Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Sfogo di federalista che non vuol essere confuso con Calderoli

Le cialtronate dell'ex ministro della Semplificazione rischiano di mettere in cattiva luce il pensiero federale: un ideale nobile, responsabile, che non ha nulla a che vedere con dichiarazioni razziste e infelici

“Sono federalista, ma non sono razzista”. E hai già perso il dibattito. Il “ma non…” non è ammesso nella dialettica politica. Un esempio molto concreto e recente: i comunistifederalismo hanno perso la Guerra Fredda a furia di dire che “sono comunista, ma non mi condivido l’invasione dell’Ungheria”, “sono comunista, ma non condivido l’invasione della Cecoslovacchia”, “sono comunista, ma non condivido l’invasione dell’Afghanistan”, “sono comunista, ma non condivido la repressione di Piazza Tienanmen”… e nemmeno Pol Pot, nemmeno Castro, nemmeno Mao, nemmeno Stalin, nemmeno Brezhnev e Andropov. Alla fine, il comunismo è stato screditato perché erano più i “ma non” che non i “perché”, dal momento che il sogno della società egualitaria è rimasto un sogno, ma tutte le applicazioni concrete di questa ideologia sono dittatori, stragi, guerre e gulag.

I federalisti non sono utopisti come i comunisti. Hanno un sogno, che è stato realizzato: basta andare dietro casa, in Svizzera, e toccare con mano che quel sistema ha avuto successo. Funziona nella realtà odierna, non nei sogni di un futuro che non c’è. Ma in Italia i federalisti hanno fatto la stessa fine dei comunisti. Perché il loro sogno è stato dirottato, storpiato e doppiato da rappresentanti che hanno usato la parola “federalista” per fare tutt’altro. Sono costretti a dire, “sono federalista, ma non…” infinite volte. “Sono federalista, ma non…” sostengo la riforma del Titolo V della Costituzione, perché quella è solo una confusa riforma di uno Stato centralista, che continua a detenere pieni poteri, a raccogliere tutte le tasse, ma assegna ad enti locali compiti e alcune libertà di spesa (coi soldi di tutti). “Sono federalista”, ma so che non va aggiunto alcun aggettivo a questa definizione. E di aggettivi ne abbiamo sentiti di tutti i tipi. “Federalismo solidale” è una contraddizione o una ridondanza: il federalismo è solidale per sua natura, perché vuol dire “unire i diversi” in un patto consensuale. E’ una contraddizione se viene inteso come: spendere i soldi localmente, a spese di tutta la nazione, come nell’intento reale e dichiarato dei “solidali”. “Federalismo fiscale” è una pura e semplice ridondanza: se non c’è autonomia nel raccogliere le tasse localmente, se il controllo della cassa resta nelle mani del governo centrale, non ho il federalismo. Questioni solo lessicali? Neanche per idea. Questa è pura e deliberata dissimulazione. Gli aggettivi di cui sopra sono stati aggiunti apposta per distruggere il progetto federale, da chi non lo ha mai voluto. C’è stato un tempo, fino ai primi anni ’90, in cui tutti, dai liberali ai comunisti, dai democristiani ai neofascisti, mettevano mano alla pistola quando sentivano parlare di federalismo. Hanno imparato quanto fosse inutile opporvisi con le armi. E quanto fosse più facile, per la vittoria della loro causa centralista, annacquare il concetto di federalismo, storpiandone la definizione. Il comunista, che non voleva nemmeno sentir parlare di federalismo, negli anni ’90, ha imparato a dire che “va
calderolibene, ma solo se solidale”. Oppure il socialista: “va bene, ma solo se limitato a quello fiscale”. E l’uno e l’altro hanno continuato a proporre leggi centraliste. Chiaro il trucco?

Questa è la presa in giro che il Nord, che il federalismo lo vuole, ha dovuto subire per vent’anni. Ma adesso vediamo quale è il problema ancora peggiore: dover dire, “sono federalista, ma non razzista”. Cosa c’entra il federalismo col razzismo? C’entra, purtroppo, perché il federalismo è quell’idea sostenuta da quel partito in cui un esponente di punta dichiara che una ministra africana sembra una scimmia. Ed è lo stesso partito di quell’altro esponente di punta che dichiara quanto non gli importi nulla veder affondare i barconi di immigrati. Lo stesso partito che raccoglie firme contro il ministro di colore, perché è di colore. E lo stesso che vuole fermare l’immigrazione, perché gli immigrati sono diversi. Lo stesso che ha difeso la guerra di aggressione di uno Stato nazionalista (quale la Serbia di Milosevic) ai danni di regioni che aspiravano all’indipendenza. E lo stesso che ha dato retta ai deliri di un uomo di Mosca che voleva (e vuole tuttora) ricostruire l’Impero Russo. Lo stesso che vuole imporre i dazi alle merci cinesi, perché non ama la concorrenza (né i prezzi bassi, evidentemente). E lo stesso che dà la colpa della crisi economica solo ai vari Rothschild, Goldman Sachs e ad altri ebrei. Immagino abbiate capito tutti di che partito sto parlando, è anche inutile che lo citi. Ebbene, il federalismo è sempre stato la bandiera di questi signori. Ma cosa c’entra con il nazionalismo serbo e russo, l’antisemitismo bancario e il razzismo di ritorno?

Il federalismo è proprio quel sistema che unisce i diversi su basi consensuali, invece che nazionali, etnici, gerarchici o ideologici. Vuol dire che ogni piccolo territorio gestisce permiglio conto proprio i suoi interessi, raccoglie le sue tasse, spende i suoi soldi ed è direttamente responsabile per quello che fa. Si unisce ad altri piccoli territori, se lo trova conveniente. Altrimenti si separa, resta da solo o si unisce ad altri. Questo è federalismo. E’ un’idea di “sinistra”, perché è il rifiuto di ogni gerarchia, ogni impero e ogni nazionalismo. E’ di “destra” perché è egoista, opponendosi alla solidarietà forzata. Ma è comunque estraneo a quel guazzabuglio ideologico fatto di Milosevic e imperi russi, di paure di complotti sionisti e chiusure delle frontiere a merci e persone. Quindi un federalista può benissimo continuare a definirsi tale, senza aggiungere il controproducente “ma non”. Un federalista non è un utopista, come lo erano i comunisti. Sono semmai i razzisti e i centralisti ipocriti a non essere federalisti. E a non avere più il diritto di definirsi tali.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 17 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *