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Marine Le Pen insegna: la destra vince se (si) rottama

destraNon è una moda, un capriccio o, peggio ancora, la mannaia che arma le mani di orde di giovani arrivisti bramosi di conquistare fantomatiche poltrone di cui, peraltro, non si vede nemmeno l’ombra. Cambiamento, ricambio generazionale, rottamazione: chiamatelo come vi pare, ma ficcatevi in testa che, per il centrodestra in generale e per la destra in particolare, si tratta di una questione d’importanza vitale.

Far vivere una visione del mondo (e dell’Italia) altra rispetto a quella delle sinistre “passando il testimone” a protagonisti nuovi, oppure farla morire, aggrappandosi alla speranza disperata di un accanimento terapeutico che, nella migliore delle ipotesi, non potrà che prolungare l’agonia di un passato che si ostina a voler essere anche futuro.

L’esempio della Le Pen in Italia non regge, e per un fatto talmente ovvio da risultare financo banale: lei, suo padre ed il Front National, non sono mai stati nemmeno vicini ad allearsi con l’Ump di Sarkozy ma, al contrario, ne sono sempre stati fieri oppositori. Certo, così facendo, nell’ultimo ventennio non hanno mai raggiunto il governo del Paese ma questo aspetto, che in molti dalle nostre parti definivano come il loro più grande limite, nella situazione attuale si è tramutato in un enorme valore aggiunto, rivelatosi addirittura determinante per far sì che i francesi identificassero il Fn come l’unico partito con le mani pulite, che non è mai sceso a patti con il potere. Capirete bene che, se raffronto con la destra nostrana dev’essere, quindi, è plausibile soltanto paragonando il Front National di oggi all’ultimo Movimento Sociale o alla primissima Alleanza Nazionale. Ma, come osservavano giustamente in due loro recenti articoli Gianmario Mariniello e Francesco Storace, come puoi pensare di essere il paladino della lotta al sistema se hai fatto il Ministro? Oppure, come puoi riempirti la bocca di concetti come la sovranità nazionale se hai votato il Fiscal Compact? E ancora, come puoi vagheggiare di uscita dall’euro se fino al giorno prima te ne andavi a braccetto con i burocrati di stanza a Bruxelles ed a Strasburgo?fini_larussa_gasparri

Per fare un esempio terra terra, sarebbe un po’ come se, nel 1992, i politici della Democrazia Cristiana, che avevano governato per oltre sessant’anni, si fossero messi in testa di presentarsi come il nuovo, l’alternativa al sistema. Badate bene, qui nessuno ha l’arroganza e la scempiaggine di voler denigrare o mandare ai giardinetti chicchessia, ci mancherebbe altro, si tratta soltanto di prendere atto che la realtà dei fatti ha sonoramente bocciato qualsivoglia riproposizione del vecchio schema: il PdL, rispetto al 2008, ha perso otto milioni di voti ed è scomparso dalle amministrazioni locali, la Lega è da anni in evidente affanno, e le forze che rappresentano la destra, tutte insieme, sono passate dalle abbondanti percentuali in doppia cifra di An a non raggranellare nemmeno il tre per cento.

Ferme restando le responsabilità dei singoli, analizzando il trend va da sé che la soluzione non possa certo essere lo scongelamento dei simboli di Forza Italia ed Alleanza Nazionale e, insieme ad essi, la riproposizione di logiche e liturgie oramai fuori dal tempo. Ciò che bisognerebbe fare, invece, è ricostruire partendo dal basso, strutturando una forza i cui quadri possano autodeterminarsi liberamente attraverso primarie a tutti i livelli, non perché fa figo, ma perché implica che le persone scelte, dovranno poi rendere conto al territorio di cui sono diretta espressione. Concetto che, ahìnoi, dalle nostre parti è tristemente finito in disuso.

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di on 22 ottobre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Marine Le Pen insegna: la destra vince se (si) rottama

  1. ultima spiaggia Rispondi

    23 ottobre 2013 at 18:06

    Ci sono due righe nell’articolo che dicono tutto:
    “enorme valore aggiunto, rivelatosi addirittura determinante per far sì che i francesi identificassero il Fn come l’unico partito con le mani pulite, che non è mai sceso a patti con il potere.”
    Trovatemi in Italia, non dico un partito, ma un politico con le “MANI PULITE”.

  2. タンクトップ Rispondi

    15 settembre 2014 at 05:54

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