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Tutta la verità sul caso Harry Quebert. È una figata pazzesca

Quella del 2012 era stata l’estate delle Cinquanta sfumature (grigio-nero-rosso), la trilogia erotica per donne della casalinga inglese E. L. James che a settembre aveva già venduto quasi due milioni di copie solo in Italia (oggi è a 70 milioni nel mondo, e a Londra c’è stato un aumento esponenziale delle chiamate ai pompieri di gente rimasta incastrata con le manette al letto per imitare le performance raccontate nel libro, vabbè…).

81WQ6ql2E2L._SL1500_L’estate del 2013 non ha avuto il bestseller, e i tentativi di imitazione delle Cinquanta sfumature – come la trilogia erotica di Irene Cao Io ti guardo-Io ti sento-Io ti voglio – commercialmente hanno deluso. In compenso è uscito un capolavoro, che è La verità sul caso Harry Quebert del ventottenne ginevrino Joël Dicker (Bompiani, pagg. 783, euro 19,50). Un giallone spettacolare con colpi di scena continui dall’inizio alla fine. Livello narrativo medio-alto dal punto di vista della scrittura, altissimo per trama e intreccio.

La storia è ambientata sulla costa orientale degli Stati Uniti, dove lo svizzero Dicker ha vissuto e torna tutti gli anni. Lo scrittore Marcus Goldman, autore di uno dei maggiori bestseller degli ultimi anni, è in piena crisi da pagina bianca, tallonato continuamente dall’editore, e incapace di iniziare il suo secondo libro. Decide allora di andare a Goose Cove, nei pressi della cittadina di Aurora, nella villa di Harry Quebert, che è stato suo professore all’università e che nel 1976 aveva pubblicato Le origine del male, uno dei testi più importanti della letteratura americana contemporanea. Ma quella che doveva essere una vacanza per ritrovare l’ispirazione si trasforma in tutt’altro, quando Goldman scopre per caso tra le carte di Quebert che il suo maestro nel 1975 (allora trentenne) aveva avuto una relazione con una ragazza di quindici anni, Nola Kellergan, scomparsa misteriosamente proprio il 30 agosto di quell’anno. Siamo nella primavera del 2008, e dopo alcune settimane alcuni fioristi scoprono casualmente nel giardino di Quebert i resti di Nola. Quebert viene arrestato e rischia la sedia elettrica. Goldman si stabilisce a Goose Cove per indagare, mentre il suo potente editore Barnaski gli chiede di scrivere un libro sul caso Quebert se vuole evitare di essere citato in giudizio per inadempienza contrattuale. Da qui in poi succede di tutto.

estratto da instagram @pulcevaleHo letto questo libro appena è uscito (22 maggio 2013) e l’ho finito praticamente in due giorni. Impossibile fermarsi. Da allora lo consiglio a tutti i clienti della mia libreria, e a loro volta i clienti – quando l’hanno letto – lo ricomprano per regalarlo. Sono passati tre mesi e il libro – secondo nella classifica italiana dei più venduti – ha fatto il pieno di recensioni entusiaste, da Augias – che l’ha definito «il miglior giallo in circolazione» – a Antonio D’Orrico, che con il consueto gusto dell’iperbole (questa volta non fuori luogo) gli ha dato 110 e lode su una scala da zero a dieci. A questo punto, con puntualità svizzera come l’autore del libro, svariati guru del web hanno iniziato a scrivere che non è vero niente, che il libro è una boiata o addirittura è «uno dei libri più brutti degli ultimi tempi». Invece è una figata pazzesca (non perdonatemi il termine perché è la verità).

Attendo (temo invano…) che mi segnalino un’opera di narrativa uscita negli ultimi anni che sia a questo livello nei due parametri stile/scrittura e (soprattutto) storia/trama/intreccio (astenersi, per favore, dal citare opere di Philip Roth, Aldo Busi, Alberto Arbasino, Antonio Moresco, Massimiliano Parente, e simili, che sono altro e non sono opere di narrativa in senso stretto). Ma in realtà credo che di fronte a questo libro abbia poco senso provare a spingersi al di sopra (o al di sotto) di una recensione emotiva. È godimento puro.

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di on 23 settembre 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Tutta la verità sul caso Harry Quebert. È una figata pazzesca

  1. mariuccia Rispondi

    15 ottobre 2013 at 14:30

    Diciamo che a lei piace. l’ho letto e se non è una boiata, però è piuttosto noioso, anche non plausibile in certi punti. Vuole qualcosa di meglio? La narrativa thriller svedese. Provi Mankell o Lisa Marklund.

  2. lor_pellegrini@yahoo.it Rispondi

    4 gennaio 2014 at 08:22

    Una figata pazzesca? Capolavoro?
    E’ una gag, ammettilo.
    Non credo che riuscitò a terminarlo. Per esempio: la descrizione e i riferimenti alla “ispirazione” dello scrittore (di qualsiasi scrittore) è disarmante, assolutamente da incompetente. I pensieri che attraversano le mente di alcuni personaggi, non sono realistici e sono trattati come un espediente inefficace e dozzinale. Alcuni discorsi, come ad esempio quelli della madre del protagonista, sono molto sopra le righe e sanno di falso. Meno male che non l’ho comprato: me lo hanno regalato, così non ho il rimorso di aver speso dei soldi per questa cattiva letteratura.

    • Gianluca Rispondi

      25 marzo 2016 at 15:31

      Chiunque abbia un giidizio negativo sul libro è un lettore povero e carente di emozioni. È un libro fantastic, pieno di colpi di scena, che ti tiene incollato dalla prima all’ultima pagina. Lo ricomprerei altre 10 volte.

  3. sabrina Rispondi

    1 febbraio 2014 at 14:30

    La storia d’amore che fa da fondamento è praticamente ridicola.
    Una ragazzina per giunta con problemi psicologici fa innamorare un’uomo maturo. Inoltre il modo di scrivere di questo esordiente e’ piatto e del tutto normale. L’arma vincente e’ stata quella di mescolare date ed avvenimenti in modo da tenere il lettore sulla corda…per poi scoprire che era una cretinata pazzesca- Leggere questo libro dopo Zafon (L’ombra del vento) è stata una mazzata- Probabilmente il Sig. Torriani ha letto poco

    • lorenzo Rispondi

      7 febbraio 2014 at 20:00

      Approvo totalmente.

    • Libreria Torriani Rispondi

      8 febbraio 2014 at 16:04

      – “La storia d’amore che fa da fondamento è praticamente ridicola.
      Una ragazzina per giunta con problemi psicologici fa innamorare un’uomo maturo” [un uomo senza apostrofo]: STRANA AFFERMAZIONE. LA RAGAZZINA CHE FA INNAMORARE L’UOMO MATURO E’ UN CLASSICO DELLA LETTERATURA (E DELLA REALTA’), DA LOLITA DI NABOKOV IN GIU’

      – “il modo di scrivere di questo esordiente e’ piatto e del tutto normale”: NON HO DETTO CHE IL LIBRO E’ INNOVATIVO O SPERIMENTALE SUL PIANO STILISTICO. HO DETTO CHE E’ UNA GRANDE OPERA DI NARRATIVA. DUBITO PERALTRO CHE IL PRIMO CHE PASSA PER LA STRADA RIESCA A TENERE QUESTO MODO DI SCRIVERE “PIATTO E DEL TUTTO NORMALE” PER OLTRE 700 PAGINE…

      – “L’arma vincente e’ stata quella di mescolare date ed avvenimenti in modo da tenere il lettore sulla corda”:PAGE-TURNER, COME SI DICE. LE SEMBRA POCO?

      – “Probabilmente il Sig. Torriani ha letto poco”: ARGOMENTO AD PERSONAM E INSULTO, TIPICO DELLE DISCUSSIONI SUL WEB. COMUNQUE, PER LA CRONACA, FACCIO IL LIBRAIO, E LEGGO MOLTO, PER PIACERE E PER LAVORO. POI CERTO, IN ITALIA CI SONO OLTRE 500.000 LIBRI IN COMMERCIO, NON LI HO LETTI TUTTI, CHIEDO VENIA…

  4. Arya Rispondi

    7 febbraio 2014 at 11:21

    Una bella trama per un bel film… tanta suspance, ma solo un serie di fatti messi insieme a mio avviso, dialoghi semplici e il personaggio che ho trovato più realista è stato l’editore di Markus. Ma sopratutto, volevo commentare la foto dell’articolo, tratta dal libro stesso e volevo chiedere perchè ha scelto di mettere proprio quella frase?secondo lei è quella fondamentale del libro? appena l’ho letta ho pensato alla citazione “Perchè è la perdita la misura dell’amore?” del libro Scritto sul corpo di Jeanette Winterson del 1992.

    • Luigi Torriani Rispondi

      8 febbraio 2014 at 16:32

      – “Una bella trama per un bel film… tanta suspance, ma solo un serie di fatti messi insieme a mio avviso”: BUONA LA PRIMA (“Una bella trama per un bel film… tanta suspance”). NATURALMENTE NON E’ POSSIBILE CREARE SUSPENSE LIMITANDOSI A METTERE INSIEME A CASO UNA SERIE DI FATTI

      – “Ma sopratutto, volevo commentare la foto dell’articolo, tratta dal libro stesso e volevo chiedere perchè ha scelto di mettere proprio quella frase?secondo lei è quella fondamentale del libro?” LA FOTO DELL’ARTICOLO E’ STATA SCELTA NON DA ME (AUTORE DELL’ARTICOLO) MA DALLA REDAZIONE DE L’INTRAPRENDENTE. NON CREDO CHE NEL LIBRO CI SIANO FRASI “FONDAMENTALI”, CREDO CHE CI SIANO TANTE BELLE FRASI, TANTI POSSIBILI AFORISMI, TRA CUI QUESTO (Marcus sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona? No. Perderla)

  5. eleonora Rispondi

    30 giugno 2014 at 23:09

    Io, come lei, ho trovato in questo romanzo una lettura molto affascinante. Oltre a quello che ha scritto riguardo ad uno stile davvero fresco e travolgente (anche io ho completato la lettura in 48 ore, non riuscendo a staccarmi da quel libro e ringraziando il cielo di aver iniziato a leggerlo di sabato mattina), vorrei anche rispondere alle critiche riguardo la storia d’amore. Per quanto possa sembrare banale la storia fra un uomo e una ragazzina mentalmente instabile, quello che risulta affatto banale è che lo scrittore ti induca a parteggiare per “l’approfittatore”. Solo io mi sono soffermata a pensare “Oddio ma sto davvero facendo il tifo per un uomo innamorato di una praticamente bambina?” La cosa che posso dire di aver apprezzato di meno è stata la caratterizzazione del protagonista stesso, mi è parsa troppo semplice. Per il resto niente da dire, un giallo VERO, non un thriller, un “agatha christie” con hastings protagonista. Meritano menzione i dialoghi esilaranti: si sprecano le citazioni, fra le conversazioni telefoniche con la madre e con l’avvocato roth. Sanno di falso? Si beh sono portati all’eccesso e non ci vedo niente di male dal momento in cui essi non sono parte della storia principale. Sono divertenti inframezzi che alleggeriscono la lettura. Ma è soprattutto il finale a lasciare di stucco, in quanto la risoluzione del caso, filo conduttore del romanzo, passa improvvisamente in secondo piano, davanti alla sconvolgente rivelazione del reale autore di le “origini del male”. In conclusione, un bel romanzo, da consigliare, da regalare, ovviamente a qualcuno che non si spaventi dall’apparente “mattone”.

  6. Giovanna Rispondi

    6 settembre 2014 at 19:00

    concordo parola per parola. Erano mesi e anni che non leggevo un libro giallo cosi. Riesce a tenerti incollato fino all’ultima pagina senza mai fermarti.
    Non capisco tutte le polemiche che ne stanno facendo in rete, tipo quelle sulla bambina che é minorenne. Ma a 15 anni già ci s’innamora e si hanno i primi fidanzatini, a chi non é capitato di innamorarsi di uno piu adulto nell’infanzia? a me alle medie piaceva il proff da impazzire. Oggi come oggi a 15 anni fanno già sesso.

    Ma davvero la ragazzina era una con problemi psicologici? non l’ho mai letto da nessuna parte. O mi é sfuggito? O.O

    Un altro che mi é piaciuto parecchio é “non voltarti indietro” di linwood. Mi piacerebbe vedere i film di questi libri.

  7. Elena Rispondi

    29 dicembre 2014 at 20:04

    Il libro mi è piaciuto tantissimo, non è assolutamente una boiata e neppure noioso ! Anzi concordo con il dire che ti tiene con il fiato sospeso fino alla fine.
    Altri che lo hanno letto prima di me, hanno detto che è stato un bel libro!
    Non è semplice scrivere un giallo e tenere il lettore impegnato fino alla fine!
    Chi critica, dovrebbe provare a scrivere un libro, magari fanno di meglio!
    Inoltre ognuno di noi ha un suo gusto personale!

  8. Martha Rispondi

    25 febbraio 2015 at 16:27

    Non credo affatto che questo libro sia noioso o mal scritto, anzi il contrario! Ovviamente ci sono elementi sopra le righe come ad esempio il personaggio della madre, ma credo che sia una sottile ironia verso tutti quei genitori (soprattutto mamme/nonne) che prima di chiederti come stai ti chiedono se avranno presto dei nipotini o delle nuore/generi perchè quello che conta per le persone, compresi i genitori, è il benessere di loro stessi prima di quello di qualsiasi altro. La malattia di Nola invece mi è sembrata geniale perchè è servita come sottile critica alla chiesa e a tutti i suoi funzionari che piuttosto che sostenere i progressi scientifici preferiscono rintanarsi nei loro tabù e vedere il demonio ovunque. La parte finale dove si viene a scoprire che “l’origine del male” è basato su una menzogna è altrettanto accuratamente ricercata per mostrare al lettore come, anche quelli che noi veneriamo come i migliori, in realtà sono persone comuni che sbagliano, mentono e giudicano. Per quanto mi riguarda penso che i gusti siano gusti, ma un libro bisogna anche saperlo leggere ed interpretare. Mai fermarsi all’apparenza, al 90% dietro ogni libro ci sono interpretazione segrete da svelare. Io sinceramente sono rimasta incollata e stupefatta da tutte e 600 e passa pagine. Complimenti all’autore, soldi ben spesi!

  9. Michele Rispondi

    31 maggio 2019 at 00:25

    Io ho letto il libro 3 anni fa e mi è piaciuto tantissimo. Ho appena terminato la serie TV ma le chiedo un chiarimento poiché non ricordo i dettagli. Visto che alla fine Marcus dice la verità su tutto tranne che sui reali autori delle due opere, come si spiega alla luce di questa bugia di Marcus la presenza del manoscritto firmato da Caleb nella tomba di Nola? Non riesco a venirne a capo, grazie!!

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