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Appello per un Contro-Risorgimento. Cosa ci insegna la Catalogna

indipendenzaQuali sono le implicazioni di questo’ultimo 11 settembre catalano, di questa “Diada” che ha visto snodarsi una catena umana di 400 chilometri di persone, da un estremo all’altro del Paese? Che cosa può generare questa nuova massiccia manifestazione popolare in occasione della festa nazionale dei catalani, una mobilitazione di persone assai diverse per convinzioni politiche ma unite dal desiderio di votare per la propria indipendenza? Quale Europa potrebbe iniziare a vedere la luce a partire da qui?

Sono domande a cui non è facile rispondere, dato che la situazione politica è complicata e incerta. Perché se da un lato il governo spagnolo, quello di Mariano Rajoy, s’oppone con forza a ogni ipotesi di consultazione popolare, il tema della “Consulta” rimane centrale e in qualche modo ineludibile. Nei giorni scorsi il presidente della Generalitat catalana, Artur Mas, aveva ventilato la possibilità che il referendum si potesse tenere solo nel 2016, ma all’indomani della manifestazione popolare il portavoce del suo stesso governo, Francesc Homs, ha sostenuto che entro il 2013 verranno definiti il quesito referendario e la data del voto. È difficile che si accetti di spostare tanto avanti la consultazione dei cittadini. Ormai il dret a decidir (diritto a decidere) è al cuore delle attese di larga parte del Paese.

Sullo sfondo è facile riconoscere uno scontro epocale. Abbiamo infatti una monarchia spagnola con molti secoli alle spalle e un nazionalismo tra i più ottusi, cui si oppone un’ampia maggioranza catalana (da destra a sinistra) la quale chiede che a risolvere la questione sia il voto popolare, permettendo la nascita di uno Stato indipendente. In sostanza, i catalani chiedono di poter essere consultati: difficilmente sarà negata loro questa possibilità senza una specie di ritorno al franchismo e senza una palese violazione del diritto di autodeterminazione dei popoli. Nel parlamento di Barcellona il 70% dei rappresentanti vuole che si abbia il referendum e una percentuale anche maggiore si ritrova all’interno della società. In questa situazione, per i difensori dell’unità spagnola la situazione si è fatta molto difficile. La manifestazione di mercoledì è stata pacifica, festosa e sorridente: in che modo il potere statale potrà negare questa elementare richiesta di democrazia? Lo scenario politico catalano, per giunta, potrebbe mutare al più presto. Oggi la Esquerra Republicana de Catalunya sostiene il governo di Mas, garantendo i voti decisi, ma non è parte dell’esecutivo. È possibile che questa situazione cambi, soprattutto se il leader della sinistra indipendentista Oriol Junqueras i Vies vuole che venga davvero rispettato il patto di alcuni mesi fa, che fissava per il 2014 (tre secoli dopo l’occupazione spagnola) la convocazione del referendum.voto

A Barcellona è comunque in gioco molto di più che la sopravvivenza dell’unità e della sovranità spagnole, dal momento che l’ipotetica disgregazione di questo Stato metterebbe in seria difficoltà molte altre realtà occidentali. In una fase storica che sta vedendo crescere di continuo il numero degli Stati, molte istituzioni ereditate da un passato di guerre e conquiste territoriali aggregano realtà culturali, economiche e storiche assai diverse tra loro. L’esito è una massiccia redistribuzione da un’area all’altra, che danneggia tanto chi paga (come nel caso della Catalogna) quanto chi riceve montagne di sussidi assistenziali (come nel caso dell’Andalusia): una situazione che generazione rabbia e insoddisfazione soprattutto, ovviamente, tra chi si vede sottrarre una parte rilevante di quanto produce. Come si uscirà da queste tensioni è difficile dirlo. Il futuro è aperto per definizione e sbaglia chi s’illude di poter delineare tendenze storiche irresistibili e fatali. Si deve però considerare la possibilità che il terzo millennio possa davvero essere caratterizzato da un “contro-Risorgimento” europeo che veda la rinascita dei governi locali e il disgregarsi di entità politiche che governano decine di milioni di persone e più. Non a caso proprio in queste ore vi sono forti resistenze, nel Consiglio regionale del Veneto, di fronte alla proposta di dare alla popolazione il diritto di esprimere la propria opinione: e sono resistenze che uniscono il Pd e la parte più illiberale del PdL. Quanti pensano che l’eventuale nascita di Catalogna, Fiandre, Scozia o Veneto quali stati indipendenti possa però rappresentare un regresso sbagliano davvero: ragionano per slogan e sono prigionieri di miti ottocenteschi. In linea di massima, i poteri più piccoli sono meno oppressivi. Nell’Europa odierna, le libertà non sono ben tutelate nelle vaste lande della Russia, ma al contrario nei piccoli cantoni svizzeri o ad Andorra, in Liechtenstein e in Lussemburgo. Bassa tassazione e bassa regolazione sono tratti fondamentali delle comunità politiche di limitate dimensioni, sottoposte a una forte pressione concorrenziale. Un’ipotesi di questo tipo, ovviamente, disturba i manovratori e inquieta gli uomini politici e i gruppi d’interessi a loro legati. L’Europa degli Stati nazionali e della Ue, che è una loro creazione, si basa sul persistere di un dominio che lo sfaldarsi delle istituzioni ereditate dall’assolutismo e dal nazionalismo metterebbe in discussione. I beneficiari dei poteri statali che oggi vivono in modo parassitario faranno di tutto per frustrare ogni prospettiva libertaria.

Per questa ragione, in Catalogna si sta giocando una partita cruciale: che riguarda tutti noi. Se il Novecento è stato il secolo di Stati criminali e di guerre determinate a distruggere il proprio oppositore (elevato al rango di “nemico ideologico”), l’ipotesi di costruire un ordine internazionale più pacifico, plurale, variegato e popolato da istituzioni più piccole, meno oppressive e più giuste passa tramite processi che riconoscano il diritto di votare. E questo vale in Catalogna e non solo lì.

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di on 13 settembre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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