nodo è la pressione fiscale, non la valuta. Se non la si diminuisce l’economia resta comunque ferma.

Per farlo si può tagliare la spesa pubblica o «stampare moneta», come sostiene Borghi. Peccato che questa seconda strada apra la strada all’inflazione. Se una moneta si svaluta in rapporto alle altre il risultato può non essere drammatico. Se invece perde valore in termini assoluti accade che i prezzi si alzano e i soldi in banca perdono di valore. È la legge della domanda e dell’offerta: l’oro vale tanto perché ce n’è poco, il ferro costa meno perché ce n’è tanto anche se gli oneri di estrazione e lavorazione non sono certo inferiori. Una moneta stampata in grosse quantità perde in fretta il suo valore. Basti vedere cosa successo alla lira dagli anni ’40, quando si cantava «se potessi avere mille lire al mese», al 2001, quando con mille lire non ci compravi nemmeno un pacchetto di patatine. Eppure Borghi scrive che uno Stato «se è in difficoltà può spendere di più per sostenere la propria economia». Il tipico argomento statalista ripreso, in maniera ancor più deleteria, quando scrive che «se anche pagassi uno per non fare nullaBasta euro costui alla fine coi soldi dello stipendio comprerebbe cibo, vestiti e altri beni da produttivi lavoratori privati». Eh già e poi chi lavora?

La sovranità monetaria potrà pure essere uno strumento utile (anche se ben poco liberale) in alcuni casi per un Paese serio. Ma per l’Italia, che ha dimostrato di abusarne, la questione si fa più complessa. Non è certo piacevole affidare i propri risparmi a Mario Draghi, Angela Merkel ed Olli Rehn. Ma nemmeno può esserlo lasciarli nelle mani di Fabrizio Saccomanni e Ignazio Visco, non credete?

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di on 25 febbraio 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Ritratto in chiaroscuro della Salvinomics

  1. Marco Taylor Rispondi

    25 febbraio 2014 at 15:37

    … “Non è certo piacevole affidare i propri risparmi a Mario Draghi, Angela Merkel ed Olli Rehn. Ma nemmeno può esserlo lasciarli nelle mani di Fabrizio Saccomanni e Ignazio Visco, non credete?” … Sig. Matteo Borghi, cosa cambia? Per me pari sono ……

    • Matteo Borghi Rispondi

      25 febbraio 2014 at 17:55

      Ahimé era proprio il senso della frase. Difficile capire chi sia meglio.
      Cordiali saluti
      MB

  2. Euskaldun Rispondi

    25 febbraio 2014 at 15:57

    Giusta analisi, ma ahimé non si può vivere solo di export, 60mln di persone che lavorano solo per l’export sono impossibili.

  3. Francesco Esposito Rispondi

    25 febbraio 2014 at 17:49

    Disinformazione pura..
    1 L’export va bene è affermazione che ha senso se lo si confronta all’import guardando al saldo totale..
    Quel saldo al momento è positivo perchè dal 2012 sono diminuite le improtazioni a causa della crisi, e grazie a Monti che ci ha tartassati proprio per distruggere la domanda interna…
    2 L’euro ci avvantaggia nel comprare prodotti esteri che però essendo prodotti fuori creano disoccupazione da noi.
    3 La pressione fiscale troppo alta è un problema non risolvibile dentro l’euro, dobbiamo rispettare il 3% e se non lo facciamo la maggiore liquidità viene spesa in importazioni vanificando lo sforzo.
    4 Siamo in deflazione e ci si preoccupa per l’inflazione?
    Il giappone e gli USA hanno stampato quantità incredibili di moneta senza avere impatti inflattivi significativi, l’esperienza si scontra quindi con la teoria. Stampare moneta non crea inflazione e cmq un pò di inflazione ci farebbe bene perchè riduce il peso dei debiti.
    Per il salariato l’inflazione è sintomo che i salari sono in rialzo e se ci sono fiammate ci si può proteggere indicizzandoli.
    Molta disinformazione che grazie al manualetto di Borghi (l’economista vero non quello finto) verrà debellata come la peste.
    Alla fine chi avrà mentito verrà verrà trattato come traditore

  4. egenna Rispondi

    25 febbraio 2014 at 18:28

    Scusate la mia ignoranza in merito,ma mi piacerebbe capire a cosa è dovuto il “gonfie vele”,solo a livello informativo, e visto e considerato che secondo l’articolista c’è inesattezza e disinformazione nel volumetto presentato dal sig. Borghi Aquilini, perché non si mette in contatto con lo stesso e dopo aver sviscerato dubbi e inesattezze, si convoca una conferenza stampa a dimostrazione dei pro e contro delle proprie tesi,altrimenti il tutto rimarrà solo aria fritta.
    Cordiali saluti

  5. lucyrrus Rispondi

    26 febbraio 2014 at 06:39

    Borghi dimentica il perchè l’Italia è entrata nell’area euro, dimentica pure le promesse (mai mantenute) e dimentica pure di essersi spellato le mani per applaudire il suddetto ingresso.
    Non vuole proprio capire che l’uscita, in questo momento , sposterebbe l’inflazione a due cifre e che , con queso tipo di inflazione non è mai campato nessuno.
    Viene lecito domandarsi : cosa c’è dietro questa spinta sconclusionata all’uscita ?

  6. Alessio Rispondi

    3 agosto 2014 at 18:43

    Un condensato di luoghi comuni, tutti da dimostrare.
    Ah, e giusto per dire L’EXPORT CON LA SVALUTAZIONE DECOLLA e al tempo stesso SI PROTEGGE IL MERCATO INTERNO. Le tasse c’erano anche prima dell’euro, l’inflazione non l’ha ancora vista nessuna delle economie europee che hanno svalutato. Precisazioni rapide, en passant.

    Recensione dell’articolo: luoghi comuni a manetta.

    Sono del Nord e sono leghista, e ora capisco come mai Monti e Oscar “vivalebanche” Giannino abbiano preso tanti voti in Lombardia.

    Provo tristezza per come vengano messe sullo stesso piano verità e cavolate.
    E provo tristezza perchè chi protegge burocrazie e sprechi, tagliando i servizi, poi fa le stesse politiche economiche che voi inneggiate. E voi nemmeno ve ne accorgete. Nemmeno vi accorgete che tutto quello che dite ammazza l’economia reale. Non riuscite ad ammettere che il problema principale in questo momento (paradossalmente visto che siamo in Italia) NON SIA LO STATO MA IL MITICO SETTORE PRIVATO (finanziario), che costringe i cittadini a pagare per colpe che non hanno.
    Io sono cresciuto coi vostri stessi mantra, ma li ho messi in discussione, perchè la politica e l’economia sono cose serie, non una partita di calcio. E’ triste anche qualcuno che nemmeno si accorge di fare il gioco del circolo vizioso che da quindici anni lo sta affamando.

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