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Da Milano a Venezia, vogliono burocratizzare anche la morte

burocraziaNasci e sei un codice fiscale, muori e sei l’ennesima entry sopra una scartoffia amministrativa. Milano e Venezia, città illuminate del “Brave New World” in cui se lorsignori lo consentono sopravviviamo, hanno istituito il registro cittadino dei “testamenti biologici”. Ogni tizio di ottima salute e nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali può lasciar detto cosa fare di sé casomai in futuro non fosse lucido o si trovasse impossibilitato a esprimersi. Si può lasciar detto che si preferisce vivere oppure che si preferisce morire, quali cure si vuol sopportare, e pure quante. La vita e la morte sono cioè solo un’ennesima pratica burocratica da licenziare con qualche timbro e due firmette in un mondo guardone in cui tutto è diventato regolamento, e chi svicola intercettazione lo colga.

Io sono contro ogni forma di eutanasia, così come contro ogni forma di aborto, così come contro ogni forma di accanimento terapeutico, e non ho alcuna intenzione di nominare mio esecutore un bidello o un messo comunale. Il mio testamento è che di me sarà quel che sarà e che sarà com’è sempre stato, nessun voucher ad alcuno per decidere al posto di chi la vita me l’ha data e me la conserva fino all’ora X. Ma conosco un esercito bipartisan e trasversale di persone che esultano perché “il testamento biologico è l’espressione massima della libertà individuale”. Balle, e per dimostrarlo non serve la metafisica. Ognuno sull’Aldilà la pensi infatti come crede, ma anche un cieco vede che consegnare agli sbirri dell’aldiqua l’autorizzazione incontrovertibile e inappellabile a spegnere le nostre vite è il capovolgimento stesso della libertà. Il “testamento biologico” uno lo scrive quando la morte non c’è. Lo scrive quando c’è invece la vita. Quando in vita uno scrive il proprio “testamento biologico”, lo fa sforzandosi d’immaginare il “fine-vita” (qualsiasi cosa s’intenda con questo ennesimo neologismo del tempo che corre). Ma è sempre e solo lo sforzo immaginativo di uno che la vita ce l’ha. Poi però, una volta che uno lo ha scritto appunto nel piena della vita, il “testamento biologico” diventa la legge fondamentale e il tribunale ultimo che regolerà il momento in cui la vita sarà così tanto cambiata da rendere impossibile la comunicazione e un eventuale mutamento di parere. Si scrive da vivi, immaginando la morte, ma nessuno sa come davvero sono la morte e la vita precaria o addirittura sfuggente. Chi di noi è così schiavo dell’attimo fuggente, o banalmente così miope, da impegnarsi per la vita e per la morte in un contratto tanto oneroso e senza diritto di recesso? Per definizione, infatti, il “testamento biologico” è un atto giuridico redatto proprio per rendere immodificabile il futuro. È – in tutti i sensi – un accordo tombale preventivo.

Ma se invece la vita – anche liminale, durissima e dolorosissima – ci cambiasse idea sul “fine-vita”? Se ci ripensassimo, se davanti alla vita che fugge e alla prospettiva della morte vera (non solo immaginata), o del darsi la morte (sul serio, non solo su carta bollata), ritenessimo in finis che valga la pena lasciare che la natura faccia il proprio corso? Chi garantirebbe la nostra libertà di cambiare idea? Chi non cambia idea è un imbecille, e imbecille è pure chi ti vieta di farlo. Proprio come non permetteremmo mai a un medico (un “tecnico”) di stabilire il valore della nostra unica vita in base a provette, statistiche e note spese, perché dovremmo vietarci di potere a un dato momento dire, qualsiasi cosa avessimo pensato in altre circostanze, “’fanculo, preferisco vivere”?

Mettiamo invece l’altro caso, quello in cui uno, al “fine-vita”, la propria idea non la cambiasse affatto e preferisse farsi dare la morte. Che libertà dell’individuo è quella che consegna la stessa libertà individuale a un burocrate che la ratifichi? Però esiste, mi si risponderà, la libertà anche di farsi del male. Non è vero: quella libertà non esiste per il semplice fatto che non è libertà. Se io vedo uno che vuol gettarsi dal cornicione, e ho la possibilità di fermarlo, lo fermo senza chiedergli il permesso, il parere o copia del suo “testamento biologico”, sano o no di mente che quello sia, innocente o no che possa essere. Altrimenti gli avvocati onesti che difendono pure i criminali incalliti salvando la coscienza e l’intenzione non esisterebbero, com’è invece sacrosanto esistano. Io salverei quel tizio sul cornicione per affermare la mia sovrana e insindacabile libertà di garantire la cosa umana più sacra regolamentiche esiste, prima per me e poi per lui: la sua libertà individuale che esiste solo perché c’è la sua vita. Salverei la sua vita per garantire la mia libertà. Libertà e vita sono una endiadi. Chiedersi quale delle due abbia la preminenza è come domandarsi se nasca prima l’uovo o la gallina. Non esiste libertà senza vita, e non c’è vita senza libertà. Il contrario invece è certo: senza libertà l’uomo muore, e la morte è l’assenza di libertà.

