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Perché in Veneto si può (e si deve) votare il referendum

votoLa realtà economica e sociale del Nord sta progressivamente e velocemente disgregandosi. La crisi sembra ormai senza uscita ed è esattamente in questo momento storico che la Commissione giuridica incaricata dalla Regione Veneto ha consegnato le proprie valutazioni in merito alla possibilità di un referendum consultivo che interpelli i veneti in merito al tema dell’indipendenza. I sei studiosi – costituzionalisti, amministrativisti, filosofi del diritto, professionisti del diritto positivo – hanno esaminato la questione da varie prospettive senza giungere una risposta condivisa, ma offrendo invece una varietà di valutazioni.

Va detto che quando ci si chiede se i veneti possono darsi istituzioni proprie e del tutto indipendenti (uscendo dalla Repubblica italiana), ci si sta confrontando con temi che almeno in parte esulano dalle conoscenze di un giurista positivo: sia egli un internazionalista o un costituzionalista. Nel momento in cui vi sono città e regioni che vedono scomparire una prosperità faticosamente costruita nel corso di decenni di duro lavoro, e per questo rivendicano il diritto a essere “padrone a casa propria”, è chiaro che c’è in gioco molto di più che non semplici questioni di dottrina o giurisprudenza. Per di più, quanti sostengono la battaglia veneta per l’autodeterminazione e immaginano un’Europa composta da piccole entità indipendenti (sottoposte a una forte concorrenza istituzionale), lo fanno in nome di principi che non possono essere ignorati, anche se certamente minano alla radice la moderna nozione di sovranità, che è stato il vero cardine dell’istituzione che ha dominato gli ultimi cinque secoli della storia d’Europa: lo Stato. Sullo sfondo delle considerazioni sviluppate dai giuristi veneti c’è allora lo scontro tra la libertà e la forza, tra le ragioni del voto e le pretese di apparati sostanzialmente autoritari che faticano a uscire di scena, nonostante la lunga scia di crimini che hanno tracciato nel corso della loro esistenza, distruggendo risorse e cancellando speranze.

Va detto: secessione e Stato moderno sono nozioni incompatibili, e questo per la semplice ragione che, nella loro astratta dogmatica, gli Stati si rappresentano come necessariamente unitari, salvo poi prendere atto che in varie circostanze hanno luogo disgregazioni e distacchi. Ma i processi indipendentisti hanno spesso successo de facto, anche se neppure sono pensabili de jure per chi pretenda di restare prigioniero delle categorie elaborate dalla giuspubblicista moderna. Questa scissione tra il dogma e la realtà è comunque solo l’ultima riprova del fatto che le nostre istituzioni pubbliche poggiano su una qualche teologia politica: su una mistica del potere senza la quale non potrebbero reggere. Quando l’attuale Costituzione parla della Repubblica italiana come di un’entità “una e indivisibile” è ben chiaro agli storici delle idee come quella formula sia di matrice giacobina e provenga, di conseguenza, da una cultura intollerante: che nei fatti non ha più vero diritto di cittadinanza all’interno del confronto pubblico. È la sopravvivenza di un passato già sconfitto. È quindi curioso che quelle tre parole vengono talora presentate come l’argomento decisivo contro ogni richiesta di autogoverno, come l’asso pigliatutto, come la prova provata che non vi sarebbe alcuno spazio per la minima discussione su ogni ipotesi d’indipendenza di una comunità. Il discorso sarebbe insomma chiuso ancor prima di aprirlo. Ovviamente non è così e per più di un motivo.
veneto

