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Caro Veneziani, navigare Controcorrente è liberale

Statua della libertàNon so se Marcello Veneziani sia, come afferma oggi in prima pagina, “probabilmente controcorrente anche all’interno di Controcorrente”, la manifestazione de il Giornale che riunisce in questi giorni a Sanremo politici e opinionisti legati al quotidiano fondato da Indro Montanelli (che quel nome aveva scelto per una sua pungente rubrica di prima pagina). Certo, se così fosse, non me ne meraviglierei: che da quelle parti politiche alligni oggi più libertà intellettuale e amore per la diversità culturale che altrove lo sperimento ogni giorno direttamente. Fatto sta che è nella sostanza che la provocazione intellettuale di Veneziani mi sembra non funzionare. Egli dice che oggi il termine “liberale dice poco o nulla in ordine al proprio non-conformismo”. Ma io sono convinto talmente tanto del contrario che fra una decina di giorni sarò in libreria con un volume che mette a tema il liberalismo come filosofia, e quindi proprio come spirito critico e critica del conformismo (Liberalismo senza teoria, Rubbettino).

“Viviamo da decenni in un’epoca liberale”, scrive Veneziani, almeno dai tempi di Reagan e Thatcher. E qui bisogna intendersi. Certo, quell’epoca c’è stata, ha informato di sé lo “Spirito del tempo”: è durata giusto un trentennio, e gli storici l’hanno opportunamente denominata del “neoliberismo”. Va infatti sottolineato che più che il liberalismo ha trionfato la sua forma economica, e fra l’altro in una versione del tutto nuova rispetto a quella classica: più che sulle capacità e sull’etica dell’imprenditore, l’accento nella retorica che ha dominato è caduto sul “lasciar fare” che poi nella fattispecie erano soprattutto astratte forze finanziarie. Una stagione esagerata forse, ma che ha avuto la sua ragion d’essere storica nella necessità di riequilibrare la barra dei nostri Stati che il trentennio precedente, quello detto del “periodo d’oro della socialdemocrazia”, aveva fatto pericolosamente virare in direzione opposta al mercato. Oggi, diciamo almeno dai massicci interventi di Obama nel 2008 a salvataggio delle banche in fallimento, quell’epoca è irrimediabilmente finita. E che lo spirito del tempo abbia cominciato a soffiare in tutt’altra direzione lo dimostra, se non altro, l’assegnazione del Premio Nobel a due economisti sicuramente ostili al neoliberismo come Stiglitz e Krugman.

Ma la domanda che bisogna porsi è: tutto questo, il neoliberismo cioè, come è stato vissuto in Italia? Che incidenza ha avuto sulla politica e lo spirito pubblico del nostro Paese? A parole, è vero, tanti riconoscimenti formali: il termine liberale, sia nella sua accezione di sostantivo sia in quella di aggettivo, è diventato di moda, anzi una specie di passaporto universale di autocertificazione. Nei fatti però non solo non si è visto o realizzato nulla o quasi di caratterizzato in senso liberale e nemmeno liberista, ma si è più radicalmente assistito alla retrocessione del nostro Paese da entrambi i punti di vista: sia economico, voglio dire, sia civile. Da una parte, infatti, le posizioni di rendita, le caste, le corporazioni, i protezionismi, hanno delineato un vero e proprio e asfittico regime di pluralismo collusivo e non competitivo come dovrebbe essere in una società di libero mercato; dall’altra, lo spirito pubblico egemonizzato dalla cultura di sinistra, scoloritasi rapidamente la frettolosa riverniciatura liberale, è ritornata presto a quella sua più profonda essenza perfezionistica e paternalistica che dello spirito liberale è il perfetto contrario. È quest’ultimo oggi il “nuovo conformismo”, per usare l’espressione del sociologo ungherese Frank Furedi: un sinistrismo radicaleggiante e democraticistico che vuole affidare allo Stato il compito di realizzare la sua ideologia (nulla a che vedere per intenderci con il realismo politico del vecchio marxismo che, pur essendo illiberale, conservava una sua dignità). L’ideologia dominante la quale è composta di un mix che comprende, oltre alla mai sopita pulsione anticapitalistica (che prende oggi le forme del “benecomunismo”), un “politicamente corretto” che fa proliferare i diritti e discrimina in positivo individuando gruppi da proteggere e tutelare addirittura attraverso la reintroduzione del fascistico “reato di opinione”.

Marcello VenezianiOra, compito del liberale non è forse quello, ancora una volta, di andare contro questo “spirito del tempo”, smontando le idee e le frasi fatte, ciò che il potere (quello vero o effettivo) ci vuole far passare per acclarato e autoevidente. Ma che, possiamo aggiungere, tale non è se serve concreti interessi e accredita surrettiziamente lobby e gruppi di potere che altrimenti non ne avrebbero. In una parola: l’“ecumenismo liberale” di cui parla Veneziani, ammesso pure che in Italia ci sia stato, è stato sostanzialmente un “ecumenismo parolaio”. E comunque oggi non c’è più nemmeno quello. Quanto poi a destra e sinistra, i concetti su cui Veneziani vorrebbe fondare l’anticonformismo e il suo contrario, esse sono distinzioni empiriche, storiche.

Oggi chi è più progressista, per fare solo un esempio, la “sinistra” forcaiola e conservatrice (in primo luogo della Costituzione) o la “destra” garantista e libertaria? L’anticonformismo è e rimane pertanto, a mio avviso, un, o meglio, il concetto liberale per antonomasia. Ma sia beninteso: il liberalismo non è un sostantivo, cioè non è un certificato che centrali autorizzate possono rilasciare o meno a qualcuno una volta per sempre. Liberale è un aggettivo cangiante, mutante: chi oggi adempie una funzione liberale, domani potrebbe non adempierla più; e così pure, il contenuto liberale di oggi può diventare il nuovo conformismo del domani. Come dico nel mio libro, il liberalismo non è altro che la lotta sempre diversamente atteggiata per conquistare per sé e per gli altri nuovi e più ampi spazi di libertà. Cosa che si fa sempre e solo navigando Controcorrente.

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di on 6 settembre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Caro Veneziani, navigare Controcorrente è liberale

  1. Filippo Rispondi

    7 settembre 2013 at 16:05

    È vero ,vi è un abuso quasi violento del termine liberale ….. se chiedessimo anche ad un fondamentalista ci direbbe che anche lui in qualche modo si sente liberale..Non siamo usi trattare dell’uguaglianza universale nei diritti e di tutte le diversità che ne derivano e ci fanno liberi…. come del connubio tra libertà e proprietà che è in fondo l’affermarsi della teoria liberale, e più ancora della riconoscibilità liberale che si traduce nelle tassazioni o nella conduzione della finanza pubblica e poi non siamo portati a chiederci quanto esser liberali e’ dare respiro a vite democratiche.

  2. SILVANO Rispondi

    9 settembre 2013 at 14:02

    Povero MONTANELLI,si sta girando nella tomba!!!

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