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La buona notizia / La Concordia è in verticale grazie a sette aziende del Nord

114mila tonnellate di stazza, 298 metri di lunghezza. Questi i numeri decisivi del parbuckling che ha ipnotizzato e riscattato l’Italia. Dopo l’onta del naufragio di un anno e mezzo fa, il meglio delle imprese e dell’ingegneria italiana ha contribuito a questa incredibile operazione di recupero navale, la più grande della storia. È giusto, a questo punto, vedere che contribuito hanno dato le aziende del Nord a questo momento di orgoglio nazionale.

Costa ConcordiaIl primo passo è stato il distacco della Costa Concordia dalle rocce del Giglio. La rotazione di 24 gradi per disincagliare la nave è stata possibile grazie a 58 martinetti idraulici costruiti da un’azienda di S. Ilario di Renza, la Fagioli Spa (con uffici in tutto il mondo). Sessanta anni di esperienza nel campo dei trasporti e dei sollevamenti eccezionali, era nata nel 1995 ad opera di Giovanni Fagioli come azienda di trasporti. Nel corso dei decenni, ha accumulato un expertise di valore mondiale, con standard di sicurezza tra i più alti sul mercato. Dei 58 martinetti usati al Giglio, 36 sono stati fissati sui cassoni, 22 sulle torri di ritenuta. «Il cuore del progetto di rotazione», è stato definito. Una commessa da 20 milioni di euro.

È stata invece la Fincantieri a costruire i cassoni a forma di parallelepipedo e i blister tank che hanno avvolto la prua. Il contributo dei cantieri di Genova, Ancona, Palermo e Napoli è stato fondamentale per rimettere in asse la nave, e sarà decisivo anche per farla tornare a galleggiare. Per portare a termine questa commessa da circa 60 milioni di euro ci sono voluti quattro mesi di lavoro: costruzione e carpenteria metallica ai massimi livelli, per l’azienda controllata da Fintecna e con sede a Trieste.

costa concordiaAltro passaggio decisivo: la perforazione del sottosuolo. Qui è intervenuta la romagnola Trevi, fondata nel 1957 a Cesena da Davide Trevisani. Sono tra i primi al mondo nell’ingegneria del sottosuolo. Qualunque cosa ci sia da scavare, mare o terraferma, loro ci sono, con centinaia di progetti in tutti i continenti: 36 società controllate e 45 sedi. Al Giglio, hanno permesso l’ancoraggio al fondo marino le torri di ritenuta. Una commessa, per la Trevi Spa, di 5-20 milioni di euro.

Le torrette rosse erano sostenuti da blocchi chiamati anchor block, di acciaio. A costruirli ci hanno pensato i tecnici della Nuova Olmec, con sede a La Spezia, e una lunga esperienza in lavori off-shore per piattaforme petrolifere, sealine e pipeline. La loro commessa gli è valsa circa 5 milioni di euro.

Il falso fondale invece è stato costruito da altre tre aziende italiane, che hanno messo a punto la piattaforma e i pali: la Rosetti, la Cimolai e la Gas & Heat. La Rosetti è di Ravenna, e si occupa di soluzioni per le industrie di petrolio e gas, con operazioni in Asia Centrale, Medio Oriente ed Europa. La Cimolai è friulana, ha sede a Pordenone ma con stabilimenti in tutto il nord Italia. Fanno di tutto, dai ponti agli stadi passando per gli scafi. E poi c’è la Gas&Heat, di Pisa. Sono leader nella costruzione, fornitura ed installazione di impianti del carico per navi gasiere destinate al trasporto marittimo di gas liquefatti.

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di on 21 settembre 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La buona notizia / La Concordia è in verticale grazie a sette aziende del Nord

  1. peter46 Rispondi

    21 settembre 2013 at 13:15

    Complimenti alle aziende del nord…e grazie a Fincantieri di aver permesso alle maestranze di Ancona,Napoli e Palermo di dimostrare l’eventuale loro capacità nel caso in cui gli “”venga concesso il permesso di dimostrarla””….prima o poi arriverà il momento che è tutta l’Italia a contribuire….

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