Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Cara Adelphi, tanti auguri e un consiglio: diventa meno snob

«L’editoria come genere letterario», «l’impronta dell’editore». Si potrebbe riassumere in queste espressioni di Roberto Calasso la storia della casa editrice Adelphi, che compie cinquant’anni (fondata nel 1962 a Milano, ha iniziato le pubblicazioni nel 1963 con la collana dei Classici) e festeggia il compleanno in questi giorni con l’uscita nelle librerie dello splendido volume celebrativo Adelphiana 1963-2013.

adelphiBasterebbe elencare il catalogo della casa editrice per far capire che cosa ha rappresentato e che cosa rappresenta Adelphi nella storia della cultura italiana dell’ultimo mezzo secolo. Basterebbe, anzi, un elenco di autori: Nietzsche (di Colli e Montinari), Wittgenstein, Konrad Lorenz, Joseph Roth, Guido Morselli, Hermann Hesse, René Guénon, Pessoa, Elias Canetti, Thomas Bernhard, Bruce Chatwin, Simone Weil, René Girard, Cioran, Simenon, Kundera, Hetty Hillesum, Oliver Sacks, Sciascia, Heidegger, Croce, Nina Berberova, Nabokov, Carl Schmitt, Arbasino, Flaiano, Szymborska, Sandor Marai, Faulkner, Maugham, Mordecai Richler, Goffredo Parise, Stefan Zweig, Irène Némirovsky, Vasilij Grossman, Gershom Scholem, Curzio Malaparte, lo stesso Roberto Calasso, …

L’ambizione di Bazlen e di Calasso era di quella di creare un catalogo che non fosse per generi o generalista, un catalogo che non fosse un ricettacolo di libri tra loro incommensurabili (la Mondadori, che può passare da Sophie Kinsella al Meridiano di Amelia Rosselli) ma un universo culturale unico attraversato da continui rimandi interni. Il sogno era quello di creare un’ “atmosfera Adelphi”, un “genere letterario Adelphi”, un’impronta in grado di dare un senso sinfonico al tutto, al punto che un libraio potrebbe dire: «in questo scaffale stanno i gialli, in quello i romanzi rosa, in quello i libri di storia, in quello i libri di filosofia, in quello gli Adelphi».

Credo che a distanza di cinquant’anni si possa dire che questo sogno si è avverato. In una realtà sempre più a misura di tweet e di instant book, di supermercati editoriali – da una parte – e di self publishing dall’altra, Adelphi mostra l’importanza imprescindibile della mediazione editoriale e culturale di alto livello in un mondo che vorrebbe farne a meno. Il pubblico (la parte colta del pubblico) sa che di Adelphi ci si può fidare, sa che le traduzioni non sono quelle di Newton Compton, sa che prendendo un titolo Adelphi prende un libro destinato a rimanere (credo che Adelphi sia l’unico editore italiano che ristampa tutti i titoli, e non fa mai uscire di catalogo nulla), un libro che è stato scelto e che è parte di un immenso mosaico culturale costruito in cinquant’anni, un libro in cui si riverbera un’atmosfera, quasi un microclima, un gusto e un sapore, un’aria di qualcosa, e questo qualcosa è – appunto – il “genere letterario Adelphi”.

adelphianaTutto questo però ha un prezzo da pagare. Comporta una rinuncia, voluta. I libri Adelphi – compresi quelli di filosofia e di spiritualità orientale – sono praticamente privi di introduzione, di commento e di note a piè pagina. Manca anche una sia pure stringata biografia dell’autore, e spesso – addirittura – si omette la data della prima edizione dell’opera. In contrapposizione a Einaudi – «immagine dell’editore come Sommo Pedagogo» come scrive Calasso ne L’impronta dell’editore – e per contribuire a creare quest’atmosfera unica, come sospesa, come “genere letterario” o costellazione o mosaico in cui il lettore è chiamato alla responsabilità di muoversi autonomamente entrando e uscendo liberamente da innumerevoli possibili porte, non si dice nulla al lettore, al di là del testo originale.

Ma è davvero così? Davvero questo è il prezzo – inevitabile – da pagare? Confesso che questo storia dell’assenza di note e di riferimenti biografici nei libri Adelphi mi ha sempre infastidito. E lo trovo contraddittorio rispetto alla volontà di riaffermare il ruolo forte dell’editore come mediatore culturale (il mediatore si limita a scegliere i testi e poi non aiuta il lettore a capirli e a leggerli?). A parte che la “pedagogia” di Einaudi è sempre stata – comunque la si pensi – di altissimo livello (al di là di qualche eccesso, come la famosa scelta di non mettere la voce “Anima” nell’Enciclopedia), non credo che per mediare il testo con note e commenti si debba per forza essere “pedagoghi” o paternalistici. Lo si può fare in modo non “pedagogico” e non paternalistico. Peraltro – mi sia consentito – se l’alternativa è che il lettore è lasciato del tutto in balìa di un testo (pure di Heidegger!), forse è meglio il paternalismo. Auguri ad Adelphi sperando – per il futuro – in qualche vezzo e in qualche snobismo di meno.

 

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 21 ottobre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Cara Adelphi, tanti auguri e un consiglio: diventa meno snob

  1. cristiano Rispondi

    21 ottobre 2013 at 22:15

    Al di là di critiche più o meno condivisibili, ritengo la Adelphi un eccellente marchio di fabbrica dell’editoria italiana,raramente sono rimasto deluso da un acquisto di questi libri, anche a fronte di prezzi a volte superiori alla norma.

  2. gamma blue 11s black friday Rispondi

    26 novembre 2013 at 20:30

    I like gamma blue 11s black friday i have the actual old classic throughout contry green and delicious chocolate and even micro black color people and so i will be acquiring the particular higher button in the software types around chesnut i absolutly really enjoy gamma blue 11s black friday the are quite great

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *