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“Orango” è un insulto. Dunque, Darwin aveva torto

darwinSignori della Corte: sul banco degl’imputati siede oggi il vicepresidente del Senato italiano Roberto Calderoli, accusato di diffamazione ai danni del ministro italiano per l’Integrazione Cécile (Kashetu) Kyenge avendo egli paragonata lei a un orango.

A beneficio della Corte, ricordo che dicesi “orango” una bestia appartenente a quel gruppo di mammiferi placentati del regno animale classificato nell’Ordine Primates, Famiglia Hominidae, Sottofamiglia Ponginae, Genere Pongo. Ora, fra le Hominidae, oltre alle Ponginae, vi è un’altra Sottofamiglia: le Homininae (signori della Corte: fate attenzione alla lalìa delle sillabe perché questo scioglilingua potrebbe risultare fatale alla scienza e alla nostra comprensione), suddivise a propria volta in due Tribù, Gorillini (i gorilla, ovvio) e Hominini, questi ultimi raggruppanti il Genere Pan (gli scimpanzé) e il Genere Homo.

Signori della Corte: vi chiedo ora quel che per voi è un piccolo passo, ma un grande balzo per l’umanità, spingendovi a sondare l’altra faccia della Luna oltre Wikipedia guidati dal biologo molecolare statunitense Morris Goodman (1925-2010). Egli, vero ardito col pugnale stretto tra i denti, ha insistito fino alla morte per formalizzare quella benedetta ricostruzione dell’albero evolutivo che nella sostanza condividono in spirito e talora alla lettera tutti gli evoluzionisti oggi viventi: non solo cioè scimpanzé e uomini come Generi della medesima Tribù, cugina di secondo grado dei gorilla e degli oranghi, ma, memento audere semper, l’ingresso delle Specie degli scimpanzé nel Genere umano. Il vangelo secondo Goodman propone infatti che la Superfamiglia di quelli che han forma di cercopitechi sia casa comune tanto della Famiglia dei cercopitechi quanto della Famiglia Hominidae, la quale comprende la Sottofamiglia Homininae che raggruppa la Tribù di gibboni e samiaghi (gli Hylobatini) e la Tribù di Hominini. Per Goodman, questi contengono la Sottotribù degli oranghi e la Sottotribù degli Hominina, la quale tiene vicini vicini i Generi Gorilla e Homo (tra loro “cugini di secondo grado”). Finalmente, Goodman afferma che il Genere Homo si suddivide in due cuginanze di primo grado: quelle tra le due piccole varianti costituite dalle due Specie degli scimpanzé (che da Pan troglodytes e Pan paniscus passano così a chiamarsi Homo troglodytes e Homo paniscus) e noi, l’Homo sapiens. Tutti uomini. Cugini anche di nani, gli scimpanzé bonobo. L’antropologo Gianfranco Bondi e la biologa molecolare Olga Rickards lo definiscono, ne Il codice Darwin (Codice Edizioni, Torino 2005) «il fausto annuncio». In un altro loro libro, Umani da sei milioni di anni (Carocci, Roma 2009), ribadiscono: le scimmie e noi siamo tutti umani sin dalla notte dei tempi, con Carlo Linneo che polemicamente rispondeva a un critico: «Chiedo a lei di mostrarmi un carattere genetico che consenta di operare una distinzione tra uomo e scimmia antropomorfa. Io non ne conosco».

Signori della Corte: nelle dotte pagine di Biondi e Rickards si percepisce che ciò che ancora ci separa dell’umanizzazione totale dello scimpanzé è quel residuo borghese di supponenza che ci fa sentire sempre un zic sopra i nostri cugini scimmieschi. Ma è solo la malattia infantile del nostro modo inerziale di ragionare. Già nel 1991 il biologo e fisiologo statunitense Jared M. Diamond chiamava l’uomo Il terzo scimpanzé (trad. it. Bollati Boringhieri, Torino 1994), laddove in un fondamentale simposio scientifico del 1998 la biologa molecolare Elizabeth Watson, della Massey University di Palmerston North, in Nuova Zelanda, proponeva d’introdurre le dizioni Homo gorilla per i gorilla e Homo niger per gli scimpanzé giacché riteneva inutilizzabile per questi ultimi l’aggettivo classico troglodytes (e poi comunque reintrodotto da Goodman una volta promossi gli scimpanzé a Homo) in quanto adoperato nel 1760 da Christianus Emmanuel Hoppius per l’orango.darwin

Signori della Corte: riporto il passo con cui Biondi e Rickards sottolineano il punto. «In una celebre illustrazione, Hoppius aveva disegnato quattro figure di scimmie antropomorfe e alla prima, un orango femmina, aveva dato il nome di Troglodyta Bontii, perché ripresa da quella pubblicata da Jakob De Bondt nel 1658 sulla Historiae naturalis et medicae Indiae orientalis. L’orango di De Bondt era assolutamente immaginario» e Thomas Henry Huxley (1825-1895), detto il “mastino di Darwin”, ateo impenitente, fautore del materialismo scientifico più rigido, «lo aveva commentato così: “Bontius dà una descrizione e un’immagine di un animale che chiama oragutan del tutto favolosa e ridicola; e sebbene dica vidi Ego cujus effigiem hic exhibeo, la detta figura non è altro che una donna molto pelosa di aspetto piuttosto grazioso, e con le proporzioni e i piedi del tutto umani”».

Signori della Corte: l’augusta magistratura vostra emetta adesso il verdetto. Assoluzione perché il fatto non sussiste, giacché Calderoli Roberto espone la medesima verità scientifica che quotidianamente insegniamo ai nostri figli nelle nostre scuole pagate con le nostre tasse. Oppure condanna esemplare per avere l’imputato idioticamente affermato l’idiozia delle idiozie, l’evoluzionismo. Pare che il pubblico, là fuori fremente in attesa del giudizio, ritenga il darwinismo una degradazione intollerabile della dignità umana. Fa testo la sua levata di scudi in difesa di Kyenge Cécile, non fatta a immagine e somiglianza di orango.

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di on 19 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a “Orango” è un insulto. Dunque, Darwin aveva torto

  1. luigi bandiera Rispondi

    19 luglio 2013 at 10:27

    Tutto ben scritto… ma qua, caso Calderole e non solo, c’e’ di mezzo la Politica e quindi il ragionamento scientificamente e altro e’ giusto e corretto non conta.

    Valgono queste due “esperienze”:

    in aritmetica 1+1=2

    in politica 1+1= a QUELLO CHE SI VUOLE.

    In certe stanze dei bottoni vige la regola politica da sempre di cui quel = a QUELLO CHE SI VUOLE E NON AL GIUSTO, di cui l’INGIUSTIZIA..!

    At salüt

  2. klement Rispondi

    10 agosto 2013 at 08:10

    Allora posso dire che Calderoli è un cervello di gallina, perché il biologo Giorgio Vallortigara ha dimostrato che non sono stupide

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