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Suoniamo la sveglia ai lombardi, gli schiavi fiscali d’Italia

L'associazione CoLor44 mette in rete il contatore del residuo fiscale lombardo. Ogni famiglia perde oltre 23mila euro che vanno ad alimentare la burocrazia statale e le politiche clientelari. O si mette in discussione questo Stato ora, o sarà desertificazione produttiva

tasseDa parecchi anni, a Times Square (nel centro di New York), un enorme contatore segnala – con un inquietante progredire che non si ferma mai, e che prosegue giorno e notte, d’estate come d’inverno – la crescita del debito pubblico. È una sorta di enorme “orologio” che non comunica l’ora, ma l’ammontare del debito statunitense: di quanto il ceto politico ha speso senza disporre di una vera copertura e, di conseguenza, ricorrendo a un indebitamente destinato a pesare sulle generazioni a venire. E che si è già in parte “divorato” il loro futuro. Più di recente questa iniziativa è stata replicata dall’Istituto Bruno Leoni, che ha sviluppato un contatore del tutto analogo nel suo sito e l’ha gratuitamente offerto, in seguito, a chiunque voglia averlo sul proprio sito: si tratti di un giornale, di un blogger, di un forum o altro. La metodologia è stata curata in modo assai meticoloso, al punto che a intervalli anche piuttosto brevi il contatore viene “ritarato”, basandosi sugli ultimi dati pubblicati.

Nelle scorse ore, però, è apparso un altro contatore: assai più semplice per concezione, ma egualmente significativo sul piano politico e comunicativo. L’iniziativa è stata presa dall’associazione dei cittadini lombardi riuniti in CoLoR44 (Comitato Lombardo Risoluzione 44), impegnata a raccogliere firme e a fare pressione – anche coinvolgendo le amministrazioni locali – affinché si arrivi al più presto in Lombardia a un referendum consultivo, il quale permetta ai lombardi di scegliere tra lo status quo (l’Italia) oppure la nascita di una Lombardia indipendente. Stavolta i numeri che girano in continuazione non indicano l’ammontare del debito, ma invece il “residuo fiscale” della Lombardia (qui la pagina precisa): ossia le risorse che i lombardi, famiglie e imprese, destinano allo Stato italiano e che però non vengono spese sul territorio lombardo. In effetti, vi sono in Italia alcune regioni che ricevono più di quanto non diano e altre, ben poche, che danno più di quanto non ricevano. Più di tutte esce perdente da questo gioco redistributivo la Lombardia, e per rendere facilmente comprensibile tutto ciò CoLoR44 ha predisposto un contatore che, in ogni momento dell’anno, illustra quanti miliardi la Lombardia ha perso nel suo insieme e, oltre a ciò, quanto è penalizzata una famiglia media composta da quattro persone. Il messaggio è sconfortante, dato che la famiglia lombarda tipo perde – in soli dodici mesi – oltre 23 mila euro. Questo significa che se la Lombardia non fosse in Italia, ogni famiglia di quattro persone ogni anno potrebbe mantenere sul proprio conto corrente una somma cospicua: l’equivalente di un’automobile ogni anno o di un appartamento ogni dieci anni.italia fallita

Il messaggio che il contatore di CoLoR44 vuole far passare è semplice: i lombardi sono oggi gli schiavi fiscali dell’Italia e questo, a ben guardare, sta distruggendo la struttura economica di Milano, Bergamo, Como e Varese senza che altri ne traggano davvero beneficio. Queste risorse tolte a famiglie e imprese sono in effetti impiegate in una spesa assistenziale e clientelare che, in particolare, da decenni impedisce al Mezzogiorno di trovare una sua strada verso la crescita. L’intenzione del comitato lombardo è chiara: il contatore vuole sbattere in faccia a tutti l’entità di una micidiale rapina, che arriverà alla somma di 23 mila euro a famiglia a dicembre e che già ora – a inizio ottobre – è a quota 17 mila. L’intenzione è anche e soprattutto quella di sfidare l’intera classe politica lombarda, di destra o di sinistra o di qualsiasi altra posizione, affinché prenda consapevolezza che questo scandalo non può durare indefinitamente e che non si può al tempo stesso depredare in questo modo una popolazione e negarle il diritto di esprimere, con il voto, la propria opinione.

Le istituzioni politiche sono, per loro natura, realtà assai contingenti. Nascono, deperiscono e infine muoiono. Lo stesso succede alle civiltà e il fatto che per secoli la Lombardia sia stata culla di importanti industrie, di ricerche scientifiche di punta e movimenti artistici rilevanti non assicura nulla sul futuro. Già oggi, Milano e la Lombardia non sono più quello che erano solo venti o trent’anni fa. Il declino è chiaro. E allora bisogna iniziare a domandarsi se si vuole che il moto incessante del contatore accompagni una decadenza ineluttabile (che vorrà dire sempre di più povertà, disoccupazione, emigrazione…), oppure se si ritiene che vi sia la speranza di individuare un punto di svolta – una prospettiva “catalana” – che possa restituire entusiasmo e fiducia nel futuro. Fermando, una volta per tutte, quel vorticoso girare di numeri che sta desertificando la società lombarda.

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di on 7 ottobre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Suoniamo la sveglia ai lombardi, gli schiavi fiscali d’Italia

  1. Riccardo Pozzi Rispondi

    7 ottobre 2013 at 14:32

    Sento che lo Svimez di Napoli non sarà d’accordo.

  2. giordano Rispondi

    7 ottobre 2013 at 14:45

    Il contatore statunitense è figlio di una cultura (o meglio,visione) e onomastico monetarista che prescinde da tutte le altre teorie economiche eterodosse e – volutamente – ignora la moneta e la sua concezione dal 1971 in avanti.
    La copertura statunitense è il tesoro statunitense e la sua capacità di sostenere l’economia reale anzichè la sola economia finanziaria. Il problema (considerando anche quanto sta accadendo in questi giorni) e è quindi chiaramente politico: quanto i politici intendono fare il bene del privato cittadino che, indipendentemente dal proprio credo politico, ha votato per loro è quanto sono disposto a sacrificare, in termini di benessere e di ricchezza privata la politica statunitense su un terreno prettamente ideologico che prescinde tra l’altro dalla realtà macroeconomica e dalle sue evidenti manifestazioni.
    La realtà europea dovrebbe inoltre essere chiara a chiunque si avvicini a questi temi: laddove si cerca il raggiungimento del pareggio (o addirittura l’avanzo) di bilancio, chi ci rimette più di tutti è proprio il settore privato, la cui sofferenza si ripercuote irreparabilmente sul settore pubblico in una spirale di sofferenze e regressione economica micidiale.
    Insomma: ben venga la lotta agli sprechi e alla spesa pubblica ‘improduttiva’ (che non è mai del tutto tale), ma evitando di guardare allontanò come un soggetto privato, considerando che NON è un soggetto privato!

  3. giordano Rispondi

    7 ottobre 2013 at 14:49

    Mi scuso per gli errori di ‘vocabolario Android’.

  4. Francesco Rispondi

    7 ottobre 2013 at 14:51

    Lottieri Lei è un ottimo tiratore…difficilmente sbaglia bersaglio.Gran terminologia ” schiavi fiscali”…andrebbe diffusa e prodotta in sistema ripetitivo ed in chiave di marketing,Qualsivoglia partita IVA tale si sente ,ammorbati come siamo dalle troppe chiusure o fallimenti,dai tanti disoccupati,dalle tantissime e condivisibili fughe all’estero e soprattutto dalla memoria di cosa siamo stati fino a ieri l’altro.Potremmo mettere una targhetta gialla sul petto per darci identificazione quale popolo in estinzione cui va portato via tutto prima della soluzione finale.La storia si ripete con pagine diversamente scritte ma similari…eppure,caro Lottieri,questa incapacità di produrre adeguata politica e’ anche nostra…forse non ci è dato o non sappiamo scegliere governanti preparati e capaci.

  5. emilio Rispondi

    7 ottobre 2013 at 16:06

    da uno del sud dico che farrebbero bene i lombardi a fare un bello sciopero fiscale. chiudiamo i rubinetti a questi parassiti

  6. Liutprando Rispondi

    7 ottobre 2013 at 16:19

    Possiamo dare colpe e speranza, risolte le colpe, a chiunque. Resta il fatto che le popolazioni italiche sono inchiodate, e tali rimarranno, alla costituzione italiana che ha definito i ruoli regionali per come li conosciamo senza possibilità di riforma.

    Ottimo il modo di informare di Color44, ma se non fiorisce la coscienza che gli italiani unitari ed uniti NON HANNO alcuna possibilità di liberarsi dal giogo della repubblica mafiosa, tutto sarà inutile.

  7. cristiano Rispondi

    9 ottobre 2013 at 23:15

    facciamo qualcosa,o popolo del nord,prima che quella luce in fondo al tunnel ci investa e ci annulli senza pietà. I parassiti che si nutrono della linfa vitale dell’animale al quale sono avidamente attaccati portano l’animale stesso alla morte per sfinimento…..Io non voglio morire ,economicamente parlando,a causa di questo ladrocinio continuo che, sempre più ,sta togliendo le forze alla MIA TERRA,alle persone dedite al lavoro serio e di qualità.Facciamo qualcosa…uno sciopero fiscale,un blocco della A4,una manifestazione di piazza come non se ne vedono da anni da queste parti.L’azione deve tornare a far parte della nostra vita se vogliamo opporci alle sanguisughe italiote che ci opprimono.NORD LIBERO!

  8. Riccardo Pozzi Rispondi

    10 ottobre 2013 at 12:54

    Bravo Emilio! E’ assolutamente vero che l’unica campana che sentono sarebbe quella dell’astensione fiscale. Però…..tu lo sai cosa succederebbe davanti ad uno sciopero degli schiavi fiscali del nord?
    Hai un’idea di cosa succederebbe nel sud se si interrompesse o solo diminuisse il fiume di assistenza che con vari nomi prende l’autostrada del sole e l’adriatica?

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