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Un sì liberale alla moratoria sui temi etici

Lasciamola stare, l’etica. Sta lì, immobile e ferma, da che uomo è uomo. La si può cambiare, modificare, discutere, stravolgere, disobbedire, tradire, ma lei resta sempre se stessa. Se ti rubano il portafoglio t’incapri anche se sei un ladro o un comunista per il quale la proprietà privata è un furto. Si chiama diritto naturale ed è la stoffa da cui è tagliata l’etica. Potremmo anche esercitarci a elucubrare un universo parallelo dove vige una morale capovolta, dove per esempio rubare è una virtù ma fa caldo, viene subito il mal di testa e dal balcone ho appena assistito a un arresto in diretta. Lasciamola stare, allora, l’etica, che si comporta esattamente come Dio davanti al certificato di morte presentatogli da Friedrich Nietzsche: non si smuove di uno iota, al massimo trova divertente l’ipotesi formulata dal fantasioso filosofo tedesco.

Lasciamola stare, l’etica, come ha appena detto una parte dei maggiorenti del Popolo delle Libertà mentre il parlamento italiano si appresta ad approvare la “legge sull’omofobia”, compresa l’ex ministro Mara Carfagna che di tale legge è da tempo la musa ispiratrice. Si chiama buon senso, e a tratti assomiglia persino alla saggezza politica. Etica

Non spetta alla politica stabilire se le rocce terrestri hanno milioni di anni oppure, come sostengono i fautori del “creazionismo della Terra giovane” solo una manciata di migliaia. Non spetta alla politica stabilire se la pizza vera è quella sottile o quella con la crosta spessa. Non spetta alla politica stabilire se Dio esiste o non esiste. Alla politica autentica spetta rispettare il corso naturale delle cose, agendo come se Dio non esistesse cioè anche come se Dio esistesse. La politica non può fare torti, non può preferire questi a quelli, non può discriminare, non può sbilanciarsi, non può favorire o sfavorire. Nn può dividere. Deve invece garantire a ognuno di poter godere del massimo delle garanzie possibili affinché tutti possano perseguire al meglio la felicità di sé, fruendo a monte di quell’endiadi che sono la vita e la libertà. Perseguire la felicità: cioè costruirsela, e non cercarla con il lanternino. Non è infatti compito della politica dire cosa sia e dove stia la libertà. Gli statunitensi, per esempio, che di queste cose se ne intendono, non hanno mai dato alla politica, tantomeno allo Stato, il compito di stabilire cosa sia la felicità. Alla politica, al governo (che per questo vogliono limitato) e allo Stato (se proprio non se ne può fare a meno) chiedono da sempre solo che ognuno possa fare da sé. Chiedono di tenere lontani gli ostacoli e di stabilire zone, quanto più ampie possibili, d’immunità quindi di sovranità personale. Quanto alla felicità, pensano che abbia stabilito bene cosa essa sia la fede cristiana o l’etica del diritto naturale. Quella appunto di cui sopra.

Pensi ad altro, allora, la politica che non a definire se si può abortire, se si può divorziare, se si può massacrare gli embrioni umani, se ci si può sposare tra persone del medesimo sesso. Pensi ad altro la politica che non a definire ciò che è giusto e ciò che è ingiusto: all’uomo libero e responsabile è infatti sufficiente che il giusto e l’ingiusto la politica li rispetti in base alla ragione, al diritto e alla morale naturali. Infatti, quando fa anche solo un tantino di più, la politica compie di norma abusi e di prassi scempi.

Se la democrazia in Italia ha ancora un senso, vale allora la pena di segnalare, e di sostenere, l’Appello per una moratoria legislativa sui temi etici che alcuni giovani italiani hanno lanciato ora per salutare e per rafforzare la mossa di buon senso e di politica una volta tanto intelligente promossa, come si diceva, da alcuni autorevoli esponenti del PdL.

«Ci preoccupa», dicono i promotori dell’iniziativa, «l’insistenza con la quale si vogliono produrre leggi divisive rispetto ai fondamentali principi costituzionali espressi dalla nostra tradizione. «Non si possono affrontare frettolosamente – come nel caso del disegno di legge sull’omofobia – e in un momento di estrema difficoltà sociale ed economica, temi eticamente sensibili sui quali la nazione certamente si dividerebbe, in quanto investono i fondamentali valori della vita e della famiglia». «L’Italia è impegnata in un’aspra battaglia per uscire da una crisi alla quale tutte le energie positive del Paese devono essere dedicate».

«Come giovani cittadini preoccupati e impegnati – al di là degli schieramenti politici –  per il futuro della nostra Italia, chiediamo alla classe politica una moratoria legislativa sui temi eticamente sensibili, nel presupposto che essi necessitino di un dibattito largo ed approfondito, affinché ogni soluzione consolidi e non laceri l’identità della nazione». Io ho aderito.

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di on 24 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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