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C’è un prof. “degli abusi”. Ci son le vittime. Poi, Riccardo

AbusoE non lo dovrei dire, perché non si dovrebbe fare. Perché ricorrere alla violenza significa perdere sempre, ché non è una soluzione possibile, giusta. Ma giusti non si può essere in modo infallibile se si è umani, specie di fronte alla bestialità. E non lo dovrei scrivere ma credo che avrei potuto essere io, Riccardo. Non riesco, non mi riesce di vedere la colpa in lui, nella sua aggressione a quel professore accusato di avergli molestato il fratello disabile. Perché, posto che la giustizia farà il suo corso, che un processo sta prendendo lentamente forma (sempre troppo lentamente, in Italia), Emilio Cella a Chiavari vive da uomo libero. Eppure Riccardo lo ha visto in quei video più e più volte, nelle immagini raccolte dai carabinieri nella scuola media di Cogorno. E non ci puoi dormire su, non puoi scordare il dolore e il peso sul petto che ti costringe a un urlo continuo per averlo affidato alla persona sbagliata, il tuo fratellino. Più fragile di altri, della norma, lui che della norma non fa parte. Un docente di sostegno che lo strattona, lui come altri, lo getta a terra, ci passeggia sopra. Di sostegno, quello che doveva aiutarlo ad aprirsi al mondo, dannazione. Il disprezzo, la cura che si trasforma in violenza. Gli occhi indifesi di chi di difese non ne conosce a subire. Ancora e ancora. No, non posso vedere la colpa in Riccardo, che non avrebbe dovuto, certo. Non riesco ad affermare che il grembiule della cucina del ristorante non lo avrei lanciato anche io, vedendo il Cella passare davanti al vetro giorno dopo giorno. Perché lo stomaco ribolle e la gola si strozza e l’ossigeno non t’arriva più al cervello e la vista s’annebbia. Il terrore nello sguardo di tuo fratello, gli abusi, le richieste d’aiuto mai urlate. Riccardo è uscito da quella cucina è le mani addosso gliele ha messe, e la civiltà se l’è messa in tasca. E forse ha anche pensato di spegnerlo lì, quell’uomo a suo avviso capace di disumanità.

E io dovrei ma come faccio a dire che la norma va rispettata, che avrebbe dovuto resistere, masticarsi le viscere e mandare giù. Non si può. Perché chi tocca un disabile non riesco a inquadrarlo come roba diversa dalla bestia. E tutto va accertato in via definitiva e forse il tribunale racconterà una verità differente, magari il professore è innocente, è stato un errore. Eppure quei video restano, forse mal letti, forse. Ma Riccardo li ha visti e non avrebbe dovuto reagire, non così.

E io il male non lo vedo in lui. E io a Riccardo non posso che porgere una carezza. Perché cosa significhi vedere violato un tuo caro, vederlo umiliato, svilito non è cosa che s’impara ad accettare. Perché vedere violata l’innocenza non è una cosa che si può chiedere di imparare ad accettare. E sì, ora la giustizia aspetta anche lui, cuoco di Chiavari che ha aggredito un professore. Sarà punito, probabilmente, com’è giusto. Ed è incredibile come la giustizia a volte suoni di irrinunciabile ingiustizia.

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di on 23 agosto 2013. Filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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