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Volare. Che libertà farlocca

Lotta comunistaRicordo la sensazione di stare a penzoloni, appesa a un paracadute mentre un francese mi parla senza che io capisca nulla. Faccio cenno di sì. A caso, come spesso accade. Ci sono giorni in cui quella sensazione torna. Giusto per urlarmi in faccia che devo essere almeno un po’ strana. Perché io in quei piedi penzoloni c’ho visto un senso di libertà farlocco, ché a dettare la direzione c’era un motoscafo. L’aria tra i capelli, incanto appeso a delle briglie lì a costringerti. Bello. Liberatorio? Mah. Ennesimo mah di stramberia perplessa interiore. Avrò avuto circa sei anni, credo. Nessuna paura e troppe domande. Tra cui quella che ho elaborato negli anni, focalizzando mia madre che mi aggancia a uno sconosciuto e mi spedisce nel blu col sorriso. Ché la coscienza che volesse regalare a me e allo scimmione di mio fratello il tutto che lei e papà non avevano neppure potuto sognare viene a tratti scavalcata dal sospetto che potesse essere un piano per traumatizzarci. La cosa avrebbe concesso loro anni di silenzio (sparito con la mia nascita) e televisori integri (quelli caduti rovinosamente sul pavimento sono stati la specialità dell’altro pargolo. Dopo l’arrampicata sui tetti. Ma questa è un’altra storia).

Il penzolare torna quando sento la Boldrini parlare di Miss Italia come se si trattasse della peggiore offesa alle donne. E la cosa banalmente mi stranisce. Lo stesso succede quando impatto nei nostalgici del Sessantotto. Quelli che di quegli anni sembrano non aver capito nulla. L’altro giorno ho comprato una copia di Lotta comunista. L’ho pagata cinque euro, devono mantenersi. Ne costava uno. Mi è sembrato giusto così. Datata 2013 parlava del comunismo ancora possibile. Ho cercato in alcuni archivi. Mi sono convinta che certi pezzi siano stati copia-incollati, uguali da sessant’anni. Ma quel ragazzotto mi ha fatto sorridere il cuore. Lui crede in qualcosa fino in fondo. Forse nella cecità ma è già molto. Come il fatto che non si misceli alla moda. Mi sembrano moderati, quei compagni, rispetto ad alcuni ipocriti Democratici. Mi son trovata a penzoloni anche lì. Perché il mondo è cambiato eppure un pezzo di Italia, a Milano, è ferma all”800. Assurdo forse, ma non è neppure la parte peggiore della società quotidiana. Gli ho detto che sono de L’Intraprendente. Ho nominato i direttori Sallusti. Non ha preso fuoco. A ripensarci gliene dovevo dare venti, di euro. Conosco sinistrorsi «moderati» che conservano i forconi sotto il letto. Penzoli ancora. I piedi son cresciuti e con loro le domande. M’è solo scappato il francese. Chissà come sta quel fisicatissimo istruttore di roba volante.

Mi sono trovata a penzoloni quando una persona che amo ha detto con serenità totale che lei è «una lavoratrice passiva». Cioè che non lavora e viene mantenuta dallo Stato. Ossia dagli sfigati come me che le tasse su uno sputo di collaborazione esterna le hanno sempre pagate. A furia di penzolare capita poi mi si strozzi il respiro. Saranno i vuoti d’aria. È che l’anniversario della morte di Borsellino è passato da poco e io non avevo niente da dire in merito. Perché questo è un Paese che forse non meritava quel sangue, suo e delle divise che hanno servito quel servitore con onore. Divise umiliate e sporcate da chi dovrebbe tutelarle. Rispetto a loro, anche a quelle ancora vive.

Sarà che i vuoti d’aria portano capogiri. Perché a me gira la testa quando sento parlare degli imprenditori come fossero ladri. Ancora oggi che è dichiaratamente il Privato a reggere il Pubblico. Vergogna. Sarà che i piedi mi sono rimasti a penzoloni quando ho letto su L’Intraprendente Gilberto Oneto. Diceva che questa è una Nazione costruita su fondamenta storte, perciò impossibili da raddrizzare. E mi viene male. E mi sento male. E vorrei manciate di coraggio, vorrei italiani fieri e degni. Vorrei ma non posso e vi prego, lasciate penzoli ma fatemi tornare piccola. Prima del giorno in cui cui ho chiesto a mio padre: «Ma tra cinquant’anni la Mafia la battiamo?». Al giorno prima che lui mi rispondesse di «no». Perché gliel’ho ri-chiesto: «E tra cento?». E m’ha detto ancora «no». E a me è venuto male. E le cinghie mi stringono e sto maledetto d’aquilone è una libertà farlocca e io voglio la libertà di essere donna senza che la Boldrini si azzardi a giudicarmi (azz!) e che Beppe Grillo esista, con la differenza che di fronte abbia degli esseri umani pensanti. E le cinghie stringono e sono appena inciampata in una foto di Emilio Fede. Eddai.

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di on 20 luglio 2013. Filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Volare. Che libertà farlocca

  1. renato Rispondi

    22 agosto 2013 at 09:52

    Volare è bello, ci si sente liberi. Stare coi piedi per terra può non esser bello però è realistico, costringe a guardare dove si va, con poco margine di tolleranza. La presidente Boldrini è un prodotto della sinistra italica degli ultimi anni caratterizzata dall’assenza di ideali positivi e desiderio genuino di migliorare. Parte della formazione della Boldrini è demerito di quell’ente inutile e costosissimo che si chiama ONU, guidato dal fantoccio di turno, simbolo della corruzione internazionale e concausa delle atrocità che si compiono all’insegna della solidarietà. Il ragazzino che vende Lotta Leninista è frutto dei lombi di sessantottini e loro avversari che non hanno voluto porsi le domande più elementari e doverose. Paghiamo a causa di errori e cecità imperdonabili di coloro che ancor oggi non vogliono riconoscere le proprie colpe. L’avvento al potere del PCI nel ’76 fu conseguenza dell’ignavia della DC e dei suoi alleati di quel periodo. In quelle elezioni il PCI si ritrovò con un milione e mezzo di voti in più di cui non sapeva capacitarsi, che le sue previsioni statistiche non riuscivano a giustificare, piovuti dal cielo (o saliti dall’inferno); in realtà dovuti ad altrettanti italiani che non avevano mai votato a sinistra ma che ne avevano piene le tasche di governicchi DC, scandali a ripetizione (come adesso) e avevano preferito fare il salto nel buio (v.Grillo). Quando si resero conto di ciò che avevano fatto era troppo tardi e l’era Berlinguer ebbe inizio, con le conseguenze che tutti noi conosciamo. L’odiato nepotismo democristiano che aveva segnato il dopoguerra fu superato in tutta la sua negatività dai favori elargiti dalla sinistra in nome, anche qui, della solidarietà (al partito). Non c’è da stupirsi che le cose vadano male: chi comanda sono ancora i partiti, ossia dei gruppi di potere che usano il partito e l’ideologia per soddisfare la propria vanità e l’egoismo più sfrenato e spregevole, con l’aiuto inconsapevole degli sbarbati di turno e le clac di esaltati e decerebrati, prezzolati o meno, che affollano certe trasmissioni televisive sovvenzionate dai contribuenti. E la destra che fa ? La Destra onesta è assente e difficilissimo prevederne l’incerto ritorno. Oneto non ha forse fatto centro ma c’è andato molto vicino.

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