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“Vedrò”, la lobby che ha fatto il governo Letta e vuol rifare la Dc

Think thank, pensatoio, o "rete di scambio di conoscenza formata", come dicono loro. Sta di fatto che quasi tutto lo staff del premier vien da lì, come le colombe Alfano, Lupi, De Girolamo... Ecco cos'è il vero luogo delle larghe intese

governo-LettaHanno fatto squadra, hanno stretto rapporti di amicizia con giornalisti, accademici e colossi economici come Eni, Enel, Telecom Italia, Nestlè e Edison (e tanti altri). E ora che sono arrivati al governo hanno deciso che mantenere la piattaforma di think net “VeDrò” forse, poteva rappresentare un conflitto di interessi: “Sarebbe stato impossibile continuare in queste condizioni – hanno detto a Lettera43 non più tardi del 10 ottobre scorso – La sospensione temporanea è diventata una chiusura definitiva”. Di cosa parliamo? Parliamo della “rete di scambio di conoscenza formata” nata nel 2005 dall’idea della presidente Barbara Rizzo che coinvolge oltre 4mila persone dei settori universitario, imprenditoriale, scientifico, politico, artistico, giornalistico, letterario, cinematografico e dell’associazionismo. Una piattaforma di scambio culturale, per dirla in poche parole, non tra chiunque ma tra i nomi più illustri del nostro paese. E che è sembrata accompagnare la formazione del grande governo di coalizione (il “governò vedrò” come si sentiva sussurrare nel palazzo del Colle e a Montecitorio, richiamando non solo i nomi dei partecipanti ma anche la mission “bipartisan” del network): Angelino Alfano, vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, il ministro all’Agricoltura Nunzia De Girolamo, il titolare dei Trasporti Maurizio Lupi, e quello dell’Ambiente Andrea Orlando. Il nome di Enrico Letta, presidente del Consiglio, non figura tra gli incarichi ufficiali, ma le sue partecipazioni al pensatoio non sono state mai un mistero, né il suo rapporto di lunga data con la presidente Rizzo, conosciuta quando lui ancora collaborava con un Andreatta senza titolo di deputato. E infatti le tracce del pensatoio sono riscontrabili nel suo staff: Monica Nardi, oggi capo della comunicazione a palazzo Chigi e ieri responsabile dei media per Vedrò, Gianmarco Trevisi e Alessandra Calise, entrambi ex collaboratori del think net e oggi rispettivamente portavoce ufficiale di Letta e vice capo ufficio stampa. La stessa presidente del pensatoio Benedetta Rizzo è stata rivestita di un incarico pubblico: consigliere del presidente del Consiglio per l’Agenda digitale Francesco Caio. Insomma, per stare fuori dai giochi serviva davvero impegnarsi.elite

Ma va bene, è lecito che Enrico Letta, apprezzate le doti lavorative di persone che ha visto operare sul campo decida di portarle con sé nel suo nuovo incarico. Ma alla luce di tutta la lunga lista di finanziatori viene lecito chiederci “chi, in realtà abbia portato con se chi”. I grandi colossi del Paese hanno sostenuto economicamente e mediaticamente la nascita di questa “grande coalizione pensatrice” e, in più di un caso. l’azienda sostenitrice è la stessa soggetta a nomine governative. A fare nomi e cognomi, ancora a giugno, la cittadina grillina Paola Nugnes che, in un intervento pubblico in Senato, parla di Sisal e Lottomatica tra gli sponsor principali, ma anche Autostrade per l’Italia, Sky, Nestlè e tanti altri, tra cui le compagnie energetiche di cui abbiamo parlato a inizio articolo. La Nugnes ha snocciolato anche i nomi di noti politici alla guida del grande cambiamento dell’Italia come Matteo Renzi e Flavio Tosi (sindaci di Firenze e Verona, entrambi volenterosi candidati per il primo scranno di Palazzo Chigi alle future elezioni), il sindaco di Napoli De Magistris, ex ministri come Corrado Passera e, dulcis in fundo, i figli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Insomma, mancava solo il finanziamento pubblico per completare il quadro.

Ora: che la politica sia più frutto di grandi accordi tra potenti associazioni e aziende che non con i cittadini, è cosa ormai nota abbastanza nota a tutti (succede in Italia ma anche nel resto del mondo), ma in un Paese che ha visto il susseguirsi di due governo tecnici, ignorato la necessaria riforma della legge elettorale (l’unica cosa su cui avrebbe dovuto intervenire già Mario Monti e che ancora appare distante da ogni discussione), che si trova stretto in una crisi economica, che già pone un filtro tra chi è eleggibile e no e che di conseguenza non permette al popolo la determinazione della sua politica, ma gli attribuisce solo lo sconto delle conseguenze di politici eletti più dalle lobby economiche che non dalla gente, è la beffa dopo il danno. La beffa è che tutta la bagarre politica alla fine si concluda con una pace di fatto, sorrisi e abbracci. Una pace a cui anche un colosso come Berlusconi – vi piaccia o no, impossibile non definirlo un potente della politica italiana – non è riuscito a contrastare. E beffa è che è tutto fatto alla luce del sole: effetto trasparenza, a noi solo l’onere di doverlo accettare.

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di on 28 ottobre 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a “Vedrò”, la lobby che ha fatto il governo Letta e vuol rifare la Dc

  1. Giulio Rispondi

    28 ottobre 2013 at 08:48

    È si le cose sono andate malissimo fino ad oggi perché non c’erano i tink tank e nessuno aveva mai pensato ai pensatoi…ecco perché in Italia si è ad oggi pensato tanto poco.Questa storia ben raccontata ci porta a nobile feudalesimo o ,che bello ..che bello,a lobbies colme di intellettualità che stanno tanto ben facendo e decidendo per la chiusura d’Italia?Come si entra nei tink tank…per concorso,gare d’appalto,aver letto Blak Macigno,andare al circo,essere nipote di Cose’ il Moro,.Diciamolo ai nostri ragazzi che non credevano,ne’ volevano le baronie e oggi sono confusi.Ma i bravi intellettuali ,liberi sedicenti pensatori,sono casta?

  2. Michela Rispondi

    28 ottobre 2013 at 09:51

    E meno male che Renzi è l’uomo contro le larghe intese….che vergogna. Non vogliano abolire i finanziamenti pubblici ai partiti perché poi “comanderebbero le lobby private” e con i nostri soldi….comandano le lobby private!!! Vergognosi.

  3. peter46 Rispondi

    28 ottobre 2013 at 12:25

    Prima avevamo solamente Comunione e Liberazione Ecclesiale e …formigoniana.Oggi,finalmente,abbiamo,per una più “sussudiaria”distribuzione,anche una Comunione e Liberazione molto più laica…e non formigoniana.

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