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Il ritorno di Reguzzoni: “Serve un centrodestra del Nord”

L'ex capogruppo alla Camera della Lega rompe il silenzio, attacca "Renzi il chiacchierone" e indica la malattia: lo statalismo italico. L'unica via per uscirne è ricompattare lo "spirito liberale che ancora sopravvive al Nord"

Marco ReguzzoniIn politica è tempo di corsari rossi, padroni dell’ovvio e anche di quello che già esiste. Un po’ come quando a scuola ci dicevano: “copia dai classici per imparare”. Un conto però è la didattica, altra cosa dire, come ha fatto Matteo Renzi: dai ragazzi, facciamo il made in Italy. Ma il made in Italy non è made in Renzi, né made in Pd. Marco Reguzzoni quella legge l’ha voluta e firmata e con lui Sante Versace. Insomma, scoprire che Firenze mette il cappello su tutto, a qualcuno non va giù. Amen se i compagni di squadra tacciono e lasciano fare. Ma l’ex capogruppo alla Camera del Carroccio, Marco Reguzzoni, che non ha peli politici sulla lingua, a L’Intraprendente dice due cose: la prima, che Renzi fa il furbacchione perché dice quello che la gente si sente voler dire quando il pan ci manca; la seconda, che un fronte liberale per ribaltare lo Stato che aumenta la disoccupazione esiste ed è il centrodestra, al Nord, dove la spinta liberale del fare impresa è ancora viva. La sinistra vive di troppo Stato. Quello, insomma, è un vicolo cieco.

Allora, onorevole Reguzzoni, il fenomeno Renzi che spadroneggia, è più un frutto delle mancanze del centrodestra o del centrosinistra? Ora le soffia anche la legge sul made in..!

«Molto più semplicemente, è un politico furbo che sa dire quello che la gente in questo momento si vuole sentir dire. E di fronte ad una crisi che è innanzitutto una crisi di lavoro, Renzi ripete quello che noi diciamo da anni: e cioè che questo Paese può stare in piedi solo se si recupera il lavoro delle industrie, delle fabbriche, degli artigiani. Ovvero la nostra manifattura. Non viviamo solo di design e di finanza. E pure Renzi che viene da quel mondo di élite, sostiene principi che appartengono all’economia del fare, tipico delle nostre terre».

Qualcuno glielo lascia fare….

«I nostri dormono troppo… Chi ha sostenuto nei precedenti governi la bandiera del liberismo e delle regole di mercato ha delle responsabilità. Tanto quanto però chi sta ora a Palazzo Chigi».

Se Renzi rilancia il tema non è forse perché la legge Reguzzoni-Versace sembra non servire?

«Come tutte le leggi, serve se si applicano le sanzioni. Il problema sta tutto lì: punire, fare i controlli. Se si lascia correre, se si insegue altro… Insomma, basta attuare le norme che già ci sono. Abbiamo previsto sanzioni con risvolti penali, l’imprenditore che applica l’etichetta del made in Italy in modo fraudolento, va a processo, non si scherza. La legge ha avuto comunque un effetto deterrente ma una sua sistematica applicazione salverebbe decine di migliaia di posti di lavoro. Più di questo non so che dire! Sa che le dico?».

Dica, Reguzzoni.

«Che avanti così non ci sarà più bisogno della legge Reguzzoni-Versace, perché non ci sarà più un produttore. Importeremo tutto o metteremo l’etichetta e via andare con la truffa. L’Italia è un paradosso».

Ma non crede il problema sia più in generale inserito nel costo del lavoro, delle tasse? In Romania il costo del lavoro è di 1,11 euro l’ora.

«Il nodo è il costo complessivo del fare impresa, la somma dei dazi di Stato. È difficile lavorare in questo Paese. Ma fino a quando chi fa politica non sa cosa significhi fare impresa, tutto ti ammazza. Corriamo con 100 handicap… Abbiamo il costo dell’energia più alto, le tasse più alte, il costo del lavoro più alto, se devi spostare una finestra ci impieghi un anno, se devi fare recupero crediti ci metti 10 anni, in più a fine anno l’agenzia delle entrate ti fa una serie di contestazioni al punto da farti dire che non c’è certezza del diritto».

Lei dice, ci sono cento fattori da risolvere. Dia la sua soluzione. Anzi, dia una scala di priorità ad un governo ma di centrodestra.

«Abbattere lo Stato, e abbiamo risolto tutto. Ripartire da zero, avere regole per poter lavorare e fare impresa».

Ma non crede manchi nel Paese una spinta politica carismatica per tornare a sognare e conquistare la libertà d’impresa, per ridare un’aspettativa a chi lavora?

«Non è la panacea di tutti i mali, il carisma se c’è uno Stato che tutto opprime».

Anche Renzi soccomberà?

«Ovvio. Non risolverà nulla, è prigioniero come i suoi predecessori, della macchina statale. L’apparato non cambia la struttura delle leggi, la macchina va nella stessa direzione perché è la macchina del più grande statalismo d’Europa, dell’occidente. Altro che paesi dell’est».

Lei prefigura un’implosione territoriale…

«Guardi, ci penseranno i cittadini ad andare a prendere i politici, prima di qualsiasi altra rivendicazione».

Intende dall’indipendenza alle visioni macroregionali…?

«Dico che ci penseranno i cittadini».

Come i forconi?

«Come sono nati questi movimenti possono anche morire. È piuttosto l’humus del malcontento che cresce a fare da detonatore. Quando non c’è più la capacità per un Paese di fare il cambiamento, il Paese fallisce e quindi non c’è più lavoro. Questo è il percorso chiaro che si vede».

Se Renzi fallisce, il centrodestra ha ancora una possibilità di fermare il declino statalista?

«Renzi è un chiacchierone, archiviamolo. Se il centrodestra si smarca dagli influssi statalisti, una possibilità ce l’abbiamo. Se resta ancorato allo statalismo nazionalpopolare, addio… Non combinerà nulla».

Reguzzoni, c’è secondo lei un centrodestra del Nord, diverso rispetto ad un centrodestra del Sud?

«C’è già nei fatti».

Faccia un esempio.

«È vivo e operante nell’anelito di quel poco di economia che è rimasta nel Nord, nello spirito liberale. Il resto vive politicamente ed economicamente di assistenzialismo e statalismo».

E un futuro della Lega in quella direzione, lei ce lo vede?

«Non commento questo fronte».

Non le chiedo cosa ne pensa quindi dello spinello libero. Ma del destino della legge elettorale sì.

«Si parla di cannabis, di legge elettorale, di unioni civili senza trovare una quadra. E lo si fa perché non si vuole parlare del vero nodo, quello dell’economia. Così intanto passa un altro mese e aumentano le tasse. Si tira cioè avanti, secondo la mentalità del parassita. Stiamo morendo, e si parla di altro, del sesso degli angeli».

Se dovesse avere davanti Matteo Renzi che gli direbbe?

«Nulla adesso, è un bravo chiacchierone, lo aspetto al varco».

Tutta la sinistra è chiacchierona o si salva qualcuno?

«Noi abbiamo fatto qualcosa, leggi per salvare l’economia e la produzione territoriale ne abbiamo fatte. E comunque questa sinistra non può portare cambiamenti, vive di statalismo. La nostra struttura statuale è la più grande del mondo rispetto alla popolazione. Non ci sono più i comunisti, ma ne è rimasta la struttura statale, con la megalopoli dei sindacati, dei burocrati. Secondo lei si sopravvive?».

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di on 11 gennaio 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Il ritorno di Reguzzoni: “Serve un centrodestra del Nord”

  1. Euskaldun Rispondi

    11 gennaio 2014 at 17:44

    è ancora in giro?!

    • luca Rispondi

      11 gennaio 2014 at 18:33

      anche tu .?

  2. Veritas Rispondi

    13 gennaio 2014 at 02:56

    Se quella legge l’avevano voluta e firmata perchè non hanno completato l’iter per poterla applicare tempestivamente?
    Quanto alla produzione italica, è rimasto un po’ indietro perchè ormai consumiamo quasi tutti prodotti esteri.
    Chissà se si è pentito di aver lasciato innanzitempo la provincia di Vsrese per correre a Roma: la provincia di Varese è una delle piu’ importanti del Nord.

  3. Arianna Razza Rispondi

    1 febbraio 2014 at 15:38

    Concordo con Luca:vai ad Euskaldare quei 4 cialtroni de l’indipendenza e lascia in pace i siti web altrui

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