Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Giovanni Cocco insegna che scrittore non si nasce, si diventa

Da libraio sento spesso lamentare una presunta scarsa rilevanza del panorama letterario italiano degli ultimi anni. Altri, poi, sono ancora più categorici, e in una sorta di “superstizione delle origini” di adorniana memoria (ciò che viene prima è migliore di ciò che viene dopo; adorno: terminologia filosofica) leggono solo libri usciti da venti e più anni.

Personalmente, come lettore, mi regolo in questo modo: leggo le novità come se fossero (potenziali) classici, e leggo i classici come se fossero (potenziali) novità. Ci sono dei classici che trovo letterariamente deboli, e dei libri usciti negli ultimi sei mesi che trovo potentissimi, e che hanno i numeri per diventare in futuro dei classici.

la cadutaSe volete un buon nome da segnarvi in agenda ve lo do: Giovanni Cocco. Classe 1976, nato a Proserpio e ora residente a Lenno, Cocco è il primo scrittore comasco della storia a entrare nella cinquina del Campiello (nella finalissima del 7 settembre sapremo se da vincitore). Ha esordito nel 2004 con Angeli a perdere, una raccolta di racconti firmata con lo pseudonimo springsteeniano di Johnny 99, e uscita per l’editore milanese No Reply con un cd dei Sulutumana in allegato (eccezionali i racconti Arsenio e Marcucci srl). Nove anni dopo – nel 2013 – il grande salto con La Caduta e Ombre sul lago. La Caduta, «il romanzo italiano più coraggioso degli ultimi 20 anni» come l’ha definito il critico letterario Gian Paolo Serino, uscito con una tiratura iniziale di 2.000 copie per l’editore Nutrimenti (la migliore casa editrice tra quelle medio-piccole in Italia), penso che abbia stabilito il record di consensi della critica nelle prime settimane dall’uscita, fino alla consacrazione del Campiello. È un romanzo sulla Crisi, nel senso più ampio del termine, dalle banlieu parigine a Lemhan Brothers, il crollo della Grecia, la donna nell’Islam, gli attentati islamici a Londra, le cliniche psichiatriche, l’uragano Katrina, la disoccupazione, gli attentati terroristici di Breivik in Norvegia.

Poi, ad aprile, Ombre sul lago per Guanda (con diritti venduti in nove Paesi ancora prima della pubblicazione), pregevole noir all’italiana ambientato sulla sponda occidentale del lago di Como (la sponda opposta rispetto alla Bellano di Vitali), scritto a quattro mani da Cocco e dalla moglie Amneris Magella. A inizio 2014 uscirà Il tempo si è fermato per Feltrinelli, poi le puntate successive della serie del commissario comasco Stefania Valenti iniziata con Ombre sul lago e i tre libri che completeranno il ciclo di Genesi. Romanzo totale, di cui La Caduta è la prima parte.

Conoscendo personalmente Cocco, so che tutto questo non è un miracolo. Incontro sempre più spesso delle persone che vorrebbero diventare scrittori o scrittrici. Ma lo scrittore non è come il portiere di Totò: scrittori si diventa, non si nasce. Viviamo in un Paese dove gli aspiranti scrittori sono più dei lettori forti (chi legge almeno un libro al mese) e immensamente di più dei grandi acquirenti di libri. Giovanni Cocco, che peraltro negli anni ha fatto di tutto (laurea in Storia, cameriere, imbianchino, operaio, barista, giornalista free-lance, letturista dei contatori, agente immobiliare,…), prima di essere un grande autore, è da vent’anni una persona che studia e che compra e legge moltissimi libri. Oggi è scrittore e consulente editoriale. Ma non lo è certo diventato così a caso dall’oggi al domani. Invece vedo troppi aspiranti scrittori che leggono tre libri all’anno, nemmeno comprano un manualetto di scrittura creativa o un Bignami per imparare le tecniche narrative, e credono di avere nel cassetto un manoscritto che cambierà la storia della Letteratura. Poi pubblicano per qualche editore a pagamento, buttano via cinquecento euro e oltre con «acquisto di un quantitativo minimo di copie da parte dell’autore», maledicono una presunta “ingiustizia” o “assenza di meritocrazia” dell’editoria italiana, infine si deprimono e non scrivono né leggono più per il resto dei loro giorni. Cocco ha ricevuto molti rifiuti prima di sfondare. Quando poi ha sfondato – meritatamente – tutti hanno capito che c’era della sostanza. Ma questa sostanza non era una fantomatica ispirazione da genio romantico. Era lavoro e  passione vera per i libri, coltivata per anni, ogni giorno.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 10 agosto 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *