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La maschera tragicomica di Saccomanni

Un serio(so) studioso che ci propina ogni volta la difficoltà di trovare le "coperture" per non tassare, in un Paese con la spesa pubblica che supera gli 800 miliardi: il suo grigiore impiegatizio e la sua ipocrita neutralità tecnica rappresentano lo stadio finale dell'Italia

 

saccomanni2Cosa si cela dietro la maschera di Fabrizio Saccomanni? Cosa ci dice su tale nostro tempo segnato da varie calamità, e che pare rovinare precipitosamente, questo tecnocrate con un passato alla Banca d’Italia che costantemente ci ripete lo stesso ritornello, evidenziando quanto sia difficile trovare le risorse per qualsivoglia taglio delle imposte? Cosa si cela in questo suo costante ribadire che non vi è proprio modo di ridimensionare il Potere a favore della libertà dei singoli?

Un dato è cruciale. Nessuno sa quali siano le idee di questo signore. Ma la vera questione è che neppure è tenuto ad averne. Il suo essere alla guida del dicastero dell’Economia, per giunta in questa fase di “larghe intese” (un consenso bipartisan – in sostanza – ad annientare fino in fondo quel poco che sopravvive), si giustifica proprio in tal modo: Saccomanni è un professionista, uno scienziato, un analista, un asettico cultore di quella che Thomas Carlyle ingiustamente definì la “dismal science”, la scienza triste, e cioè l’economia, ma che troppo spesso sembra voler proprio confermare quel giudizio. Saccomanni giustifica la sua presenza non con le idee, ma con il curriculum, e cioè con quella serie di incarichi e ruoli che egli ha ricoperto nel corso della sua ormai lunga carriera. È un serio studioso e in ogni occasione, dopo aver frugato tra le molte voci del bilancio statale (molti volumi ricchi di cifre e dati di ogni tipo), ci dice che è davvero difficile trovare la copertura per la minima riduzione delle imposte. Di fatto, è impossibile. Ci spiega che un Paese che spende oltre 800 miliardi di euro non è proprio in condizione – sul piano tecnico, su un piano estraneo a ogni giudizio di valore – di reperire anche soltanto 5 o 10 miliardi per provare a impedire al tessuto produttivo del Veneto o della Lombardia di scomparire nel nulla. A ben guardare, il grigiore impiegatizio di quest’uomo è figlio di un’epoca di furori dottrinari che ci ha ridotto in questo stato. Il suo nulla ideologico è la nemesi di decenni di trockismi e maoismi vari. Il Paese che ha dato al mondo il fascismo quale estremo lascito del mito del Risorgimento e della missione degli Italiani nel mondo, che per anni ha avuto il partito comunista più forte dell’Occidente e un terrorismo (di destra e di sinistra) feroce e criminale come nessun altro, questo stesso Paese sempre più internamento diviso da una forzata unità che ha progressivamente distrutto il Nord (derubato) e il Sud (avvelenato dal soldo pubblico), questa povera Italia ormai moribonda ha cercato in articulo mortis di trovare un punto fermo nei “bocconiani”, negli uomini della banca d’Italia, in economisti o politologi di fama internazionale. Ha pensato di vincere la cattiva politica con una falsa scienza ipocritamente neutrale. tasse

Saccomanni non può non sapere che – se solo lo si volesse – sarebbe in grado di trovare tutte le risorse che servono ad abbattere la pressione fiscale. Certamente sa che il Mostro statale che assorbe ormai non solo il lavoro ma la vita stessa di tanti produttori può essere aggredito con poche e chiare mosse. Iniziando a contestare l’idea stessa di Italia. Saccomanni ha un curriculum di tutto rispetto, ha una trafila di studi e incarichi importanti, è un uomo dabbene. Non appartiene alla schiera dei politicanti da prima Repubblica: e una sua caricatura non troverebbe spazio in un film di Paolo Sorrentino. Forse certe cose le sa (impossibile sia tanto cieco), ma ancor più è consapevole che non si possono dire. Sta nel suo ufficio e segue da lontano lo spreco dei mille rivoli della spesa statale, la morte delle piccole aziende, la fuga dei giovani e dei capitali. Guarda il crollo e nemmeno prova a gestirlo. Non fa quello che dovrebbe fare, perché d’altra parte nessuno gli ha chiesto di pensare e decidere. In realtà non conta più che tanto, perché quel suo volto è il nostro. Siamo noi, a ben guardare, che siano divenuti incapaci di vedere la realtà e di dire ad alta voce che il Re è nudo, lo Stato è fallito, l’unità una disgrazia, la spesa pubblica una droga e lo statalismo la mostra malattia mortale. Seguitiamo a percorrere la stessa strada sapendo che in fondo c’è un dirupo. Siamo affezionati a vecchi giochi, alle contrapposizioni di quando eravamo giovani, e crediamo che comunque qualcosa ci tirerà fuori.

Non sarà così: la catastrofe è inevitabile se non si fa qualcosa. E quando Saccomanni tornerà nel grigiore da cui la politica romana l’ha sottratto, allora dovremo fare i conti con i problemi veri, quelli di sempre. Non sarà la “saggezza” dei contabili o degli uomini d’apparato, a quel punto, che potrà aiutarci a trovare una via d’uscita.

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di on 13 novembre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a La maschera tragicomica di Saccomanni

  1. guido cadcciari Rispondi

    11 novembre 2013 at 14:33

    Allora, Carlo Lottieri,
    a quando una sua proposta per modificare la costituzione italiana,
    unica fonte, origine e causa deo nostri ignobili sistemi politico e giuridico?

    • enters into Rispondi

      20 luglio 2014 at 22:24

      That’s not even 10 minutes well spent!

    • propecia usa Rispondi

      20 luglio 2014 at 22:29

      I told my grandmother how you helped. She said, “bake them a cake!”

  2. Francesco Rispondi

    11 novembre 2013 at 14:38

    Mai rappresentazione di inutile incapacità ha avuto agio…è dopo Monti e’ un dire chiaro.Perche’mai uno che ha vissuto di stipendi favolosi insieme ad altri potenti stipendiati da favola e con un seguito di burocrati strapagati,uno così’ perché dovrebbe intaccare la spesa statale,spesa da cui dipende anche questo spettacolare mondo di tecno burocrati dal potere infinito soprattutto perché di politici competenti ed interessati al bene comune se ne trova pochi davanti al suo fare.Si credo con il bravo giornalista che l’Italia attuale possa finire qui.E nel frattempo continueremo a sentire gente come Saccomanni dirci che la ripresina arriverà’ nel duemilanonso in modo lento…..Ma a questo signore hanno spiegato cosa fa un ministro dell’economia quando l’economia scappa velocissima dall’Italia?

  3. Epulo Rispondi

    11 novembre 2013 at 17:17

    In sette mesi di governo è riuscito a trovare un nuovo nome all’IMU e alla TARES; poi dicono che Saccomanni è inutile!

  4. ultima spiaggia Rispondi

    11 novembre 2013 at 18:25

    Per associazione di idee, l’aspetto mi ricorda il pellicano di mare col gozzo pieno, mentre il cognome mi suggerisce un sacco… di m…, anche questo pieno.
    Certi individui, di cui sarebbe interessante conoscere il q.i., andrebbero denunciati per manifesta incapacità di governare.

  5. Michele Rispondi

    11 novembre 2013 at 19:32

    Siamo certi che noialtri italiani meritiamo di meglio?

    • ultima spiaggia Rispondi

      11 novembre 2013 at 20:31

      Credo proprio di sì, se non altro perché sono tre anni che ci vengono imposte mezze calzette.

  6. Riccardo Pozzi Rispondi

    12 novembre 2013 at 07:40

    Credere che la macchina burocratica produca l’anticorpo per la crisi che essa stessa ha contribuito a generare, è come pensare di asciugarsi i capelli alle dieci di sera grazie ai pannelli cinesi che abbiamo sul tetto.

  7. nino Rispondi

    12 novembre 2013 at 08:01

    Ritengo che il sudetto ministro, venendo dalla stessa scuola di Monti
    la sua politica non poteva essere diversa, vuoi per dedizione ai poteri forti, vuoi per una mentalita vetusta, e opsoleta.
    Non e nel suo DNA, pensare al benessere del paese ma solo all protezione dai poteri forti, di cui lui Monti ne sono legati.
    E una dato di fatto, il suo pensiro di non usare denaro contante, al fine di ingrassare banche e bisnazzieri.

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