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Il buon dipendente (pubblico) di Atm sciopera una volta al mese

Il venerdì dello sciopero sta diventando un appuntamento fisso e sacro, praticamente come il venerdì di preghiera per i musulmani. Oggi,Sciopero venerdì 24 gennaio 2014, i mezzi pubblici dell’Atm, l’azienda dei trasporti milanese, sono fermi, tanto per cambiare. Due centralissime linee della metropolitana di Milano, la numero 1 e la 3, entrambe strategiche, sono bloccate, con gran gioia di lavoratori, studenti e quei pochi turisti che ancora si incontrano fuori stagione.

Che novità! C’era sciopero anche lunedì 16 dicembre. Quella era la vera notizia: non cadeva di venerdì. Ma comunque, essendo un lunedì, era guarda caso sempre a ridosso di un fine settimana. Per il resto, quasi ogni mese ha avuto il suo venerdì di stop dei mezzi pubblici milanesi: venerdì 15 novembre, venerdì 18 ottobre, a settembre era previsto lo sciopero nazionale del venerdì 6, ad agosto si lavora comunque poco e a turni ridotti, poi si ricordano altri scioperi il venerdì 22 luglio e il venerdì 14 giugno. Fermiamoci qui, era giusto per capire il ritmo con cui i milanesi devono sopportare il blocco dei mezzi, con un senso di fatalismo crescente e ormai arrivato ai livelli di un popolo del deserto. Vox populi dice che gli scioperi capitino sempre di venerdì, qualche volta di lunedì, per attaccarci il weekend. Il popolo si immagina il tranviere membro del sindacato di base che parte per le vacanze nel giorno dello sciopero e torna domenica sera. Ovviamente questo è solo frutto di pregiudizi e sicuramente non sarà così. Ma questa è la voce che inizia a serpeggiare fra migliaia di passeggeri indignati…

Lo stop dell’Atm, in una città come Milano, è un disagio non trascurabile. Benché non siano tutti i mezzi a fermarsi, l’incertezza che crea la sola notizia di uno sciopero ha effetti disturbanti per quasi tutti. Arrivare in orario in ufficio in auto è una missione impossibile, anche perché la giunta Pisapia, quella Moratti prima di lui, hanno fatto veramente di tutto per ostacolare la libera circolazione dei mezzi privati. E lo hanno pure regolarmente dichiarato. «Lo scopo è impedire ai cittadini di usare troppo la loro auto. Si devono usare i mezzi pubblici». Lo stesso Pisapia ha istituito le domeniche a piedi, non perché servano contro l’inquinamento, ma per “educare” i cittadini a lasciare a casa l’auto, questo maledetto oggetto del desiderio dei borghesi egoisti che rifiutano di socializzare sui mezzi pubblici. A questo punto, però, se togli dalla circolazione i mezzi pubblici, stai a casa. Punto. Perché l’idea di affrontare il traffico in un giorno di sciopero, o di cercare parcheggio, fa venire l’esaurimento nervoso solo a pensarci.

ScioperoE allora, perché creare tanto disagio? Tutti i siti Internet di news parlano dello sciopero, indicano gli orari, ma praticamente nessuno dice il perché di tanto disagio. Andiamo a leggere la motivazione direttamente sul sito dell’Unione Sindacale di Base (che apre con un articolo con la solita crociata contro l’evasione fiscale) e troviamo: «Tagli al servizio ed ai livelli occupazionali, revoca del salario di secondo livello, pesanti penalizzazioni contrattuali e al diritto dell’esercizio di sciopero, ingresso di aziende interessate esclusivamente a depredare il denaro pubblico». Di fatto non si vuole che soldi privati entrino nel pubblico, come dice l’ultimo punto. Fra le richieste, infatti, per prima cosa si trova: «il mantenimento ed il rilancio del carattere pubblico delle società a gestione regionale e, se gli enti regionali non sono all’altezza, che sia direttamente lo Stato a gestire l’intero settore».

È dunque una battaglia ideologica, in difesa del monopolio di Stato e niente altro. Un monopolio che noi paghiamo caro: il biglietto dei mezzi pubblici ci costa mezzo euro in più dal 2011 e con quest’anno sono stati pure aboliti tradizionali sconti sugli abbonamenti. Probabilmente, se entrassero anche aziende e capitali privati, pagheremmo meno. E stiamo, per di più, parlando di dipendenti pubblici: posto garantito, stipendio garantito, pensione pressoché certa. Il grosso dei passeggeri (che pagano il biglietto e restano a piedi) sono invece studenti, disoccupati, lavoratori dal futuro incerto, impiegati in aziende private che oggi ci sono e domani non si sa. Eppure non scioperano, ma hanno bisogno di muoversi per andare al loro posto di lavoro. Poi ci si chiede chi sia il vero privilegiato.

 

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di on 24 gennaio 2014. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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