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I grandi del made in Nord/2: Walter Albini, il papà dandy del prêt-à-porter

Ha conosciuto Coco Chanel. Ha lavorato con Mariuccia Mandelli (in arte Krizia). Ha visto un Karl Lagerfeld agli esordi. Ha per anni ispirato la mente dietro Louis Vuitton, Marc Jacobs. È il papà del  prêt-à-porter. È il primo personaggio della moda ad essere chiamato «stilista». È un italiano di Busto Arsizio. Gualterio – Walter – Albini.

Dall‘Istituto d’Arte Italo Cremona di Torino a Parigi, per poi tornare in Italia. Walter Albini ama viaggiare. E vuole che anche la donna da lui immaginata non sia più costretta a scegliere tra un bell’abito e un bel viaggio. Da questo desiderio di «andare incontro alla vita» nasce il prêt-à-porter e quella collezione «unimax» fatta di abiti per uomo e donna, creati con gli stessi tagli e gli stessi colori. WA sceglie di presentare non a Firenze ma a Milano. Città che si doveva ancora scoprire capitale della moda. E durante sua sfilata alza la musica, così da nascondere il chiacchericcio attorno alla passerella.

walter albiniLa sua donna in giacca, pantalone e chemisiere conquista la stampa estera, che lo denomina «il Saint Laurent italiano». Ma l’Italia non comprende appieno il suo genio. Non riesce a cogliere la grande innovazione che sta dietro i suoi look ispirati agli anni 20 e 30. Albini professa «la libertà di vestirsi fuori da ogni schema». Scegliere, combinare e proporre. È il predecessore di Armani. Ma mentre quest’ultimo arriva al momento giusto, WA arriva troppo presto e il suo paese non si fida di lui. Così nel 1973 va a presentare la sua linea (targata appunto WA) a Londra e scioglie tutte le collaborazioni che fino a quel momento aveva portato avanti in Italia (prima tra tutte quella per Basile).

Ad Albini non interessano i soldi. È un sognatore. Affascinante ed eccentrico. Ha una passione per l’astrologia (nato sotto il segno dei Pesci) e disegna ovunque. Su libri, quaderni; in auto, in treno. Crea abiti a costi limitati, più accessibili a tutti ma comunque di buona fattura. Veste le sue spose in abiti lunghi di colore rosa e le vedove in abiti corti di colore nero. Si specializza in tutti i campi, dalla maglieria alle giacche.

Dà vita al total look. E perde la sua vita, a soli 42 anni, per colpa del AIDS. Pochi lo conosco e riconoscono tutti i suoi grandi meriti, ma le sue idee continuano a fare eco nella storia del prêt-à-porter. Il padre della moda meneghina è questo. Un uomo così bello e dannato, da sembrar uscito dalle pagine di Scott Fitzgerald.

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di on 17 luglio 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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