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Nell’Italia ammazza imprese conviene fare i dipendenti

Vuoi per la crisi vuoi per tasse e burocrazia, son tante le storie di ex imprenditori in cerca del posto fisso. Una tendenza triste figlia dell'assassinio dello spirito intraprendente da parte dello Stato

ImprenditoreL’Italia della crisi è in grado di capovolgere molte cose. Non solo i rapporti economici, ma anche la mentalità. Negli anni ’70, ’80 e ’90 al Nord sceglieva il posto fisso (specie se pubblico) chi, nella vita, desiderava stabilità e certezze. Imprenditore, al contrario, diventava chi preferiva il rischio remunerato dalla possibilità di guadagnare molto di più del dipendente.

Oggi non è più così. Gli imprenditori guadagnano sempre meno, a volte quasi nulla (molti si privano dello stipendio da amministratore delegato per tenere in piedi l’azienda vivendo dei pochi utili, quando ancora ci sono) e sono sempre sull’orlo del fallimento. I dipendenti, al contrario, almeno quelli che hanno avuto un contratto prima della crisi, godono ancora di uno stipendio costante se non addirittura in leggero aumento di anno in anno. Jobs Act o meno, l’Italia è e sarà sempre il Paese dell’articolo 18. Basti guardare il rapporto del dipartimento Finanze del ministero dell’Economia che, basandosi sulle dichiarazioni del 2012, vede per la prima volta i lavoratori subordinati superare gli autonomi come reddito medio: 20.680 contro 20.469, oltre duecento euro in meno. Tutta colpa dell’evasione? Niente affatto, specie in periodo di controlli fiscali draconiani. «Basta guardare, entrare nelle aziende e vedere com’è la situazione» ha detto qualche tempo fa Luca Peotta di Imprese che resistono al quotidiano Lettera43.

Impresa mortaNon c’è da stupirsi, quindi, di come molti imprenditori, falliti, decidano di andare a fare i dipendenti (quando trovano posto). Abbiamo raccontato, tempo fa, la storia di Andrea Motta, un tempo titolare di un’azienda di imballaggi, oggi assunto da un’azienda concorrente. Certo, guadagna meno dei tempi d’oro ma molto di più rispetto agli ultimi periodi di vita della sua impresa e con molte meno preoccupazioni. Timori che, al contrario, colpiscono Lucia Bucci che – come racconta il Corriere della Sera – ha da poco chiuso il suo negozio di vestiti in via Lorenteggio a Milano ed è in cerca di un lavoro come dipendente: «A 55 anni ho cominciato a mangiarmi le unghie, la notte non dormo». Conosco di persona un ex imprenditore tessile veneto che, dopo aver passato un brutto senza occupazione e reddito, ha finalmente trovato un lavoro come agente di commercio. Lo stipendio è quello che è (per colpa del cuneo fiscale) ma è sicuro e ci sono i rimborsi spese.

E poi, certo, c’è chi perdendo il lavoro si reinventa imprenditore, purtroppo spesso con scarso successo nell’Italia che ammazza le attività economiche di tasse. Tra i due passaggi però – da dipendente a imprenditore e da imprenditore a dipendente – è nettamente più preoccupante il secondo: implica, infatti, una rinuncia al rischio, all’innovazione, alla creatività, tutti quegli elementi indispensabili per uscire dalla crisi. La morte degli imprenditori – a volte purtroppo non solo metaforica – è una sconfitta non solo per loro stessi ma per tutto il nostro sistema produttivo.

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di on 14 gennaio 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Nell’Italia ammazza imprese conviene fare i dipendenti

  1. Jack Rispondi

    14 gennaio 2014 at 17:09

    IO Sono stato in banca anche questa mattina..la mia attivita’ non ce la fa piu’ sono tre anni che lavoro 16 ore al giorno e a fine anno non ho nemmeno i soldi per pagare le tasse, ho prosciugato i risparmi messi da parte in una vita di lavoro per riuscire a stare a galla e ora sto per fallire. Mi portano via il 120% in tasse e mi chiedono cifre che non incasso nemmeno in 2 anni di lavoro. L’Italia e’ morta. Gli imprenditori devono andare all’estero senza VOLTARSI INDIETRO.

  2. tony Rispondi

    14 gennaio 2014 at 18:14

    Siamo in uno STATO autolesionista, si riesce a demonizzare solo chi ha voglia di realizzare,costringendolo a buttare la spugna prima che venga messo KO da questo Stato buono a nulla!
    Ho forti brividi quando sento che qualche imprenditore si è tolto la vita perchè non riusciva piu’ a pagare. Abbiamo una classe dirigente che è solo capace a molestare chi ha voglia di lavorare,burocrati incompetenti che non hanno mai lavorato e hanno distrutto questo bel paese.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    14 gennaio 2014 at 19:02

    “Nell’Italia ammazza imprese conviene fare i dipendenti”
    I dipendenti di chi?
    A ricostruire il Paese sulle macerie di una guerra non è stato il “posto fisso”, ma l’impresa privata.
    La politica del terrorismo fiscale ha finito per uccidere la gallina dalle uova doro. Più cretini di cosi

    • Alberto Dalla Villa Rispondi

      20 gennaio 2014 at 12:03

      Verissimo.
      Quando morirà il cane, moriranno anche le zecche.

  4. Elisabeth Rispondi

    27 aprile 2014 at 13:52

    beati i Veneti, che possono vaorte per l’indipendenzadella loro Terra.Spero vivamente e Vi auguro che nessun Venetosprechi questa grande occasione AUGURISSIMI un lombardo deluso dalla lega

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