D’altra parte, è sufficiente domandarsi cosa ha portato il Veneto in Italia. Sul piano dei fatti, il Veneto è diventato italiano a seguito dell’esito della guerra austro-prussiana, ma dal punto di vista formale (giuridico) il Veneto è entrato a far parte del Regno d’Italia a seguito del voto popolare dell’ottobre del 1866. Sono i referendum, veri o fasulli che fossero, che hanno sancito la legalità dell’ingresso dell’annessione. Ma la logica ci impone di ritenere che se un voto ha unito, allo stesso modo un voto può dividere. D’altra parte, non è infatti ammissibile che il popolo possa, al tempo stesso, detenere il potere costituente e poi rinunciarvi definitivamente. Come non è lecito per un singolo darsi liberamente in schiavitù, analogamente non è possibile che un’intera popolazione possa consegnare se stessa e la propria discendenza (comprendendo in ciò anche quanti sono venuti a vivere in quel territorio successivamente) a un determinato ordinamento politico. Come alcuni giuristi della Commissione veneta hanno sottolineato, l’Italia non può sottoscrivere le norme internazionali sul diritto di autodeterminazione e alzare il dito – per fare qualche esempio – contro il Marocco per la situazione del Sahara occidentale, contro l’Azerbaigian per la situazione del Nagorno-Karabakh o contro la Nigeria per quello che riguarda il Biafra, senza che questo abbia conseguenze al proprio interno. Non possiamo esporre la bandiera del Tibet sui municipi della nostre città, contestando la politica di Pechino, e poi rifiutarci d’interpellare con il voto gli abitanti del Tirolo meridionale o di qualunque altra parte della Repubblica.

Per giunta, la questione al centro del confronto che ha visto protagonisti i “saggi” della Commissione è la possibilità, per la Regione, di consultare i veneti. C’è ancora, dunque, libertà di espressione e parola in Italia? È possibile per Luca Zaia e gli altri consiglieri veneti interpellare la propria zaiapopolazione, usando lo strumento del referendum consultivo? Rispondere “no” vorrebbe dire cancellare dal nostro ordinamento ogni principio di libertà e pluralismo. A ben guardare, lungi dal dirigersi verso logiche eversive e illegali le popolazioni venete chiedono solo al diritto di riscoprire il suo significato più autentico: quello di un ordine di regole che aiuta la convivenza, e non già l’ostacola.

Entro questa Europa che vede Scozia e Catalogna dirigersi verso un voto che potrebbe decidere la loro indipendenza, pure il Veneto sta insomma iniziando ad alzare la testa: e le conclusioni della Commissione sono un altro passo nella giusta direzione, dal momento che – per chi sappia leggere e comprendere – esse dicono che la consultazione si può fare. Perché oggi è il tempo di darsi istituzioni modeste e vicine, rispettose e liberali, chiamate a rispondere direttamente alle esigenze della persona e costrette a competere con altre realtà che sono al loro fianco. Il grande successo economico delle città indipendenti (da Singapore a Montecarlo) o delle piccole realtà regionali (dai cantoni svizzeri all’Estonia, dal Lussemburgo alla Slovacchia) sono la riprova di come gli Stati nazionali e di grandi dimensioni abbiano fatto il loro tempo. Non soltanto sono costruzioni artificiose che negano le libertà fondamentali. Essi sono anche intralci quasi insuperabili per quanti vogliano offrire una prospettiva ai propri figli e nipoti. Lasciamo allora il loro destino nei mani dei votanti: facciamo sì che sia un semplice voto a certificarne la sopravvivenza o, com’è ragionevole attendersi, la fine definitiva.

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di on 22 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Perché in Veneto si può (e si deve) votare il referendum

  1. Filippo83 Rispondi

    22 luglio 2013 at 12:37

    Articolo piú che condivisibile! La forzatura giacobina di superare il giusnaturalismo, e creare invece entitá astratte e fideistiche, mostra sempre piú i propri limiti. Forse qualcuno storcerá il naso vedendo citate Estonia e Slovacchia, ma queste nazioni vanno confrontate con gli altri stati post-sovietici, piú che con il ricco Occidente.

  2. LUIGI Rispondi

    23 luglio 2013 at 07:22

    La commissione regionale per la fattibilità del referendum ha espresso parere difforme , fra cui Bortolissi che ” suggerisce di non procedere attraverso referendum consultivo perché nel caso esso venga deliberato attraverso una legge regionale questa sarebbe esposta a una molto probabile dichiarazione di illegittimità ” e poi ” ..il suggerimento al Consiglio regionale è di approvare un ordine del giorno o analogo provvedimento di auspicio/incoraggiamento ai cittadini che vorranno progettare un sondaggio di opinione ” .

    Quindi occorre evidenziare:
    1) ha mentito chi parlava di pareri uniformi e all’unanimità per la fattibilità del referendum
    2) secondo l’unico professore ordinario il referendum regionale non avrebbe valenza e sarebbe illegittimo
    3) si tratta di fare al più un SONDAGGIO, senza valore giuridico, come ci sono già, cioé NON SAREBBE UN REFERENDUM .
    Chi continua a dire che si farà un referendum e non un sondaggio intenta una TRUFFA politica.

    Fuori dalla vita politica chi ha portato avanti questa cosa senza sapere di cosa parlava : SI DIMETTA , vada casa o al confino .

  3. Filippo83 Rispondi

    23 luglio 2013 at 23:21

    Caro Luigi, non serviva certo pagare una commissione di saggi per sapere che la Costituzione della Repubblica Italiana non prevedeva alcun ché del genere (né tantomeno le leggi “normali”).
    Secondo Lei, una votazione della maggioranza dei cittadini veneti, ufficiale o meno, sarebbe solo un sondaggio e non un plebiscito? Secondo Lei, americani, irlandesi, svizzeri, olandesi, belgi, serbi, rumeni, bulgari, cecoslovacchi, hanno rispettao la “legalità” dello stato cui appartenevano? Secondo Lei, infine, ha fatto qualche differenza che i Paesi Baltici fossero illegalmente occupati dall’URSS nel 1940, o che Slovenia e Croazia avessero il pieno diritto di secedere dalla Jugoslavia nel 1991?
    L’unica forza sta nella volontà della popolazione interessata, che può autodeterminarsi come meglio crede. Alla faccia della “legalità”.

    • Filippo83 Rispondi

      24 luglio 2013 at 13:03

      P.S. Dimenticavo ovviamente greci, finlandesi, polacchi…e pure gli stessi “italiani”!

  4. daniele Rispondi

    27 luglio 2013 at 09:48

    Ma ritornate a scuola e ristudiatevi ls storia italiana…SEMPRE E SOLO UNICA ITALIA!!!!

    • renato Rispondi

      28 luglio 2013 at 17:03

      Daniele, sta proprio qua il problema se la tua conoscenza storica si basa su quello che hai appreso a scuola fai bene a dire “SEMPRE E SOLO UNICA ITALIA!!!! il problema che i libri di scuola non sempre dicono la verità ad esempio le “foibe” …………….

    • Pier Rispondi

      13 agosto 2013 at 16:19

      Unica Italia? Metternich giustamente diceva che è solo un’espressione geografica, ma cosa accomuna ad esempio un Veneto con un campano!? suvvia, lasciamo perdere queste espressioni pseudo-patriottiche di debole significato (buone solo per la squadra di calcetto). E quanto a storia, quella Veneta invece si che andrebbe promossa altro che la storietta da commediola italiana con personaggi buffoni e inconcludenti oltreche’ dannosi della cd. elite italiota.

  5. Pier Rispondi

    13 agosto 2013 at 15:15

    Il Veneto non si merita lo stato italico. Purtroppo fin dall’annessione con il referendum farsa del 1866 il Veneto è stato denaturalizzato e quindi colonizzato secondo una politica italiota propagatasi da Roma.
    Il risultato attuale è una contaminazione tale da aver stravolto la società stessa veneta. E’ in corso un processo di perdità di identità dovuto all’imperante influenza romana esercitata dall’alto attraverso i vari gangli dell’amministrazione centrale.
    E’ come se fosse in atto una ricolonizzazione.
    Purtroppo molti veneti non si accorgono, o subiscono e ne vengono plasmati, tanto sono mansueti e facili a manovrarsi/dirigere. Per questo occorre una rifondazione del veneto al di fuori dell’asfissiante entità statale italiana.
    Roma, il Veneto se lo magna come un tenero e cremoso bigne’, senza che questo se ne accorga. Da tale ingerenza l’unica soluzione è non essere comandati da un sistema italico ancorchè astruso all’essenza del Veneto stesso, ossia autogovernarsi entro un proprio ente statuale che miri finalmente al bene del Veneto.

  6. AdrianobGiuliano Rispondi

    10 settembre 2013 at 16:14

    Come il Veneto venne annesso nel 1866, allo stesso modo puo’ liberarsi da un paese criminale quale è Afritalia.
    Purtroppo il consiglio regionale e Zaia in testa, amano la corrotta politica italiana a tal punto da fregarsene della loro gente.

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