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Giù le mani dall’evasore. Manifesto contro la Befera-vulgata

Per i burocrati di Stato se tutti pagassero le tasse staremmo meglio. Un mantra ideologico infondato, specie in un Paese con questa spesa pubblica. Il sommerso ci tiene in piedi, e se sparisse il Sud per sopravvivere inasprirebbe ancora la rapina fiscale del Nord, portandolo al collasso

Evasione fiscaleSu di una cosa politici, giornalisti, osservatori sembrano essere pienamente d’accordo. La lotta all’evasione fiscale (agenda di tutti, ma soprattutto di Tremonti, poi Monti e ora Letta) è la priorità del Paese. L’Italia, secondo la befera, nel senso di becera, vulgata, si starebbe impoverendo perché non tutti contribuiscono al mantenimento del settore pubblico, che dal canto suo è costretto a tassare un po’ troppo giacché alcuni “non contribuiscono”. In un servizio giornalistico prodotto da Bruno Vespa e andato in onda solo qualche sera fa si poteva udire la seguente bizzarra affermazione: “l’economia (sommersa) sottrae 400 miliardi di euro allo Stato”. Soccorre subito l’antica battuta: “son giornalisti economici perché costano poco”. In breve, molti credono che se tutti pagassimo le tasse tutti ne pagheremmo di meno, lo Stato sarebbe meno indebitato, la tassazione più equa e umana. Il bengodi è quindi a portata di mano e lo sceriffo di Nottingham incrociando dati su dati ce lo consegnerà in breve tempo.

Intanto è stata creata dalle statistiche beferiane una figura metafisica, nel senso che nella nostra società semplicemente non può esistere: quella dell’evasore totale, che ricorda un po’ l’untore manzoniano. Tutti mangiano, comprano vestiti, fanno benzina, si muovono per ogni dove e quindi non si può che essere, al massimo, evasori parziali. In ogni caso, vi sono vistose falle logiche nei ragionamenti antievasione appena esposti. In primo luogo, solo se esistesse un tetto alla spesa pubblica (sia assoluto, sia in percentuale del Pil) la frase “se tutti pagassimo le tasse tutti ne pagheremmo di meno” potrebbe rientrare nel campo della veridicità. Non essendovi alcun limite alla spesa pubblica, va presa per ciò che è: un semplice mantra politico indimostrato e indimostrabile.

befera

Attilio Befera

Ma vi è un altro fatto che mina il ragionamento alla radice. Il prodotto interno lordo misura il flusso monetario corrispondente allo scambio di beni e servizi tra gli individui e le imprese all’interno di un sistema economico. Semplice no? Mica tanto. Alla metà degli anni Ottanta, Bettino Craxi era insoddisfatto del calcolo della ricchezza italiana. L’ipernazionalista socialista Craxi voleva a tutti i costi superare la Gran Bretagna e vi riuscì conteggiando il “sommerso”. Una quota variabile (dal 12 al 18 percento) sottratta alle occhiute attenzioni del fisco, ma non dell’Istat, rientra da allora nel calcolo e riesce a far apparire l’Italia un Paese non ancora povero. Immaginiamo che Artiglio Befera (un burocrate dal volto umano, troppo umano, di un’ignoranza smisurata, pensate che ha affermato martedì scorso che il Delaware è il più piccolo Stato degli Stati Uniti, tanto che gli abitanti del Rhode Island si sono adontati) vinca la sua battaglia, sbaragli l’evasione, faccia emergere il sommerso. Cosa succederebbe? Forse che i 333 miliardi e rotti di nero entrerebbero tutti insieme nel conto della ricchezza nazionale? Il sommerso emergerebbe intatto così per incanto beferista? Evidentemente no, una quota assai consistente sparirebbe, perché quella ricchezza non nascerebbe mai se fosse tassata e si crea proprio perché “sommersa”. Non è una ricchezza in cerca di un pubblico padrone, ma in fuga dallo Stato ed è una ricchezza che lo Stato può certamente distruggere, ma ben difficilmente incamerare. L’esproprio non è sempre facile come con i lavoratori salariati, questo lo sanno bene tutti i politici.

Inoltre, l’evasione non è omogenea su tutto il territorio. La Lombardia ha la più bassa percentuale del Paese, il 12,5% (se così non fosse il banco sarebbe saltato da un pezzo) e la Calabria la più alta, l’85%. In mezzo si collocano tutte le altre regioni, con la Campania al 53 e il Veneto al 19%. Ma a chi mantiene tutta la baracca, ossia i lombardi e il loro “aiutantato” nordista, converrebbe davvero che il Sud rientrasse verso proporzioni accettabili di evasione fiscale? No davvero e il perché è presto detto. Se al Sud rientrasse l’evasione fiscale sparirebbe il vero welfare privato e dovrebbe necessariamente aumentare quello pubblico, con un inasprimento della rapina fiscale ai danni del Nord che provocherebbe la definitiva coventrizzazione del sistema produttivo lombardo-veneto.

Solo fanatici giacobini e invidiosi possono augurarsi il pieno successo di Befera e dell’armata delle entrate. Chi si ostina a ragionare e non gioca al “muoia Sansone con tutti i filistei” sa perfettamente che la lotta all’evasione, se fosse presa sul serio, sarebbe un biglietto di sola andata per il terzo mondo.

 

 

 

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di on 2 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Giù le mani dall’evasore. Manifesto contro la Befera-vulgata

  1. Francesco Rispondi

    1 luglio 2013 at 12:43

    Lotta all’evasione fiscale…tutti d’accordo..ma chi?Forse tutti i dipendenti statali o paraqualcosa o comunali o aziende e paracomunali o regionali.Chi altr?Il problema che Lei Bassani centra in pieno e con invidiabile chiarezza e’ l’evasione dall’Italia cui la totalità degli imprenditori,quelli che producono lavoro,assunzioni e ricchezza ,stanno pensando.Si tratta semplicemente di cretinismo burocratico che scarica su altre storie i guai da loro prodotti nel negarsi al seviziò delle aziende per cui sono messi li è pagati.Se al Sud non ci fosse quella strana economia al “50%” non ci sarebbe economia ,immaginiamo poi se dovessero far fronte al 70% di tassazione per pagare gli stipendi di inetti e fannulloni,un esercito che non finisce mai di chiedere e che appena si tenta di solo guardare fa partire un’altro esercito di sindacalisti contro,viltà della politica docet.

  2. Federico Rispondi

    1 luglio 2013 at 16:29

    Articolo impeccabile, da cui discende una cosa: che bisogna smetterla di credere che Nord e Sud possano restare assieme. In fondo la retorica della “lotta all’evasione”, e cioè della normalizzazione del Sud, non ha senso, perché il Mezzogiorno non può economicamente sopravvivere con una tassazione alta come quella che c’è al Nord. La via d’uscita? La secessione del Veneto, poi della Lombardia, poi del Tirolo, ecc. ecc.

  3. Effe Rispondi

    2 luglio 2013 at 00:03

    Da Monti (fallito “salvatore della patria”) in avanti, ma purtroppo con la collaborazione di tutti i Partiti, nessuno più ha parlato di RIDUZIONE DELLA SPESA. Le Provincie sono rimaste inamovibili; il numero dei parlamentari è rimasto il medesimo; i buchi neri delle banche fallite continuano ad essere sanati con i soldi degli italiani; i forestali in Sicilia (e non solo) sono sempre migliaia e nessuno sa il perché; i rimborsi elettorali continuano ad esserci come prima; sul finanziamento pubblico dei Partiti si è fatto un gran polverone… e basta; e mi fermo perché l’elenco sarebbe troppo lungo, e poi sono cose che sappiamo tutti, purtroppo. Resta il fatto certo che la barca sta affondando e NESSUNO parla più di RIDUZIONE DELLA SPESA!
    Effe

  4. Fabio Bertazzoli Rispondi

    2 luglio 2013 at 18:37

    Gli argomenti di Marco sono del tutto convincenti.
    Da aggiungere vi è poi una sorta di prova del 9, abbastanza semplice che riassumo in modo schematico.
    Se fosse vero l’assunto secondo cui “se tutti pagassero tutto, le tasse scenderebbero” la conseguenza immediata e diretta sarebbe che a mano a mano la lotta all’evasione ottiene risultati, la pressione fiscale dovrebbe scendere.
    Orbene, nel corso degli ultimi tre o quattro anni la lotta all’evasione ha riportato grandissimi successi (vedi ad es. alcuni dati qui: http://www.economy2050.it/lotta-evasione-fiscale-risultati/), rendendo sempre più difficile evadere ed andando a recuperare molto sommerso.
    E quindi la pressione fiscale è corrispondentemente scesa, giusto?
    O no? E’ forse aumentata negli ultimi due o tre anni?
    Com’è possibile? :-/ :-/
    Siamo tutti d’accordo nell’affermare che la pressione fiscale è aumentata.
    I dati però come si è visto, ci dicono che è anche stata recuperata moltissima evasione.
    Come può essere, visto che “se tutti pagassero, tutti pagherebbero di meno”?
    APPUNTO.
    L’errore sta nel presupposto di partenza che è in realtà soltanto uno SLOGAN che suona molto bene ma che è completamente falso.
    La realtà è molto diversa ed è legata al fatto che lo Stato spende più di quanto incassa.
    Punto.
    Lo Stato incassa 100 e spende 120.
    E l’evasione non c’entra nulla, perché proprio in quanto evasione non può essere conosciuta prima ma soltanto eventualmente dopo, quando viene scoperta.
    In altre parole, lo Stato se incassa 100 non può e non deve spendere 120 ipotizzando che ci sia qualcuno che evade, perché non può sapere se e quanto potrebbe essere l’evasione.
    Lo Stato se incassa 100 deve spendere al massimo 100 e se poi dovesse recuperare del gettito extra dovuto al recupero dell’evasione, allora sarà una sopravvenienza attiva che servirà ad abbattere il debito pubblico: non certo a creare altra spesa corrente, come continuano a fare i nostri maldestri (grandissimo eufemismo) governanti.
    Per concludere: grande Marco! :)
    Fabio

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