Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Salvini, spiegaci questo

In un libro di Roberto Maroni c'è la critica ante litteram alle derive lepeniste del segretario. Una politica nazionalista, statalista e centralista cui la Lega dovrebbe preferire autonomia e libertà (economica)

Non siamo i nipotini di Le Pen«È ora di finirla coi soliti stereotipi: noi non siamo i nipotini di Le Pen». A dirlo non è un detrattore di Salvini, Bossi o un bossiano di ferro come Marco Reguzzoni. Tutt’altro: a pronunciare queste parole così chiare è Roberto Maroni, primo sponsor di Salvini nella battaglia per la segreteria del Carroccio.

E neppure si può dire siano parole mal interpretate da qualche giornalista fazioso. Son scritte infatti, nero su bianco, a pagina 4 del libro «Il mio Nord. Il sogno dei nuovi barbari» (Maroni R. e Brambilla C., Sperling&Kupfer, Milano, 2012), vero e proprio manifesto della Lega 2.0. In esso si sostiene che il rinnovamento lumbàrd deve passare, per forza, dall’«Europa delle Regioni e dei Popoli, molto lontana dall’impianto attuale dirigista, ipercentralista e vincolato dagli interessi economici della grande finanza e degli Stati nazionali, in via d’estinzione. Questo assunto ci colloca a grande distanza dai partiti e dai movimenti neonazionalisti» come il Front National.

Insomma, quella di Maroni non si può leggere altro che come una forte contrarietà nei confronti della politica del nuovo segretario che, al contrario, sull’alleanza con la Le Pen sta puntando moltissimo. Basti pensare che, dopo averla invitata al congresso leghista, appena due giorni fa Salvini e la Le Pen hanno stretto un accordo, seppur ufficioso, in vista delle europee del prossimo 22-25 maggio. Se tutto andrà come previsto i due partiti potrebbero presentarsi, insieme al Pvv olandese, sotto uno stesso simbolo. «Incontro con Marine Le Pen, un patto molto positivo! Un’altra Europa è possibile […] Insieme si può» ha scritto l’eurodeputato leghista su Facebook a corredo di una foto con la nuova alleata.

Le Pen LegaUna scelta che lo pone in contraddizione non solo con lo storico alleato interno ma anche col pensiero del Carroccio delle origini che Salvini si proponeva di resuscitare. Girovagando su internet ci siamo imbattuti in questo vecchio manifesto della fine degli anni ’80, quando il movimento si chiamava ancora Lega Lombarda. Ebbene i militanti scrivevano, senza mezzi termini: «Le Pen è fascista come i partiti di Roma», spiegando come entrambi fossero accomunati dal centralismo contrario all’autonomia. «Paragonare quindi la Lega Lombarda al Lepenismo è un falso perché si tratta di movimenti politici con finalità diametralmente opposte». Concetti simili a quelli espressi ieri da Stefano Bruno Galli, ideologo della Lega nonché curatore delle opere di Miglio, che – sul Corriere – ha detto: «Gli autonomisti apprezzano l’Europa in quanto sottrae sovranità agli Stati nazionali. A Le Pen non piace l’Europa…per lo stesso motivo». Per Gianluca Marchi, primo direttore de La Padania, quella con Marine Le Pen è addirittura «un’alleanza contro natura». Anche l’ex ministro al Lavoro Giancarlo Pagliarini si è detto tutt’altro che d’accordo.

Concludendo ci pare che tutte queste dichiarazioni illustri dovrebbero spingere Salvini a riflettere sulle alleanze politiche che sta stringendo. Lui sostiene che la priorità sia abbattere l’Europa e l’euro, «con chiunque ci stia»? Bene, ma non si può farlo senza un progetto coerente fra le forze politiche. Ci dice che «il nemico del mio nemico è mio amico»? Giusto, ma si ricordi che la saggezza popolare dice anche: «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei». Di soggetti come Marine Le Pen non ci sconvolgono le intemperanze: ci mancherebbe, mica siamo fan del grigiore montiano, noi. Ci preoccupano le idee, il che è molto peggio.

