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Per Befera l’evasione non è furbizia. Infatti, spesso è sopravvivenza

Ci sono produttori di ricchezza (imprenditori e dipendenti) che faticano a tirare a fine mese, che vivono col costante assillo di scadenze fiscali, per far fronte allebefera tasse quali non ci sono mai abbastanza soldi. E poi c’è l’altra faccia della medaglia: quei dirigenti pubblici che, pur guadagnando di più del 99% degli imprenditori che li mantengono a suon di bonifici al fisco, si sentono sempre in credito. Intervistato da Radio24 oggi Attilio Befera ha dato il meglio del peggio di sé, dicendo una serie di assurdità palesi per tutti coloro che – al contrario di lui – non vivono su una Torre d’avorio ma nella realtà. Vediamole (e smontiamole) una per una.

«L’evasione – ha detto – fa ancora parte della cultura italiana, bisogna cambiarla. Evadere non è furbizia, bisogna insegnarlo alle nuove generazioni. Siamo un Belpaese di evasori, speriamo di cambiare». No, Artiglio – pardon Attilio Befera – l’evasione italiana non deriva, come pensa lei, dall’egoismo dell’italiano, superiore a quello del fancese, del tedesco o dell’americano medio. È il frutto, semmai, di due fattori: di una delle pressioni fiscali più alte al mondo e della maggior differenza (soprattutto al Nord, vedere l’ottimo contatore di Color 44 per credere) fra il denaro versato e i servizi ricevuti. Il tutto aggravato dalla crisi economica.

In secondo luogo è inutile che lei dica che «ci sono vari tipi di evasione», inclusa quella di sopravvivenza, quando, pochi secondi dopo, tiene a precisare che «noi cerchiamo di combatterli tutti con la massima intensità». Se così è, allora che senso hanno le distinzioni? Difatti, per Befera, non ne hanno nessuno. «In Italia bisogna pagare le imposte e se non ci fosse Equitalia non le pagherebbe nessuno. Che l’evasore sia un parassita della società è un dato di fatto». Quindi, è chiaro: per il direttore dell’Agenzia delle Entrate evadere milioni di euro o poche migliaia per comprare da mangiare sono la stessa cosa. Non è un caso sono proprio i soggetti più deboli che Equitalia ha colpito con particolare accanimento: gli artigiani, per fare un esempio, cui hanno confiscato il furgone o gli attrezzi del mestiere.

Infine per chi non lo sapesse Befera guadagna 304mila euro l’anno, più di Giorgio Napolitano (239mila euro), di Barack Obama (400mila dollari, circa 294mila euroevasore parassita al cambio attuale) e molto di più – stando sempre negli Usa – del suo omonimo, il direttore dell’Internal revenue service Daniel Werfel (250mila dollari, circa 184mila) che pure ha una responsabilità molto maggiore (anche se le aliquote sono più basse il gettito fiscale negli Usa è notevolmente più alto). Eppure se gli chiedi se si senta un ricco Attilio risponde seccamente di: «No!».

E anzi rilancia dicendo che il suo obiettivo di fine mandato è «avere inserito nella mente degli italiani che le imposte vanno pagate, per due ragioni, per pagare beni e servizi e soprattutto per ridistribuire il reddito». Sì, a beneficio suo e degli altri colleghi dirigenti pubblici.

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di on 7 ottobre 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Per Befera l’evasione non è furbizia. Infatti, spesso è sopravvivenza

  1. Mirko Rispondi

    7 ottobre 2013 at 23:20

    O il soggetto non sta bene o comincia a capire quale sofferenza il suo ruolo ha dato agli Italiani che lavorano,ovviamente non alle sue tasche.Credo nella sua sapienza abbia cominciato a capire la sciocchezza elefantiaca di caricare responsabilità dovute ad inefficenze e facile spesa per voti a 120 miliardi di evasione( bufala infinita).Befera non li avrà mai. Quell’evasione non esiste al di la di qualche ladruncolo che sfugge a qualsivoglia anagrafica.In nessuna parte dell’universo si sottrae il 70 % a chi opera senza contare le ore quotidiane senza resa in servizi anzi con blocchi burocratici pagati da quelle sottrazioni forzose .

  2. Francesco Rispondi

    9 ottobre 2013 at 19:37

    Questi personaggi sono l’espressione più evidente di come ragionano i funzionari (burocrati) dello stato italiano. Il nostro caro governo anziché intervenire sistematicamente su pensioni, accise ed IVA perché non mette un tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici (es. 180.000 € lorde all’anno) e legare le stesse ai risultati ottenuti?

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