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I Forconi che ci piacciono

Mentre gli sventolatori di tricolori giacobini e statalisti marciano su Roma, in una parodia di altri tempi, noi guardiamo alla Life veneta. Liberisti e indipendentisti, non vogliono più Stato, ma meno

Life ChiavegatoQuesto sciagurato paese (minuscolo) è il solito ricettacolo di furbizie, ipocrisie e violenza. Non c’è iniziativa collettiva che non venga guastata da strumentalizzazioni ideologiche o partitiche, che non subisca infiltrazioni di opportunisti e mascalzoni. Guasta anche le cose più giuste e sacrosante: la protesta contro la globalizzazione è diventata campo di battaglia di delinquenti comuni, la difesa dell’ambiente sporcata da sinistri sciagurati, la resistenza valsusina al Tav si è riempita di violenti mentecatti e oggi anche il “Movimento 9 dicembre” ha raccolto bande di facinorosi e fascistelli che imitano i loro colleghi marxisti negli atti, negli abbigliamenti e nelle mascherate. Ovunque percolano spurghi di destra o feccia di sinistra. Tutto diventa prepotenza, violenza, volgarità e sopraffazione.

Per questo ha fatto benissimo il gruppo dirigente dei cosiddetti “forconi” a liberarsi con energia delle zecche che si erano infrattate fra tanta gente per bene. È un movimento spontaneo di gente vessata e derubata dallo Stato, tartassata da burocrati e gabellieri, inseguita da cartelle esattoriali e richieste di pagamenti esosi; è gente che è stata ridotta sul lastrico, cui è stato tolto il lavoro, cui si impedisce di produrre o commerciare liberamente; sono lavoratori oppressi da un regime di parassiti che si ribellano civilmente, educatamente, quasi in punta di piedi. Con loro non centrano nulla teste rapate e vuote, non centrano i sottoproletari meridionali di Torino, non c’entrano gli esagitati delle curve calcistiche, i fascistelli che Pound non l’hanno neppure mai letto, o quelli che spintonano le massaie fuori dai negozi o minacciano di bruciare i libri. Non c’entrano gli sventolatori di tricolori giacobini e statalisti o i gorgheggiatori di un inno ridicolo, trombonesco e frutto di un molto italico plagio.

Lucio Chiavegato è una persona per bene, la Life è una organizzazione di gente coraggiosa, civile e determinata, tutti sono espressione di un mondo liberale, liberista, autonomista e indipendentista, e rappresentano anche idealmente l’ultima speranza di salvezza delle nostre comunità: la liberazione dallo Stato ladro e mafioso, la separazione dall’Italia e dalle sue ignobili vessazioni. Hanno fatto benissimo a prendere le distanze da cialtroni, picciotti, marciatori su Roma, autostoppisti in Jaguar, antisemiti da spinello e tifosi di improbabili colonnelli.

Non sappiamo come andrà a finire, non ci fidiamo di caschi tolti e rimessi, non rassicurano le minacce del ministro di polizia né i sermoni di un vecchio supporter di repressioni cingolate. Ma sappiamo che la strada giusta è quella della resistenza popolare, civile, pacifica e democratica, supportata da libertà, liberismo e autonomismo radicale. Che riescano o che falliscano, le manifestazioni di questi giorni servono a dare l’indicazione di cosa sia bene fare e di cosa non si debba proprio fare o tollerare. La libertà non sta dietro a bandiere rosse o tricolori.

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di on 18 dicembre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a I Forconi che ci piacciono

  1. Silvano Rispondi

    18 dicembre 2013 at 17:38

    Ma di debito pubblico non si parla mai?

  2. gianni Rispondi

    18 dicembre 2013 at 18:23

    Sono parzialmente d’accordo con il grande Oneto, però quando vedo troppi tricolori in giro e gente che sfila ammantandosi di questo cencio mi scatta nel cervello una molla che mi fa dubitare della bontà della protesta sacrosanta, il mio fiuto mi dice che s’è aria di inganno perchè tutto quello che si nasconde dietro l’inno mameliano e il tricolore, puzza d’imbroglio e di regia romana.

    • Lorenzo Rispondi

      19 dicembre 2013 at 12:12

      Assolutamente d’accordo. La rivolta giusta è quella fiscale. Condivido la rabbia e la protesta contro il sistema, ma non è con la bandiera e con l’inno dello stato che ti opprime che ti puoi liberare. E non è cambiando il governo e il parlamento che si risolve la situazione, ma cambiando (e smantellando) lo stato. Aggiungo che non è certo andando a Roma che si risolve il problema, ma andando “via da Roma”. Roma e lo stato italiano sono il problema, non possono quindi essere la soluzione.