Finché la Lega non saprà trovare una chiara vocazione liberale e autonomista rimarrà sempre un partito incoerente e in cerca di consenso spiccio. E mai una grande forza in difesa del Nord produttivo.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 17 gennaio 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Salvini, spiegaci questo

  1. Liutprando Rispondi

    17 gennaio 2014 at 17:48

    Scorrendo il browser ho letto dell’incontro tra il segretario della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, Salvini ed il segretario del Front National, Le Pen e l’ho trovato interessante.
    La “destra” d’ogni genere mi appassiona quanto la “sinistra” d’ogni genere, cioè zero. Dato per consolidato, almeno per me, che destra e sinistra non hanno alcun significato nella loro relazione con la realtà dei giorni nostri, fatti più di burocratismo imperante ed imperialista dell’UE che di ideologie con cui migliorare la quotidianità umana e risultate fallimentari e fallite.
    Trovo il potenziale dell’incontro tatticamente apprezzabile, se la strategia fosse l’autogoverno delle comunità.
    L’ossimoro indipendentismo – nazionalismo, sotto l’immensa pressione di un mega Stato oppressore si cementa per liberarsene.
    Perché no?
    Se il parassitismo statale ha per collante il progressismo fricchettone che fa dell’inclusione sociale di categorie marginali e del diritto armi di burocratica oppressione degli esclusi al processo istituzionale, chi vive grazie alle proprie capacità può trovare nel senso della comunità omogenea il collante necessario per trasformarsi da sottomesso e sfruttato, in egemone e prioritario.
    La comunità omogenea è il punto d’appoggio sia dell’indipendentismo che del nazionalismo.
    Ovviamente del nazionalismo classico; quello farlocco dei governi di fazioni politiche nazionali arrivate al potere, non è che un’ulteriore menzogna messa a disposizione degli sfruttatori. Nazionalismo ridicolo quanto un comunista come presidente di una repubblica con presunte aspirazioni democratiche.
    Il nazionalismo è il patrimonio culturale, scientifico ed artistico risultante da uno specifico percorso storico che consolida una gerarchia chiusa ed impermeabile alle pressioni esterne quando sono invasive. In suo nome si possono emarginare e reprimere realtà che cercano spazio in virtù di un peso crescente.
    L’indipendentismo è tra queste.
    Perché, allora, è tatticamente rilevante una loro alleanza?
    Perché in Europa è in corso una guerra.
    Un ridicolo e potente mostro burocratico che sta umiliando la reale funzione dell’Unione, quella di far prosperare nella crescita economica, culturale e sociale le sue diverse anime. Il suo baricentro è l’apparato dello Stato; le popolazioni sono lo strumento con cui procurasi le risorse per la propria opulenza.
    La percezione indotta è che quanto minore sarà la libertà degli individui, tanto maggiore sarà la felicità di tutti; tanto maggiore sarà il silenzio imposto dal politicamente corretto, maggiore sarà il multiculturalismo come fonte ispiratrice. L’omologazione ristretta nelle sbarre della propria nazione senza un destino diverso a cui aspirare.
    Potrà il nazionalismo assimilare la devastante bellezza dell’autogoverno delle comunità?
    Potrà l’indipendentismo assimilare il devastante potere della comunità come nazione?
    Lo vedremo nei prossimi anni quando la separazione tra i privilegiati delle istituzioni armate e le popolazioni sfruttate ed indifese non saranno più plasmabili.

