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La verità sulla Kyenge l’ha detta Tosi: è il ministro all’Abolizione

Tosi non è il nome di una tassa prevista nella Legge di stabilità, ma il cognome del sindaco capace di parlare di Cécile Kyenge senza il filtro del politically correct. In un’intervista a Un giorno da pecora, il primo cittadino di Verona ha detto del ministro dell’Integrazione: «Se non fosse nera, non sarebbe arrivata a quel posto», aggiungendo poi «Non l’ho mai vista fare una proposta concreta, al di là di dire abolisco questo o quest’altro». Apriti cielo.

Eppure le parole di Tosi hanno colto nel segno. La Kyenge ha potuto ricoprire quel ministero non per meriti particolari, ma perché nera. La sua scelta va intesa come la ricerca di un simbolo da spendere agli occhi del mondo e non come il riconoscimento a un valore personale. È il classico esempio di razzismo al contrario: tante donne impegnate in politica come lei, e talvolta più capaci, non sono state promosse al suo ruolo solo perché bianche. Funziona così, purtroppo, nel nostro Paese ipocrita: dopo le quote rosa, vanno adottate le quote nere.

Anche entrando nel merito del suo operato, la Kyenge non ha dato modo di smentire questi pregiudizi. Parafrasando Flavio Tosi, più che il ministro dell’Integrazione sembra il ministro dell’Abolizione. Ha prima proposto di abolire i termini «padre» e «madre», trasformandoli in «genitore 1» e «genitore 2»; quindi ha proposto di abolire la Bossi-Fini; infine ha suggerito di abolire il reato di clandestinità. Stanco, alla fine, Matteo Salvini della Lega Nord ha proposto lui di abolire il ministero della Kyenge, cioè quello dell’Integrazione.

Di proposte concrete, invece, l’unica che si ricordi è quella di introdurre lo ius soli, il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia. Ma anche qui la Kyenge, come ricorda Tosi, non tiene conto né della fattibilità e compatibilità della sua idea con l’ordinamento italiano, né delle conseguenze che esso scatenerebbe, con una verosimile invasione di migranti pronti a far partorire le puerpere sul nostro territorio. Insomma, anche questa proposta sembra campata in aria e forse va fatta rientrare in un’altra categoria di «abolizione», quella della cittadinanza fondata su identità, appartenenza e condivisione di lingua e costumi.

Tosi vs KyengeChi avesse poi la sfortuna di ascoltare la Kyenge in pubblico o di assistere a una sua lectio magistralis (o meglio, ministerialis, visto che di magis non ha nulla) dovrebbe essere attento a non essere colto da attacchi improvvisi di narcolessia. I discorsi di Cécile, non ce ne voglia il ministro, sono soporiferi, monocordi, senza un sussulto creato da una variazione di tono o da un’osservazione interessante. Filano via come un rosario, cosicché alla fine, più che un applauso, senti di tributarli, al massimo, con un amen. Perfino se provocata o offesa, il ministro è capace di mantenere il suo aplomb imperturbabile, non scomponendosi mai, sebbene abbia motivo di incazzarsi o di mandare a quel paese l’insultatore.

Ora, Tosi non può certo essere derubricato tra coloro che offendono il ministro per via del suo colore di pelle. Dopo l’attacco ignobile di Calderoli che definì «orango» la Kyenge, il sindaco di Verona fu uno dei primi a smarcarsi, a definire intollerabili quelle espressioni e perfino ad avere un incontro chiarificatore con il ministro. Tuttavia le persone si giudicano non sulla base dell’aspetto cromatico, ma sulla base della loro azione politica. E quella della Kyenge risulta, a essere buoni, quanto meno inconsistente. Per questo Tosi ha ragione da vendere nel contestarla.

Il paradosso, tuttavia, è che la Kyenge sia uno dei ministri più visibili e più noti di questo governo. Non fa nulla di concreto, spesso le spara grosse e qualche volta viene attaccata indegnamente. In tal modo ha costruito il suo personaggio da difendere ad ogni costo, la sua figura di «intoccabile», cui bisogna dare ragione a prescindere. Se la contesti, sei un razzista, uno xenofobo da condannare, anche se ti sei limitato a dire sommessamente che, a volte, in questo Paese strano, il razzismo lo subiscono gli altri, e non certo i neri.

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di on 16 ottobre 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a La verità sulla Kyenge l’ha detta Tosi: è il ministro all’Abolizione

  1. Silvano Rispondi

    16 ottobre 2013 at 20:52

    Diffatti la LEGA,con le sue concrete proposte è arrivata al quattro percento.

    • Dumbo Rispondi

      17 ottobre 2013 at 13:33

      Invece di fare battute di dubbio gusto, perché non prova a fare qualche proposta concreta lei?
      O, in alternativa, la prossima volta voti per la Lega, così magari invece del 4% prendiamo molto di più.
      Se tutti quelli buoni solo a fare bla,bla votassero in base alle proprie convinzioni e alle proprie convenienze, la Lega non sarebbe al 4%, non avrebbe dovuto sputtanarsi in un’insensata alleanza con il Berlusca e , magari, saremmo tutti un po’ più liberi e un po’ meno tartassati.
      Uff !!! Quando ci vuole, ci vuole!!!

      • Orso Mannaro Rispondi

        17 ottobre 2013 at 14:32

        Giusto Dumbo, peró dobbiamo anche considerare che la Lega, uscita dalle note vicende piú o meno create ad arte da complotti interni qualcuno ha notizia di rinvii a giudizio per Bossi o qualcuno dei familiari per caso? No, cosí, tanto per prevenire i soliti coglioni itlaioti che commentano spesso e commenteranno ancora senza badare al fatto che l’asta del tricolore sta anche tra le loro chiappe) ed enormemente strumentalizzate dal sistema mediatico e di potere italiota, nell’ultimo anno si e democristianizzata e triclorizzata in modo osceno e fa di tutto per perdere consenso e militanti. Abbiamo oscenitá come un Tosi (vicesegretario!) che rinnega l’articolo 1 dello statuto, ci insozza di italia, di tricolore, di itlaia unita e abomini vari, il tutto con l’avvallo del segretario in persona, quel tal Maroni che favoleggiava di macroregioni e poi vince solo con i voti di un partito iperitaliota, iper meridionalista ed iperstatalista come il Pdl. E se si fa di tutto per perdere il consenso indipendentista cercando quello italiota, é ovvio che la Lega é destinata all’estinzione. Non dimentichiamoci anche di dire che il Tosi (e Giorgetti) con il benestare del solito Maroni (quello delle pulizie…) fa bella mostra di se nella fondazione del piccolo Letta e cerca di darsi da fare per creare un qualche ennesimo partitucolo italiota e sopravvivere di politica fino alla pensione.Il tutto restando vice segretario leghista. COme siamo arrivato a questa oscenitá? Serve aggiungere altro? La Lega si sta suicidando in nome di poltrone per i suoi dirigenti senza ideali e senza talenti. La Lega era il sogno di indipendenza dalla schiavitú italica. Oggi di quel sogno non resta p[iú nulla.
        In ogni caso, Lega o non Lega, l’italietta é segnata dal suo stesso sistema di vita parassitario : la falsa unitá basata sul nostro portafoglio(nostro si intende del lombardo-veneto) e sul voto di scambio pagato con stipendi pubblici non sopravviverá alla fuga o alla morte delle nostre imprese, quelle che pagano per capirci, processo ormai inarrestabile causato dallo sconcio italico di una oppressione e persecuzione fiscale senza vergogna e dalla totale mancanza di volontá di amputare l’apparato pubblico centrale. Amputare ho detto, non sfoltire. Questo cesso di paese non ha alcun futuro se non quello di trascinarsi, sino al decesso, additato dal mondo civile come il terzo mondo d’Europa dove mafie e stato sono complementari, dove esiste la vergongosa ingiustizia di due-tre regioni che sono costrette a mantenere un’intero stato.
        L’indipendentismo lombardo-veneto non si spegnerá mai perché é l’esistenza stessa dell’italia a tenerlo in vita. Altro discorso é riuscire a coalizzarlo e gestirlo per liberarci dalla presenza mortale del parassita tricolore. Ma dove cazzo pensano di andare gli italioti quando avranno massacrato definitivamente o fatto fuggire anche l’ultima partita Iva del lombardo-veneto per mantenere privilegi e burocrazia, salvare banche, e soprattuto mantenere il centro sud e le orde di foresti ancora piú foresti che invadono quotidianamente la Padania, casa nostra?
        PADANIA LIBERA!

  2. ultima spiaggia Rispondi

    16 ottobre 2013 at 21:39

    Se fosse bianca direi che non capisce un c…, ma essendo di colore, che differenza c’è?

  3. stefano Rispondi

    17 ottobre 2013 at 08:44

    questo e’ elenco di politici iscritto a vedro’ pubblicato su sito ufficiale e diffuso in internet:Politici: Angelino Alfano, Angelo Argento, Anna Maria Bernini, Francesco Boccia, Lorenza Bonaccorsi, Giulia Bongiorno, Ernesto Carbone, Mara Carfagna, Stefano Dambruoso, Vito De Filippo, Paolo De Castro, Nunzia De Girolamo, Paola De Micheli, Filippo Del Corno, Benedetto Della Vedova, Michele Emiliano, Massimiliano Fedriga, Giancarlo Giorgetti, Roberto Gualtieri, Enrico Letta, Mauro Libè, Maurizio Lupi, Marianna Madìa, Giovanna Melandri, Marco Meloni, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Filippo Patroni Griffi, Renata Polverini, Laura Ravetto, Matteo Renzi, Debora Serracchiani, Marco Stradiotto, Flavio Tosi, Adolfo Urso, Raffaele Volpi.

    C’e’ anche Tosi

  4. Giulio Rispondi

    17 ottobre 2013 at 14:38

    Rispetto all’essere umano ,sempre.Ma Tosi ha ragione ,piena ragione,siamo più bravi a produrre politica con questo Ministro?Posizionare gente senza arte ne parte nel mondo politico bianco,nero o grigio che sia e’ demagogia pura ed inutilità dannosa a tutti.Ma la sinistra vuol vivere di rappresentazioni non sapendo che altro fare.Forse dovremmo riflettere sui troppi morti cui la speranza e’ stata con maggior forza venduta grazie a questo grido non gridato.

  5. Antonio Rispondi

    25 novembre 2013 at 21:02

    la kyenge è la peggiore sciagura mai capitata all’Italia, in assoluto (togliatti a parte)

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