  3. perplesso Rispondi

    18 dicembre 2013 at 19:08

    Come ci si può difendere da uno stato opprimente come le zecche sugli animali che resistono fino a far morire l’animale (Miglio)sventolando la bandiera dello stesso stato che opprime?

  4. guido Rispondi

    18 dicembre 2013 at 19:44

    Effettivamente questi soggetti sembrano arrabbiati ,come tutti noi caste escluse,ma molto confusi e confusionari. Non sanno bene cosa esprimere ed il “tutti a casa” denota ,pur nell’esasperazione del momento , improvvisazione e scarsa capacità incisiva. Spero non si accontentino di un tozzo di pane per qualche categoria.

  5. Maurizio Baruffaldi Rispondi

    19 dicembre 2013 at 18:02

    A livello organizzativo quello che e’ stato fatto ritengo sia un grande successo, gli oltre 90 presidi su tutto il territorio nazionale credo sia un evento unico, sono d’accordo con il ” tutti a casa ” l’incapacità e la malafede di questa classe politica non può far pensare di creare qualcosa con loro. L’obiettivo e’ utopistico ma se il popolo Italiano credesse nella propria forza potrebbe essere raggiungibile, una buona regola potrebbe essere: informarsi partecipando e formulare critiche e suggerimenti utili. Purtroppo ritengo sia molto diffusa la capacita di formulare critiche senza conoscere, gente che non ha mai messo piede in un presidio, continua a blaterare a lamentarsi nei luoghi e nei momenti in cui non serve a nulla e quando la sua parola, la sua presenza avrebbe importanza lui farà notare la sua pesante e dannosa assenza.

  6. Giacomo Consalez Rispondi

    19 dicembre 2013 at 20:31

    Ottimo scritto, acro Gilberto Oneto.

  7. Giacomo Consalez Rispondi

    19 dicembre 2013 at 20:32

    Ottimo scritto, caro Gilberto Oneto.

  8. marino Rispondi

    20 dicembre 2013 at 12:38

    Considero Oneto una mente lucida e onesta. Sono completamente d’accordo con quanto ha scritto. Spero che venga un momento in cui si andra’ a votare, spero presto. Spero anche che tutta la grancassa non si polarizzi come in passato pro o contro Berlusconi, ma su un argomento piu’ importante: pro o contro l’Euro e tutti i trattati sciagurati fatti dai trditori della Patria, che hanno venduto la nostra sovranita’. Allora si vedra’ se veramente vogliamo risorgere e poi fare pulizia in casa nostra. Che il Buon Dio aiuti l’Italia. Saluti e Buone Feste a tutti. Marino Riccardi.

  9. Paolo Lamperti Rispondi

    25 dicembre 2013 at 03:07

    Mi voglia scusare per l’appunto la redazione di questo movimento che da poco ho conosciuto, ed è questo: come si fa ad accettare la dottrina cosiddetta liberista quando tale dottrina è quella a cui si sta ispirando l’attuale sistema di governo italiano?
    Come si fa a venirci a dire che siete liberisti(liberali capirei), quando sono proprio questi gli squali internazionali che vi stanno divorando?
    C’è una contraddizione nell’usare questo termine all’interno del vostro manifesto coi propositi a lungo termine che un movimento d’avanguardia dovrebbe come minimo riconoscere, se non altro per prendere atto che questo -ismo altri non è che un comunismo sotto mentite spoglie, appositamente abbellito nel lessico in modo che possa essere accettato dai nuovi schiavi del dominio centrale sovranazionale di dittatura economico-finanaziaria, leggi banche e multinazionali.
    Cosa ne è del pensiero liberale(non l’antitesi “liberista”)?
    Quel pensiero che rifiuta i mono/oligopoli che sono i principali responsabili di questa crisi predatoria di ogni libera iniziativa imprenditoriale(leggi:multinazionali, cartelli bancari, organismi sovranazionali autoeletti, etc..).
    Come si fa a schierarsi all’interno delle file liberiste, quando sono queste gli artefici dell’espropriazione forzata e arbitraria dello spazio occupato dalla piccola media impresa a suon di tasse suicidiarie?
    Vorrei una spiegazione, se non è troppo il disturbo, altrimenti vi invito a verificare da voi(perchè sembrerebbe una grave mancanza),il significato di una parola che rappresenta una maledizione per chiunque si ritenga meritevole di essere libero di lavorare e contribuire utilmente in modo autodeterminato alla colettività a cui apparterrebbe.
    Grazie.
    Grazie.

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