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Se la Lega difende il baraccone Rai (quando è al Nord)

La Rai è un baraccone statale da combattere ma quando offre posti di lavoro al Nord è una realtà da difendere e tutelare. Così mentre a Bruxelles chiede l’abolizione del canoneno canone rai con una petizione ufficiale alla Commissione europea, a Milano la Lega Nord – capitanata da Matteo Salvini – ha organizzato per lunedì prossimo una manifestazione di fronte a corso Sempione per tutelare i posti di lavoro.

I motivi sono «il canale Rai-Expo 2015 spostato a Roma, la chiusura paventata della sede meneghina della Tv di Stato e la conseguente perdita di lavoro per circa 3.000 persone considerando solo l’indotto». Perché la Lega non è solo quella di lotta alla partitocrazia, allo statalismo, alla spesa pubblica. È anche «sindacato padano» che tutela dei posti di lavoro a tutti i costi e dirigismo (regionale). Lo abbiamo visto in parecchi frangenti dei primi cinque mesi di governo maroniano della nostra Regione in cui sembrava che fra le priorità assolute ci fosse il contrasto ai centri commerciali, il controllo pubblico degli orari di apertura dei negozi e della stagione dei saldi e i contributi pubblici alle imprese. Una Lega a dir poco keynesiana che abbiamo in più occasioni denunciato.

Del resto – si sa – un partito ha bisogno di voti, che si prendono anche dagli statali e dai parastatali, come i dipendenti Rai. Emblematica è stata, qualche tempo fa, la battaglia (di retroguardia) a favore dei ministeri a Monza. Una scelta che ha creato solo nuovi e costosi baracconi pubblici. Già perché i ministeri in questione (Riforme, Semplificazione, Economia e Turismo) non sono stati spostati da Roma: a Villa Reale hanno, semplicemente, creato sedi distaccate ad hoc che han permesso a Bossi, Calderoli e Tremonti di dare lavoro alla “loro” gente. Inutili doppioni che consentiranno alla Lega di incassare i voti e il consenso, proprio come nella tradizione della peggiore tradizione democristiana (quella dei quattordicianniseimesiungiorno).

no stataliE chissenefrega se, al pari della Tv di Stato, i ministeri rappresentano la peggior forma di centralismo che un leghista doc dovrebbe voler vedere il più lontano possibile dai propri territori autonomi. In fondo, anche al Nord, c’è chi un posto da statale – sicuro e ben remunerato – non lo disdegnerebbe per niente. Tante famiglie che magari fino a qualche anno fa avrebbero preferito una carriera nel settore privato o ancor meglio in proprio ma che oggi, complice la crisi, pensano che sia decisamente meglio stare nel pubblico impiego. Come dargli torto? Del resto non è mica colpa loro se, fra tasse e burocrazia, fare impresa in Italia è diventato quasi impossibile.

La Lega però, come partito, dovrebbe continuare a difendere la vocazione produttiva dei territori del Nord. E per farlo dovrebbe combattere il costoso e ipertrofico settore pubblico statale, che toglie più posti di lavoro di quelli che è in grado di offrire (con meno tasse i posti di lavoro del settore privato aumenterebbero a dismisura). Invece preferisce cercare di accontentare tutti, anche chi tiene famiglia. Scontentando, in questo modo, chiunque.

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di on 18 ottobre 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Se la Lega difende il baraccone Rai (quando è al Nord)

  1. Silvano Rispondi

    21 ottobre 2013 at 17:35

    Anche loro tengono FAMIGLIA e uno STOMACO.

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