Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Anci, ovvero il Soviet supremo dei “sindaci virtuosi”

AnciPuntuali come gli svizzeri, ogni anno i sindaci “virtuosi” sono calati sulla Capitale per recitare la parte dei difensori dei cittadini. Accade dai tempi in cui ancora la legge di stabilità si chiamava legge finanziaria. Hanno minacciato sfracelli: hanno proposto di togliersi la fascia tricolore d’ordinanza e di boicottare le “sedi di concertazione”, hanno dipinto scenari terroristici fatti di asili nido chiusi e di strade con più buchi del groviera, di autobus senza benzina e di scuole senza riscaldamento. Non c’è fede politica che tenga. Loro sono “la buona politica”, gli eletti del popolo; dopo di loro tutto cambia. Basta essere un consigliere della Provincia e già si diventa un nemico del popolo, un politicante brutto, sporco e cattivo. Del resto, non ha detto qualcuno che anche il premier dovrebbe essere eletto con una legge che lo introni come “il sindaco d’Italia”?

Dietro la petulante macchina di guerra della falange dei sindaci c’è una struttura poderosa e onnivora. L’acronimo Anci dovrebbe significare che si tratta di un’associazione tra i Comuni. In realtà è invece una struttura che ha assunto, nel tempo il profilo di un ente parastatale – con una corsia preferenziale per ottenere consulenze e aggiudicarsi i bandi dei Ministeri -, la consistenza di una burocrazia imponente e poco decifrabile, il carattere di una lobby. Di quelle, per intenderci, capaci di chiedere senza dare, di difendere senza innovare. Lasciamo stare i risultati che ciascuno può vedere nell’esercizio concreto del “governo locale”. Il gap nella qualità dei sistemi urbani, in termini di investimenti nelle infrastrutture, di rinnovo urbano, di efficienza dei servizi, rappresenta uno dei differenziali più pesanti del nostro Paese nei confronti delle aree europee più sviluppate, uno dei vincoli principali allo sviluppo. Ad essere pervicacemente conservatrice è la linea seguita dall’Anci verso le politiche del sistema Italia. Si lamentano i “tagli” ma non si chiedono riforme. Si avanzano richieste – o pretese – ma senza mai mettere sul tavolo il contributo che dai Comuni potrebbe venire al risanamento finanziario e alla ripresa della crescita. Se c’è un posto in cui resistono gli schemi della socialdemocrazia dell’altro secolo e le suggestioni della cultura degli anni “70 , questo è proprio l’Associazione dei Comuni. Compresi il vizietto della consociazione e l’idea che i problemi si affrontano meglio se si costruiscono i carrozzoni.

Ne volete una prova? Quelli dell’Anci non si fanno mancare niente. Hanno un presidente di sinistra, Piero Fassino, e un presidente del Consiglio nazionale di destra,  Gianni Alemanno. Due vice presidenti, uno leghista e uno targato Pd. Un Ufficio di presidenza di una sessantina di membri, un Consiglio nazionale pletorico, un Consiglio direttivo, una ventina di Commissioni, un Comitato scientifico di sessanta membri, più un numero indefinito di Forum e di strutture di cui si fatica a cogliere il senso. Se non quello di distribuire, equamente e con gaudio generale, titoli e poltrone. Per non parlare del fatto che, accanto alla struttura nazionale, esistono poi le sedi regionali, con i loro organi e le loro burocrazie. Quella lombarda, per la cronaca, ha sede a Milano in piazza Duomo.

Poi ci sono gli uffici, più numerosi di quelli governativi, e le società partecipate. La più importante delle quali si chiama Ancitel, è presieduta da Osvaldo Napoli e vede tra i soci Telecom, Istat, Formez, Aci e Insiel Informatica. A cui si devono aggiungere almeno due fondazioni ed una società (Ancidata) impegnata nel campo dei servizi informatici. Un ginepraio, che il sito definisce “sistema Anci”, lasciando ai visitatori la curiosità di saperne di più, visto che, al di là dell’imponente selva di citazioni, ciò che difetta sembra proprio la trasparenza. Al punto che, da nessuna parte, è possibile desumere i costi del “sistema Anci” e, magari soddisfare la curiosità di sapere chi paga. Anche se qualche idea ce l’avremmo.

Quello che è certo, invece, è che Anci è un formidabile trampolino di lancio per molti sulla scena nazionale, fino alla promozione al ruolo di parlamentare o di ministro di molti che compaiono, più o meno mimetizzati, negli organigrammi del sistema. A partire dal predecessore di Fassino, Graziano Del Rio, mandato da Letta a presidiare il settore delle Autonomie nel suo governo.

Cosa ne ha in cambio il Paese lo si è visto anche nella discussione recente sulla Legge di stabilità. Basta vedere la triste sorte degli emendamenti con cui Linda Lanzillotta avrebbe voluto porre almeno degli argini al salasso di quattrini dai contribuenti al Comune di Roma. La malcapitata aveva avuto l’ardire di proporre di applicare i vincoli del patto di stabilità interno a tutte le società partecipate direttamente o indirettamente dal Comune, nonché quelli in materia di assunzioni di personale e di acquisti di beni e servizi; di imporre di dismettere le quote delle società quotate in borsa limitandosi a mantenere la quota di controllo; di poter prevedere, nelle società partecipate in perdita, licenziamenti per motivi economici; di liberalizzare il servizio di trasporto pubblico locale, la raccolta dei rifiuti e lo spazzamento delle strade; di mettere in liquidazione tutte le società partecipate che non abbiano come fine sociale prioritario attività di servizio pubblico. Niente di rivoluzionario. L’abc di una modesta rivoluzione liberale da estendere ai Comuni. Si è trovata di fronte la Corazzata Potemkin dell’Anci e la formidabile forza d’urto delle lobbies sindacali cementate da un patto di ferro. E’ caduta sotto i colpi del Soviet supremo dei “sindaci virtuosi”.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 26 dicembre 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Anci, ovvero il Soviet supremo dei “sindaci virtuosi”

  1. francesco Rispondi

    26 dicembre 2013 at 13:25

    Povera Lanzillotta non ha capito dove si trova. Se non vuoi sbattere al muro con questi “privilegiati eletti” ed i loro burocrati devi esser molto più competente,essere il miglior negoziatore del mondo, esser capace di attrarre con la tua capacità politica capitali ed interessi aziendali…insomma devi essere uno bravo, oggi siamo pieni di predicatori, urlatori, nominati ad inutilità della gente . Da ieri se non hai le capacità anzidescritte non ti pensare sindaco di qualcosa ,il denaro pubblico non arriverà e sarai un danno oltreché sindaco del niente.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *