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Il grido degli artigiani: se salvate Alitalia, salvate pure noi

Gli imprenditori monzesi non elemosinano assistenzialismo, denunciano l'ennesima beffa: lo Stato soccorre Alitalia, mentre li vessa con tasse e burocrazia, immobile di fronte ai fallimenti. È tempo di esigere

Artigiani«Da oggi ci aspettiamo che Poste Italiane scenda in campo ogni qual volta un artigiano in difficoltà sia prossimo a chiudere la saracinesca della bottega a causa della crisi, per l’insopportabile carico fiscale, per il peso
della burocrazia asfissiante e per la mancanza di credito».

Indignati è perfino dir poco. Come riporta il Cittadino gli artigiani monzesi – per bocca del loro segretario generale Marco Accornero – sono più che giustamente imbufaliti per la scelta di Poste Italiane di partecipare, a suon di milioni (ben 75), all’ennesimo folle salvataggio di Alitalia. Una compagnia fallita da tempo – già dal lontano ’93 come ha dimostrato Giancarlo Pagliarini – che si è voluto tenere in piedi artificialmente con iniezioni di denaro del contribuente. Cosa che del resto si fa anche oggi. La storia dell’azienda privata che ne salva un’altra è una bufala: le Poste sono per il 100% di proprietà del Ministero dell’Economia che gode degli utili ma risponde anche delle eventuali perdite; questo senza contare i finanziamenti statali destinati ai servizi postali.

L’Italia è un Paese dal capitalismo (se così si può chiamare il sistema economico iperstatalista de noantri) strano. Ci sono aziende – come la Fiat, la Monte Paschi Siena, Alitalia e tutte le altre imprese pubbliche – che, qualunque porcata facciano, non possono fallire. Attività economiche che, quando va bene, privatizzano gli utili e socializzano le perdite: già perché, quando va male, di utili da privatizzare o socializzare non ne hanno proprio.

Accanto a queste realtà che invocano l’intervento pubblico in quanto too big to fail c’è una serie sterminata di piccole e medie imprese sane, che non avrebbero bisogno di alcun aiuto se non fosse che lo Stato mette continuamente fra i loro piedi bastoni – chiamati Imu, Iva, Ires, Irap, Tares – che valgono, tutti insieme, il 68,3% del loro fatturato. Ora, secondo il rapporto Sba (Small business act) della Commissione europea nel 2012 le Pmi italiane rappresentavano il 99,9% delle imprese italiane per un totale di 3,81 milioni e 12,2 milioni di posto di lavoro. Come numero di aziende battiamo, di gran lunga, la Germania che ne ha solo 2,06 milioni.

Poste-AlitaliaCome non bastasse, nonostante da noi le Pmi svolgano il ruolo più importante nel fronteggiare la crisi economica, in Italia si preferisce aiutare quelle imprese che han di mezzo interessi politici, strategici, sindacali. Del resto una piccola azienda lombarda che chiude non fa nemmeno più notizia, mentre una grande – specie se pubblica – provoca mobilitazioni da ogni parte. Peccato che migliaia di imprese piccole che muoiono lentamente vogliano dire molti più posti di lavoro persi di una grossa impresa che chiude i battenti.

Per invertire questo trend folle basterebbe fare una cosa semplicissima: azzerare i 35 miliardi annui di contributi pubblici alle attività economiche (vanno quasi tutti a quelle pubbliche, foriere di sprechi e inefficienze) e tagliare 35 miliardi di tasse a tutte le imprese. Sarebbe un modo per incentivare le imprese sane, in un vero sistema concorrenziale. Peccato ci siano di mezzo troppi interessi che non depongono, certamente, a favore dei nostri artigiani.

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di on 12 ottobre 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Il grido degli artigiani: se salvate Alitalia, salvate pure noi

  1. barbara Rispondi

    13 ottobre 2013 at 08:55

    mica siete a monza con i barconi vero ? mica siete i soliti mafiosi che comandano , oppure quelli del terzo sesso vero ? allora arrangiatevi , anzi datevi da fare a portare la vostra attività all’estero , e vivete felici . un letta che si permette di mandare la marina ma non per salvaguardare le nostre coste , ma per andare a prendere a casa loro tutti i terroristi , i musulmani delinquenti , cosa volete da letta e compagni ?

  2. cristiano Rispondi

    13 ottobre 2013 at 22:27

    a VOLTE SPERO CHE BANANOPOLI FALLISCA VERAMENTE ,per far pulizia di tutto l’assistenzialismo e il marciume che pervade la nostra vita, …ma poi penso che in questo paese balordo i soliti furbastri sono al sicuro,sempre e comunque. dunque,che fare??.

  3. Francesco_P Rispondi

    14 ottobre 2013 at 17:02

    Air France-KLM per partecipare all’aumento di capitale esige tagli “pesanti” (2.000+) al personale. Ma sono intoccabili e garantiti perché sindacalizzati. Si rischia dunque un nulla di fatto e maggiori spese a carico della collettività per mantenere in vita un “carrozzone”.
    Gli artigiani non sono una specie protetta dalla CGIL come i fannulloni e quindi, nella logica della sinistra, valgono nulla. O meglio, valgono solo per l’ultimo centesimo (se c’è) che gli si può estorcere appendendoli per i piedi.
    Vi ricordate dello sceriffo di Nottingham? E dei gabellieri medioevali che estorcevano ai servi della gleba persino i semi per il prossimo raccolto? Bene, la sinistra è così.
    Scusate lo sfogo, ma è il minimo che potessi dire.

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