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Manifesto liberista contro la barbarie dei saldi

Si rinnova uno dei riti più assurdi e incivili a cui sono costretti commercianti e consumatori. L'acquisto è un libero scambio, e il prezzo dovrebbe risultare dalla libera transazione, senza che lo Stato decida quando si può alzare o abbassare

SALDI NEGOZI MILANOSono cominciati i saldi, uno dei riti più assurdi e incivili cui sono costretti commercianti e consumatori. Purtroppo (o per fortuna) la crisi ha mitigato gli effetti collaterali di questa pratica barbara, ma anche in questi giorni ci sono file davanti ai negozi, gente che si bagna i polsi e la nuca sotto il sole cocente, code davanti ai camerini, acquirenti sudaticci che si accalcano ai banchi pronti a strapparti di mano l’ultima taglia disponibile.

 Non si è mai ben compreso perché per legge i negozianti non possano ribassare i prezzi prima dell’inizio dei saldi né perché le persone siano costrette a fotografare i cartellini coi cellulari per poi ritornare in coda il giorno dopo. Pare che la motivazione – come per ogni proibizione – sia una protezione nei confronti dei consumatori da “ribassi illusori” e degli esercenti da concetti mitologici come la “concorrenza selvaggia”, che porterebbe a vendere i prodotti al di sotto del “giusto prezzo”. È ovvio che sono giustificazioni stupide, perché nel mondo della pubblicità e del commercio tutto è illusorio: il valore di una polo cambia di 20, 50, o 100 euro a seconda che sopra ci sia stampato un cane, un coccodrillo o un cavallo, il valore di un profumo varia a seconda dell’attrice che lo spruzza in tv. Tutto ciò perché il “giusto prezzo” è solo quello che il venditore e il compratore ritengono conveniente. Se le autorità pubbliche non sono in grado di fissare per ogni articolo il “giusto prezzo”, non possono individuare nemmeno il “giusto sconto” né quando sia giusto iniziare i saldi. L’acquisto è uno scambio libero e consapevole tra due persone, in questa transazione lo Stato interviene già pesantemente prelevando per sé il 21% con l’Iva, non si capisce perché dovrebbe anche fissare dei vincoli al prezzo.

 I saldi non dovrebbero esistere o, più semplicemente, dovrebbero esistere tutti i giorni. È quello che accade quotidianamente nei nostri mercati e nessun venditore e compratore se n’è mai lamentato. Ai banchi di frutta e verdura addirittura il prezzo varia in poche ore, a fine giornata ci sono i migliori sconti senza che nessun pubblico ufficiale ordini alla pensionata e al fruttivendolo a che ora iniziano i saldi. Se lo Stato, il comune, la Camera di commercio, i vigili e la Guardia di finanza non sono in grado di stabilire meglio della pensionata e del fruttivendolo a che ora è giusto scontare i cetrioli e la lattuga, non saranno capaci di stabilirlo neanche per jeans, magliette e costumi da bagno.

 Nel film Così parlò Bellavista il professore Luciano De Crescenzo, guardando estasiato il cartello di un ambulante con scritto “prezzi quasi fissi”, diceva all’allievo spazzino: “Questa è civiltà! Lo sconto è un atto d’amore del venditore per il compratore e in un paese veramente civile lo sconto dovrebbe essere diverso da persona a persona”. Lo Stato regolatore e dirigista che vieta gli sconti liberi proibisce un atto d’amore.

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di on 8 luglio 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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