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Così Alfano ammette: non conto niente

«Chiediamo che tutti i soldi risparmiati con la spending review siano utilizzati per abbattere le tasse sul lavoro». «Chiediamo a chi? Il vicepremier sei tu micaAlfano Cafaro tweet io! Lo chiedi a te stesso quindi? Fallo e basta!».

Quella che abbiamo riportato è una schermaglia a suon di tweet fra Angelino Alfano e Giorgio Cafaro, giovane leva forzista di Milano. Dire chi dei due sia più noto al grande pubblico è superfluo. Così come, però, è inutile sottolineare chi dei due abbia fatto la miglior figura. Già, perché con il suo tweet l’ex eterno delfino di Berlusconi (oggi potrebbe esserlo semmai di Formigoni) si è tirato la zappa sui piedi: ha ammesso – di fatto – la propria inconsistenza politica. Se Alfano conta qualcosa perché non realizza da solo i suoi buoni propositi?

Certo – si dirà – ma Angelino fa pur sempre parte di un governo di larghe intese in cui non può mica decidere tutto lui. Vero. Bisogna notare, però, come il suo Nuovo Centrodestra abbia sull’esecutivo Letta – che si regge ormai su numeri risicatissimi – un potere di ricatto e di veto. Se gli alfaniani (o formigonian-lupiani che siano) votano contro un provvedimento con la fiducia il governo salta e si ritorna a votare. Cosa che spaventa tutti, l’area non renziana del Pd in primis. Quindi perché non usare lo spauracchio della crisi di governo per imporre (altro che sommessamente «chiedere») di ridurre le tasse? Forse perché si ha paura delle elezioni?

Del resto non si può non notare come, appena tre giorni fa, lo stesso Alfano sia stato molto più duro nei confronti di Letta. «Se la sinistra propone il matrimonio gay noi ce ne andiamo a gambe levate» ha detto senza mezzi termini nel corso della presentazione del libro “Moderati” di Quagliariello, Roccella e Sacconi. Angelino facci capire: per il matrimonio gay sei disposto a staccare la spina e per le tasse no? Proprio tu che eri il primo a definirti «sentinella anti-tasse». O forse in quell’occasione volevi solo lisciare il pelo ai sopracitati colleghi cattolici?

Non c’è nulla da fare, caro Alfano, la voce grossa non ti appartiene. Per quella ti conviene semmai affidarti alla tua collega (di partito e governo) Nunzia De Girolamo che ha dimostrato di saper «far capire chi comanda» e tirar fuori gli attributi – figurativamente parlando – quando ce n’è bisogno. Eppure, anche lei, contro le tasse non ha mai ringhiato né fatto ricatti. Sarà proprio una Tari…ehm, volevo dire una tara di partito la vostra.

 

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di on 13 gennaio 2014. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Così Alfano ammette: non conto niente

  1. ultima spiaggia Rispondi

    13 gennaio 2014 at 18:43

    Con l’altro “delfino” ha in comune l’amore per la poltrona… degli altri. Ma mentre il primo ha messo la scusa di essere stato cacciato, costui se ne è andato da solo. Insomma, due coglioni.

  2. luigi Rispondi

    13 gennaio 2014 at 20:25

    Una fiammella che si spegne nel mare dell’inutilità e delle vergogne ogni giorno. Il soggetto stimola pietas…il ruolo di fermacarte darebbe senso al suo sedere su quella poltrona che gli fu stupidamente donata. Il poveretto è confuso, è lì ma non sa perché e che fare…va aiutato.

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