    Quando uso i termini “comunità omogenea” una mia amica si inalbera leggendovi “omologata”.
    Io sono secessionista e, dunque, tendo a dividere le diversità per liberarle da vincoli innaturali, lei è unitarista sentendosi portatrice di geni di comunità avverse e, dunque, tende ad unire le diversità anche quando sono incompatibili.
    Abbiamo capito che a volte le parole non bastano per descrivere il senso delle cose percepite.
    Per “comunità omogenea” intendo quella comunità di diversi che si trovano in modo naturale ad avere alcuni comportamenti comuni in relazione all’uso del territorio che condividono. Territorio inteso non necessariamente in senso geografico: chi compra frequentemente da eBay forma una comunità omogenea perché ha lo stesso modo di usare mezzo, liberamente e senza avere null’altro in comune. L’omologazione sono comportamenti obbligati indipendentemente dalle diversità, dalle scelte e dal luogo che viene imposto; tutti sono obbligati a fare e a pensare le stesse cose.
    Forse, da un punto di vista pratico, è una sottile differenza, addirittura speculare, ma c’è una discordanza culturale che ha radici tra loro lontane nel modo d’approccio alla socializzazione che l’uno e l’altro comporta.
    La differenza che c’è tra libertà e servitù.

    • Lorenzo Rispondi

      18 gennaio 2014 at 13:46

      Forse un pò troppo lungo e scritto con linguaggio un pò troppo accademico il tuo intervento, ma condivisibile nella sostanza. Personalmente non è il nazionalismo della Le Pen in Francia che minaccia la mia libertà e la mia proprietà, ma lo stato italiano prima e il Leviatano Europeo poi. Se stiamo subendo un’oppressione fiscale e burocratica da parte di uno stato parassitario tanto spietato coi cittadini quanto incapace di difenderli da criminali e delinquenti il mio problema è lo statalismo italiano, di sinistra di centro o di destra, non la Le Pen. Condivido inoltre l’idea che le comunità omogenee siano virtuose, in quanto la solidarietà sociale si esercita prevalentemente all’interno di comunità omogenee, tendenzialmente non troppo vaste e i cui membri si conoscono o condividono lo stesso sistema di valori. Ecco perchè il socialismo degli stati nazionali moderni e contemporanei non ha mai funzionato alla prova dei fatti, e le società in cui la multietnicità diventa multiculturalismo rischiano di produrre apartheid, disomogeneità e non solidarietà al loro interno.

  2. Silvia Rispondi

    17 gennaio 2014 at 21:24

    Salvini non può spiegare niente, perché non può. Ma sapete l’eredità che ha avuto? Non che a noi Friulani freghi, ma voi siete spietati. Salvini non ha nessuno o voluto nessuno alle spalle, ma sig. Salvini, mandar via il sig. Ortelli e’ stato veramente un gesto ignobile: per far spazio a al sig. Morelli? Lei era un amico del giornalista Ortelli: cos’è successo? Signor Ortelli, lei ha il dovere morale di ritornare su radio Padania: lei, come il sig. Pellegrin facevate davvero informazione. Pensi a questo e non ad altro. Chi è il direttore di RPL? Il sig. Morelli? Noi stiamo combattendo una battaglia epocale: lei sarebbe da meno?
    Lei sarebbe da meno?
    Si arrende così? Non posso crederci. Mai arrendersi.

  3. Silvia Rispondi

    22 gennaio 2014 at 15:14

    Però, pensandoci bene, meglio così, il dott. Oneto nel suo articolo firmato 22/012014 non ha incluso i Friulani in Padania (o meglio in Longobardia, come dice lui) e in Italia. In pratica, noi per lui siamo una Nazione indipendente!
    Grazie:)
    Ritiro tutto quanto detto sopra, in verità non me ne fregava un tubo.

  4. Arianna Razza Rispondi

    1 febbraio 2014 at 15:44

    Un gioco delle parti: Salvini è lì perchè ce l’ha messo Maroni (e la cosa soprattutto ai Venethi, e ai Bossiani Lumbard, non è mai andata troppo a genio). Sarebbe come se la Pascale si indignasse perchè Silvio spende troppo in regali.. alla nuova fidanzata. Ridicolo giUoco delle parti appunto.

Rispondi a Silvia Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *