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Il nonsense di una Lega a guida Tosi-Salvini

La spartizione pare fatta: Matteo alla segreteria, Flavio a Roma. Le variabili sono Bossi (troppo retrò) e Giorgetti (troppo poco mediatico). Ma il punto è che i due pupilli di Maroni incarnano due idee diverse di partito, e di Paese
Lega faccine

In alto: Matteo Salvini, Maroni e Bossi, Marco Reguzzoni
In basso: Flavio Tosi, Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia

L’accordo è a un passo: Matteo Salvini segretario della Lega e Flavio Tosi candidato premier. Così i due pupilli di Maroni potrebbero spartirsi il potere e coltivare le rispettive ambizioni. Anche se hanno idee diverse. Salvini è affezionato al Carroccio e non vorrebbe accantonarlo in un amen. Tosi è convinto sia utile spedire in soffitta l’Alberto da Giussano e creare un nuovo contenitore. Salvini sogna la Padania libera e non strinse la mano all’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Tosi è gelido sulla secessione e ammira Giorgio Napolitano. Insomma, i due giovani rampanti della Lega sono come il giorno e la notte. Anche la gestione del partito nelle rispettive regioni, Lombardia e Veneto, è stata differente. Salvini ha pensato di cacciare i rivali interni ma alla fine s’è impantanato nei regolamenti. S’è preso delle critiche per il suo feeling coi fedelissimi dei Giovani padani. È bravo in tv ma poco abile nel dirimere le faccende interne. Tosi è andato avanti come un bulldozer. Espulsioni a raffica, sezioni commissariate, guerra senza sconti ai critici, Luca Zaia compreso. Salvini, però, ha la medaglia della vittoria di Maroni in Lombardia. Tosi vanta il successo personale alle comunali di Verona ma da quando è al timone della Liga i risultati sono stati disastrosi. Male le Politiche, peggio le Amministrative. Nel primo caso i grillini hanno prosciugato i consensi padani, nel secondo è caduta la roccaforte di Treviso e le liste Tosi schierate nel Veronese sono andate male.

Eppure sono loro i colonnelli in ascesa e che potrebbero influenzare i prossimi mesi del partito, Umberto Bossi permettendo. Perché se Maroni sta lavorando a una candidatura unitaria (Salvini), il Senatur non intende mollare e potrebbe scendere in campo in prima persona. Rovinando i piani di via Bellerio. E contrastando indirettamente quelli di Tosi, suo acerrimo nemico che l’uomo di Gemonio definì «stronzo» e «fascista». Flavio è così insopportabile all’Umberto che quest’ultimo ha già detto che alle eventuali primarie del centrodestra gli preferirebbe Marina Berlusconi.

Insomma, tanto per cambiare il Carroccio è agitato. Il congresso che inizialmente doveva celebrarsi il primo dicembre slitterà di almeno due settimane. La pratica è sulla scrivania di Roberto Calderoli: sta faticando per trovare palazzetti disponibili. In più Bossi spinge per spostare ancora più in là l’appuntamento. Alcuni dei bossiani più in vista, da Giuseppe Leoni a Marco Reguzzoni, al momento non si stanno esponendo. Non si sono fatti vedere neanche alla recente festa provinciale della loro Varese: quando in programma c’era il comizio di Bossi è stata avvistata solo la sorella dell’ex capogruppo, Paola. Ben più attivi, in altre province o regioni, altri bossiani come il ligure Giacomo Chiappori, il brianzolo Marco Desiderati, la padovana Paola Goisis, la bresciana Monica Rizzi. Alcuni di loro sono stati espulsi dalla Lega maroniana ma non intendono mollare. Di sicuro stanno tutti ragionando sul futuro.

Dato che l’obiettivo del prossimo congresso è una candidatura unitaria per azzerare le tensioni, ed è un traguardo condiviso dal Senatur, non sarà facile pescare un nome gradito a tutti. Forse il solo Giancarlo Giorgetti, che piace a Gemonio ed è stimato da Maroni. Non va d’accordissimo con Reguzzoni ma è riuscito a guidare il Carroccio lombardo per un decennio evitando spargimenti di sangue. Giorgetti potrebbe spuntarla anche per la freddezza di alcune province nei confronti di Salvini, che a Varese o Bergamo non tutti amano. In queste critiche c’è chi ci vede anche lo zampino di Calderoli, tutt’altro che rassegnato a un ruolo di comparsa. Al momento, il capogruppo alla Camera giura di non volersi prendere il partito. E comunque va ricordato che pure all’ultimo congresso c’era un candidato unico (Maroni) ma i mal di pancia erano evidenti. Allora come oggi. Fotografia del momento, per riassumere: Matteo resta favorito, anche per il patto con Flavio. Maroni ci spera, Bossi resta un’incognita, Giorgetti è un’opzione concreta. Andasse come desiderato da Bobo, sarà curioso vedere come coesisteranno il padano Salvini a Milano e l’italiano Tosi a Roma…

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di on 11 settembre 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il nonsense di una Lega a guida Tosi-Salvini

  1. peter46 Rispondi

    11 settembre 2013 at 14:43

    Chissà che non mi sia persa qualche puntata.Salvini alla segreteria(affari loro),Tosi a Roma…ma a fare cheee!Ma che siano seri…partecipare è Democrazia,in coppia con la Meloni va anche bene…ma mai dimenticare di tenere i piedi per terra.Per ora sappiamo solo che Tosi,oltre Verona,non sa che esiste un’altra Italia.Stesso discorso per la Meloni oltre Roma:impareranno che “a giù” e “a giù giù”di Roma c’è anche l’Italia?E senza comprenderlo si può solo partecipare…e se è solo questo il loro ‘orizzonte’…

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