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La (neanche troppo) bizzarra idea della moneta padana

Una banca lombarda potrebbe essere solo il primo passo. Il progetto di Roberto Maroni di trasformare Finlombarda in un istituto di credito (come riporta Albertino) è ilmoneta padana primo passo verso una moneta complementare lombarda. Così la Lega Nord aveva promesso in campagna elettorale. Così dovrebbe procedere, se vuole conservare l’attenzione e l’approvazione di un elettorato che ha votato il partito nordista anche per quel motivo.

Che cosa sarebbe una moneta lombarda? Magari l’obiettivo finale è quello di creare una moneta padana, con una banca centrale già esistente e pronta a emetterla, in un futuro di indipendenza. Ma di questo non si può ancora parlare, visto che una possibile svolta secessionista è oltre l’orizzonte. Attualmente una moneta lombarda non si sostituirebbe, ma si sovrapporrebbe all’euro. In un periodo in cui il costo del denaro è molto alto, una moneta complementare farebbe circolare più liquidità. Gli esperimenti a cui la Lega si riferisce, per dimostrare la fattibilità del suo progetto, sono molto numerosi. Solo in Germania ci sono 23 monete complementari attualmente in circolazione. Il caso-studio più celebre (e territorialmente più vicino) è quello del Chiemgauer, moneta complementare della regione di Chiemgau, Baviera. Viene emesso con un tasso di cambio di 1 a 1 con l’euro, ma paghi una commissione di 5 centesimi, 2 dei quali vanno a coprire le spese (di stampa, emissione e diffusione) dell’associazione che stampa i Chiemgauer e 3 a sostegno delle organizzazioni non-profit locali. Il Chiemgauer, così come le altre monete complementari, hanno corso solo localmente, non sono spendibili al di fuori di quella regione. Il loro scopo è proprio quello di aumentare la circolazione del denaro sul territorio. Per far sì che circolino il più rapidamente possibile, sono emessi a tasso negativo: si svalutano al ritmo del 2% ogni tre mesi. In questo modo è impossibile risparmiarli, ma li si deve spendere. Esperimenti storici noti, sempre in località chiemgauergermanofone, sono i certificati di lavoro emessi dalla cittadina austriaca di Woergl, Tirolo. Nel bel mezzo della crisi del ’29, il Comune iniziò ad emettere questi certificati a decine di migliaia, consentendo la ripresa delle opere pubbliche e, stando ai testimoni, a un vero e proprio piccolo miracolo economico. Sinché la Corte Suprema austriaca non ha posto fine all’esperimento.

Da un punto di vista libertario non si può che applaudire alla comparsa di monete alternative a quella di Stato, che facciano concorrenza alla valuta ufficiale. Se queste monete serviranno ad aprire la mente sulla competizione fra monete, avremmo la possibilità di vivere in un mondo decisamente più libero ed efficiente, in cui è destinata a prevalere solo la valuta realmente più solida e legata alle leggi della domanda e dell’offerta. Tuttavia, i promotori di questi progetti, Lega inclusa, pensano veramente alla competizione fra valute e alla piena libertà del consumatore? O a qualcos’altro? Due elementi farebbero pensare il contrario. Prima di tutto, i limiti temporali e territoriali posti a queste monete: durano poco (causa svalutazione) e possono essere spese solo in un determinato territorio. La breve durata obbliga il consumatore a spendere (è questo l’intento), ma in questo modo gli si toglie la libertà di risparmiare. Il limite territoriale, poi, priva il consumatore anche di buona parte della scelta dei beni e servizi che vorrebbe comprare, vincolandolo a un dato spazio fisico in cui vive. La filosofia che è alla base della moneta complementare è contraria alla “speculazione”, che non è fatta solo di giochi spericolati in borsa, ma anche di risparmio ed investimento. Alla base dell’idea della moneta complementare c’è il sistema del “demurrage”, prodotto delle idee dell’economista anarco-collettivista Silvio Gesell, ministro nella Repubblica dei Consigli di Baviera (1919). In quell’anno, non solo i bolscevichi in Russia stavano reintroducendo il baratto, ma tanti altri movimenti di estrema sinistra volevano l’abolizione del denaro. Gesell introdusse il suo metodo per rendere la moneta più simile a una merce di scambio, impedendone l’accumulo.

Oggi questa idea piace a chiunque ritenga sia un peccato produrre denaro con il denaro. Anche se, però, è proprio la capacità di creare grandi patrimoni, prestando denaro dietro interesse, che è alla base della ricchezza delle nazioni. Questo lo aveva capito anche la Chiesa nel Medio Evo (a parte qualche setta eretica collettivista) che fu la più grande banchiera, mecenate e mercante dei suoi tempi. Il Duomo di Milano, lo splendore di Venezia e Firenze, la grandiosità del Vaticano, sono tutti lasciti di quella fondamentale intuizione. Non certo di un’economia fondata sul baratto.

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di on 10 luglio 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a La (neanche troppo) bizzarra idea della moneta padana

  1. imitation hermes bag Rispondi

    10 maggio 2014 at 17:04

    hermes bag type of leather La (neanche troppo) bizzarra idea della moneta padana | L’intraprendente

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