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Maroni vuole una banca per il Nord

Bobo accelera sul progetto di rendere Finlombarda un istituto di credito, per dare linfa a imprese e territorio. L'idea è ottima, serve una visione politica a supporto, e un chiarimento con l'alleato PdL sulle priorità

lega
La sinistra non è d’accordo, ed è un indizio concreto per pensare che Roberto Maroni stia facendo bene. Parliamo dell’idea di trasformare Finlombarda, la finanziaria regionale, in un vero e proprio istituto di credito. L’obiettivo della giunta è creare una realtà per dare linfa a imprese e territorio. Insomma, i lombardi potranno dire “abbiamo una banca” senza immaginare chissà quali intrighi finanziari di diessina memoria. Soprattutto, è un progetto ben lontano da quella CredieuroNord targata Carroccio, messa in piedi un’era politica fa col contributo dei militanti e andata gambe all’aria nel giro di un amen. L’assessore Massimo Garavaglia la spiega così: “L’importante, in un periodo di stretta creditizia, è trovare gli strumenti per far circolare il massimo volume di liquidità”, ed è quello che si aspettano parecchi imprenditori e non, strozzati dalle tasse e dai problemi finanziari. In questo senso va letta la trasformazione che ha in mente Maroni, tanto che Finlombarda ha recentemente incorporato Cestec, un’altra società controllata.

Bobo fa quindi benissimo ad accelerare in questa direzione, dando il senso di un Nord che per l’ennesima volta prova ad arrangiarsi da solo. E che in prospettiva punta ad abolire i ticket sanitari, altro cavallo di battaglia della recente campagna elettorale. “Non c’è bisogno di una trasformazione del genere” , sbotta invece il centrosinistra, cassando l’idea di una banca lombarda.

Giusto in queste ore sta facendo discutere il bilancio dei primi cento giorni di governo Maroni, e il nuovo presidente ammette con i collaboratori di aver avuto “problemi di comunicazione” più che nodi politici. Ha fatto parecchio – dice lui – ma molti non lo sanno. Anche se col PdL non sempre è filato tutto liscio, ed è cronaca di queste settimane il braccio di ferro che rischia di mettere in secondo piano altre iniziative concrete. Lo scontro cui facciamo riferimento riguarda alcune nomine che vanno ancora formalizzate. In particolare c’è in ballo la gestione del Corecom, l’autorithy locale di controllo e garanzia sulla comunicazione. Una specie di versione lombarda dell’Agcom. La poltrona di presidente è destinata al leghista Gianluca Savoini, maroniano di ferro, mentre sugli altri membri è bagarre col PdL. Gli azzurri non hanno le idee chiare sui loro nomi, e tra i papabili spuntano anche il cognato di Formigoni, Giulio Boscagli, e Gianluca Rinaldin, già consigliere regionale che ha avuto guai con la giustizia per truffa e falso. banca

Fatto sta che, al di là degli intoppi con gli azzurri, in via Bellerio stanno pensando di accelerare su progetti concreti per dare il segno della svolta e sperare di riguadagnare il consenso perduto. Matteo Salvini si sta scervellando per trovare iniziative a suo dire clamorose per risvegliare l’elettorato, e in cima alla lista c’è lo sforamento del patto di stabilità per liberare le risorse degli enti locali congelate da Europa e Roma. Sarà utile, anche se il centrodestra ha un enorme vantaggio. Al di là di iniziative interessanti come una vera e propria banca lombarda “con finalità non speculativa” come sottolinea Garavaglia, a far risplendere la coalizione Lega-PdL ci può pensare un alleato insperato. Quel Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, che sta infilando una belinata dietro l’altra. L’ultima, clamorosa, riguarda l’eliminazione di una serie di parcheggi per impedire di piazzare l’auto sotto gli alberi. Il tutto all’interno di un disegno da incubo che prevede, in ordine sparso: l’allargamento dell’Area C. L’aumento del biglietto dei mezzi pubblici. L’inasprimento delle tariffe delle strisce blu. Lo stop ai progetti per i parcheggi sotterranei. Il tutto con l’idea di costringere i cittadini a vendere la seconda auto e dedicarsi anima e corpo alla bicicletta, vero simbolo della rivoluzione arancione che sta travolgendo il capoluogo lombardo. Ecco, visto quello che costa la vita nella città di Pisapia (soprattutto in prospettiva), una banca lombarda più vicina al territorio può dare una mano anche al cittadino cornuto e mazziato. Ma questa, ovviamente, è una magrissima consolazione…

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di on 8 luglio 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Maroni vuole una banca per il Nord

  1. SILVANO Rispondi

    6 luglio 2013 at 17:57

    Ma la loro banca che fine ha fatto?

  2. Cesare Rispondi

    7 luglio 2013 at 18:51

    SILVANO SE TU AVESSI LETTO L’ARTICOLO AVRESTI SAPUTO CHE LA BANCA DELLA LEGA E’ FALLITA IN POCO TEMPO. HO L’IMPRESSIONE CHE TANTI COMMENTANO SENZA AVER LETTO L’ARTICOLO, MA SOLO IL TITOLO.

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