Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Al festival del filosoficamente corretto c’è la solita compagnia di giro

festival2Qual è il rapporto fra la cultura e gli eventi culturali, in particolare fra la cultura e i festival che in questa stagione portano migliaia di visitatori nelle piazze italiane? Mi pongo questa domanda con sempre più insistenza, soprattutto quando scorro i programmi delle manifestazioni che vanno per la maggiore. Limito il mio discorso alla filosofia, essendo il mio campo di specializzazione. E prendo ad esempio il festival che si svolge tradizionalmente a Modena, Carpi e Sassuolo e che quest’anno (dal 13 al 15 settembre) avrà per tema l’amare (lo stesso discorso si potrebbe fare però anche per il Festival della Mente, giunto alla X edizione e svoltosi a Sarzana lo scorso weekend). Se l’amore è una tensione verso qualcosa che ci manca e che è altro da noi, così come la filosofia è amore e tensione verso il sapere, qui in verità non c’è nulla più a cui mirare o da raggiungere: la pace e la serenità del “buon democratico” è già qui fra noi. Sì, perché lo avete capito: per essere ammessi al consesso modenese bisogna pensare come è giusto che si pensi, cioè entro le coordinate rigide e ben definite del “politicamente corretto” di sinistra che si spaccia per cultura ma che in verità ne è solo un surrogato pallido. È una cultura a metà quella che qui si vuole spacciare per tale: una “mezza cultura”, anche nel senso della MidCult di cui parlava negli anni Cinquanta un intellettuale di sinistra sì, ma libertario e anticonformista, come Dwight MacDonald.

Gli organizzatori sanno come fare a non disturbare troppo i sogni dell’ “altra Italia”, a cominciare da quel gran navigatore che risponde al nome di Remo Bodei (presidente del comitato scientifico). Come spiegare altrimenti il fatto che, senza nulla togliere alla sua perizia storiografica, in tanti anni di onorata attività si è sempre trovato dalla parte giusta e certificata dalle centrali del consenso intellettuale (Repubblica, Il Fatto, l’editore Laterza, MicroMega, e via dicendo). Cioè dalla parte di un buon senso democratico che, come sarà ampiamente dimostrato anche quest’anno a Modena, sa cosa dire e ha una parola giusta e rassicurante (tanti pannicelli caldi!) su ogni questione o tematica in lato senso umana. Nel paniere dei protagonisti non una voce fuori dal coro, non un irregolare o un eccentrico. Vagli a spiegare a costoro che la cultura è spirito critico, che deve sapere spiazzare (la filosofia diceva Aristotele nasce dalla meraviglia) e farci vedere le cose da un’altra e diversa prospettiva: darci sconferme piuttosto che conferme, dubbi e non certezze. D’altronde, che lo spirito liberale, che da questo punto di vista coincide con quello filosofico, sia del tutto assente nei pensatori che vanno per la maggiore lo dimostrano, da una parte, le reazioni che hanno ad ogni minima critica (chi scrive ne ha fatto tante volte le spese); dall’altra, l’insistenza sulle tematiche dell’anticapitalismo, che, come ha scritto Ernesto Galli Della Loggia, è una sorta di pedaggio da pagare al buon senso comune. Poi al tutto, per fare una minestra gradita, è necessario aggiungere sempre e comunque, anche quando non c’entra, uno spruzzo di antiberlusconismo, fosse anche solo una frecciatina contro il “Cavaliere dalla trista figura”. Il tutto in nome di quella Italia “civile e democratica” che venti anni di manipolazione televisiva avrebbero prepotentemente insidiato.

Ora, la sfacciataggine degli organizzatori è così pronunciata che non solo non hanno invitato nessun filosofo riconducibile in qualche modo al centrodestra o a una prospettiva liberale, ma hanno voluto premiare tutti ma proprio tutti i rappresentanti del pensiero corretto stabilito e certificato: ci sarà perciò Cacciari, ma anche Galimberti, a cui sembra perdonato ogni plagio in virtù della comune appartenenza; Esposito, ma anche Recalcati (uno strano soggetto di studioso che sulle pagine di Scalfari legge da un po’ in chiave psicoanalitica i comportamenti di Berlusconi); monsignor Paglia, che da sempre tanto piace a sinistra, ma anche Elena festivalPulcini. Non poteva poi mancare Michela Marzano, la filosofa dell’ovvio banale, una sorta di Liala del pensiero, forse per questo promossa deputato dal leader mai realizzatosi Bersani (quanti danni ha combinato!). E se il messaggio non fosse chiaro ci sarà pure Gramellini, una sorta di Jovanotti del giornalismo, certificato intellettuale da quel furbacchione che risponde al nome di Fazio. E, last noy but òleast, ci sarà niente meno che Lui: l’esimio, inconfondibile, travolgente, Uomo del destino, Stefano Rodotà. Il quale non è un filosofo, ma che fa? Visto che è il teorico del “diritto ad avere diritti”, accordiamogli con tranquillità pure questo. Giusto infine per dare al tutto un tocco di internazionalismo, non potevano poi mancare Augé e Bauman, due simpatici vecchietti che da un po’ non studiano più ma amano passare questa stagione in Italia a spese degli enti locali, membri esterni ma a tutti gli effetti della “compagnia di giro” itinerante di cui qui si parla.

Ennio Flaiano, alla visione di questo andazzo, avrebbe forse detto che in Italia ci sono due tipi di sottocultura: l’incultura di massa e l’incultura, ahimé ben remunerata, di chi vuole sfruttare e non educare la povera massa.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 3 settembre 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Al festival del filosoficamente corretto c’è la solita compagnia di giro

  1. Lisa Rispondi

    3 settembre 2013 at 20:17

    Bell’articolo.

  2. Enzo Rispondi

    4 settembre 2013 at 09:28

    Pezzo articolato e colto…bravo articolista.Le subculture fanno certo parte e compongono una cultura geograficamente più vasta ed hanno anch’esse la loro dignità d’esistenza.Quella della sinistra storica e presente e’ altra cosa,e’ accredito personale di chi si ritiene portatore di conoscenza e verità ,e’ una sorta di fondamentalismo estetico contro subculture d’altri..è questo e’ gravuccio…E d’altra parte accreditare liberalità alla sinistra e’ improprio,questi forti personaggi che sanno leggere e scrivere,solo loro,rifiutano la possibilità che altri senza la loro tessera ragionino poco poco,e vanno comunque esclusi con qualsivoglia mezzo..Esiste comunque negli anni un mancato acrredito al mondo infinito e meraviglioso della mente della sedicente destra….un bel recupero e’ ancora possibile.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *