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La Venezia di Orsoni è a pezzi. Ma si occupa di coppie gay

Come ha fatto notare la nostra Francesca Carrarini il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è incapace di qualsiasi progetto politico degno di questo nome. Così ha lasciato la splendidadiritti lgbt città lagunare al suo destino (non solo il casinò, visto che alcuni bellissimi calli della città sono invasi dalla spazzatura) focalizzandosi – al pari del collega Giuliano da Milano – sul problema che toglie il sonno a tutte le famiglie di imprenditori al collasso, disoccupati e cassintegrati veneti: la discriminazione delle coppie omosessuali.

Ora un amministratore di sinistra può anche sostenere, legittimamente dal suo punto di vista, che l’Italia è indietro in materia di diritti civili. È un’opinione, per carità, legittima al pari di tutte le altre (che però stanno per essere censurate). Ebbene costui non dovrebbe far altro che una cosa semplicissima: raccogliere le firme per un referendum popolare sull’equiparazione della famiglia tradizionale a quella omosessuale. Se nessuno finora l’ha fatto il motivo è semplicissimo: il tema non è certo così sentito dalla maggioranza dei cittadini italiani per cui il rischio “figura di palta” sarebbe dietro l’angolo. Si preferisce, così, agire da una parte agire per vie parlamentari – attraverso maggioranze artificiali e innaturali – e dall’altra promuovendo iniziative locali prive di alcun valore concreto (come il meneghino registro delle coppie di fatto, un vero e proprio fallimento) con l’obiettivo di cambiare, a forza, la mentalità dei cittadini italiani in materia di famiglie omosessuali.

orsoni 1L’ultima genialata la giunta Orsoni è la seguente: la sostituzione, negli atti di iscrizione dei figli all’asilo, dei termini «papà» e «mamma» con «genitori», in modo da non creare discriminazioni. Si tratta di una proposta che è arrivata, per la precisione, dalla consigliere Camilla Seibezzi delegata del sindaco ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni, ad appena un giorno dalla nomina: un’idea che deve aver mutuato dal capo di Stato francese François Hollande che, qualche tempo fa, ha stabilito che su tutti i moduli ufficiali della Republique d’oltralpe dovessero scomparire i termini «père» e «mère» (padre e madre) per lasciare posto agli eloquenti «genitore A» e «genitore B». Non solo: da qualche tempo in Francia vengono arrestati e malmenati tutti coloro che si oppongono pacificamente all’equiparazione totale delle coppie gay alla famiglia tradizionale.

È da da questo bell’esempio di libertà, uguaglianza e fratellanza – probabilmente – che la consigliera della Lista in Comune (la cui priorità è la «diffusione della cultura di genere, per la tutela anche giuridica dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale lgbt») vuol prendere spunto con l’obiettivo dichiarato di «decostruire gli stereotipi di genere, di etnia, di religione, di orientamento affettivo e sessuale». Insomma di rendere tutti uguali, per legge. Non rendendosi conto di distruggere, in questo modo, quelle differenze che si avrebbe intenzione di tutelare. In perfetto stile sovietico.

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di on 2 settembre 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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