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Doria ha rischiato di fare la cosa giusta. Tranquilli, resta miope

doriaAlla fine è stato trovato l’accordo, ma suona tanto come una resa per il sindaco di Genova Marco Doria. Secondo il documento d’intesa stretto tra Comune e Amt dopo cinque giorni di sciopero dei trasporti, il capoluogo ligure si impegna a ricapitalizzare l’Amt (Azienda mobilità e trasporti) con 4,3 milioni di euro e a reperirne altri 4 (chissà come!) per coprire il debito complessivo della società di 8,3 mln. Inoltre la Regione Liguria, come promesso dal presidente Claudio Burlando, finanzierà l’acquisto di 15 nuovi bus e di altre 200 vetture nel quadriennio 2014-17. Un investimento pubblico enorme, insomma, per cercare di colmare falle altrettanto grandi.

Doria, tuttavia, avrebbe fatto meglio a impuntarsi sulla decisione iniziale, privatizzando i trasporti. Sarebbe stata la sua scelta più impopolare, ma forse l’unica giusta del suo, finora, fallimentare mandato. Le aziende di mobilità urbana, le cosiddette municipalizzate, fanno infatti acqua da tutte le parti nella stragrande maggioranza delle città italiane. Quasi dappertutto il servizio è inefficiente, dovendo far ricorso a mezzi vecchi 15 anni, a fronte di una media europea di 9; in buona parte dei casi, poi, le aziende che lo gestiscono hanno voragini di bilancio: se l’Amt di Genova si ferma – si fa per dire – a 8 milioni (ma sono 600 i milioni di debiti accumulati dal 1981), Bologna arriva a 9, Palermo a 9,5, Venezia a 17 e Roma alla cifra esorbitante di 157 con la macchina mangiasoldi chiamata Atac. Il caso del capoluogo ligure, dunque, non è un’eccezione, ma la conferma di un andamento sregolato. Da ultimo, queste aziende pubbliche rappresentano, nella quasi totalità delle situazioni, enti assistenzialisti che sfamano i cittadini e i compagni di partito, favorendo il loro parassitismo. Come ha rivelato Giacomo Amadori su Libero, gli impiegati Amt di Genova sono tra i dipendenti pubblici meglio pagati d’Italia: guadagnano in media, ogni anno, tra i 45 e i 47mila euro. In pratica, 4mila euro al mese. Chiamali fessi, gli autisti che la scorsa settimana sono scesi in piazza, temendo ridimensionamenti e tagli di stipendio.

A loro erano stati chiesti sacrifici per risanare il bilancio della società nel 2014. Si tratta dei cosiddetti «contratti di solidarietà», e non sono infrequenti nelle aziende in crisi. Ma i dipendenti non hanno voluto saperne, temendo di perdere i privilegi acquisiti. E così hanno bloccato un’intera città per cinque giorni, facendo le barricate, sostenuti dai sindacati.

Anche per questo, sindaco Doria, sarebbe stato giusto privatizzare. Il privato garantisce infatti migliore efficienza e qualità dei servizi (vedi il caso delle città inglesi), non comporta necessariamente tagli dei posti di lavoro (anzi, maggior capitale potrebbe significare un numero più cospicuo di assunzioni e soprattutto una scelta dei dipendenti fondata sul merito e non più sulle tessere di partito!), e infine non implica obbligatoriamente – come è stato obiettato – un aumento del costo dei trasporti. Al contrario, una vera concorrenza tra aziende private permetterebbe una riduzione dei prezzi del biglietto e una corsa al miglioramento del servizio. È il pubblico, invece, ad accrescere i costi della mobilità urbana. Lo dimostra il caso di Milano che, sebbene vanti di aver conseguito con l’Atm un bilancio positivo di 4,1 milioni nel 2012, per mantenere il trend positivo ha deciso quest’anno di aumentare i costi dell’abbonamento. Vi sembra un modo di stare al servizio del cittadino?

Per questo, sindaco Doria – dopo le numerose gaffe già commesse – torni sui suoi passi ed eviti di trasformare il suo Comune in una Comune, ovvero nell’ennesimo esempio, anche se in piccolo, di capitalismo di Stato. Faccia piuttosto la prima cosa egregia, cioè l’unica non di sinistra, della sua amministrazione: privatizzare.

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di on 25 novembre 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Doria ha rischiato di fare la cosa giusta. Tranquilli, resta miope

  1. emilio Rispondi

    25 novembre 2013 at 18:24

    tanto si sa i lavoratori di questi enti per paura di finire la pacchia e i dirigenti per paura di finire l’ingrasso a spese nostre hanno fatto e faranno di tutto per impedire qualunque cambiamento. perciò aspettiamoci tasse, tasse e poi tasse

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