Quindi? Quindi al diavolo i “testamenti biologici” e i regolamenti annessi. Non possiamo mai essere sicuri nemmeno del fatto che uno che si augura la morte in caso di un “fine-vita” particolarmente difficoltoso e persino doloroso sia sempre e comunque nel pieno possesso delle proprie facoltà, quando, in piena vita, redige quel lascito funereo. Non si può neanche sapere se uno che si prescrive la morte da vivo nel caso di un “fine-vita” difficile e doloroso, e che però alla fine non cambia idea, sia nel pieno di tutte le proprie facoltà quando scrive un “testamento biologico” vero per una morte solo immaginata. Ho sempre considerato la frasetta “la mia libertà finisce dove inizia la tua” come quelle dei dolcetti cinesi, ma oggi è il momento di ricredermi in pubblico. Essa rende infatti perfettamente il concetto: la libertà di quel tizio che vuol farla finita saltando dal cornicione finisce dove inizia la mia libertà di non tollerare mai alcun attentato alla libertà. Salvando la tua vita difendo la mia libertà, oggi mi sento particolarmente egoista. Niente vita, nessuna libertà. Il “testamento biologico” è l’ennesima falsa libertà che regala, a pagamento, quello Stato (avatar locali compresi) che è sempre e solo interessato a controllare la vita e anche la morte dei propri tributari (i cittadini), regolamentandone ogni anfratto e bloccandone ogni fuga. Quindi? Quindi torniamo all’indistinto, alle zone grigie, al “non so”: finché c’è vita, c’è sempre speranza, e libertà.

Se poi mi di domandasse una confutazione persino teologica del “testamento biologico”, non farei altro che utilizzare uno dei punti cardinali del pensiero libertarian, vale a dire la totale sovranità sul proprio corpo che è prerogativa di ogni individuo, tale per cui nessuno può aggredire, offendere, ferire o uccidere una persona innocente. Nessuno; nemmeno io me stesso.

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di on 10 luglio 2013. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Da Milano a Venezia, vogliono burocratizzare anche la morte

  1. lucia Rispondi

    4 agosto 2013 at 23:26

    Bell’articolo.Condivido.Del testamento biologico non si parla molto,ma da qualche parte ci sono registri,documenti che li raccolgono e li conservano.I sostenitori del testamento biologico per ora sonnecchiano.Adesso qualcuno è impegnato a fare il ministro,qualcun altro a fare il Sindaco e pare che siano scomparsi tutti i casi pietosi portati a galla quando si trattava di approvarlo in Parlamento.A dire la verità ero convinta che il progetto fosse stato abbandonato,arenato com’era sulla esatta definizione di alimentazione e idratazione artificiale.Ma se ci sono questi registri vuol dire che qualche cosa è stato approvato,in silenzio. e a qualcosa servono.La campagna mediatica sostenuta utilizzando,sia pur a sproposito,il caso Englaro,probabilmente ha avuto i suoi effetti. ed è comunque stata accompagnata da un battage fatto nelle scuole. e che ogni anno si ripete.Ci sono nella ASL delle figure professionali,i coordinatori per i trapianti,e sono pagati a prestazioni che ,quando si presenta un caso adatto,si preoccupano di organizzare la procedura per la dichiarazione di morte cerebrale e per il prelievo degli organi,che viene fatto da apposito personale,esterno,(non sia mai che ci sia un conflitto di interessi!) chirurghi e anestesisti,che vengono inviati da una apposita società,creata ad hoc da noti medici italiani e comunque oramai internazionale,sul mercato!,là dove serve e pensano a recapitare gli organi là dove servono..Questi coordinatori hanno anche il compito,su progetti finanziati dalle Regioni,soprattutto quelle del Nord,di andare nelle scuole a spiegare come è bello e giusto essere generosi e firmare il testamento biologico.Immagino che molti,impressionati da quella condizione,si siano precipitati a lasciare scritto che ,in caso di incapacità a comunicare ,come la Englaro,autorizzano la sospensione delle cure,evitando di specificare quali.Del resto pensare a se stessi vecchi,infermi,ebeti non è una bella prospettiva.Il problema è che questo testamento non ha nessun valore se sei vecchio,diabetico,sclerotico e prostatico e depresso e ,Nessuno si preoccupa di eseguire il tuo testamento perché si tratterebbe di eutanasia.E allora a cosa serve il testamento biologico.?Serve solo se sei giovane e ti succede un qualsiasi accidente per cui potresti trovarti nelle famose condizioni di incoscienza che tanto ti spaventano,.Potresti.Ma non è detto.Staccando la famosa spina potresti morire oppure potresti restare vivo,come Eluana.o cavartela Ma se hai fatto testamento biologico ti sei anche impegnato a donare gli organi e per poter prelevare i tuoi organi bisogna che tu sia ancora vivo,che il tuo cuore pulsi,Allora si sono inventati il concetto”civilissimo”di morte cerebrale.Dichiarano,con una procedura strumentale accuratissima, che si può presumere che tu sia morto e procedono a togliere tutto quello che serve;cuore,fegato,polmone,reni,Da solo potresti dare gli organi a sei,sette o otto persone.Naturalmente tu non soffri perché si fa tutto in anestesia generale.Poi finalmente si staccano le macchine che assicuravano la circolazione sanguigna e tutto è finito,Quel che è certo è che una volta prelevati gli organi non c’è nessuna possibilità che tu,staccando la spina,possa avere la minima probabilità di riprendere a vivere.E nessuno,nè tua madre nè tuo padre nè tuo figlio può opporsi perchè TU hai firmato un testamento.Qualcuno ha definito il tutto “predazione degli organi” ed esiste una lega che vi si oppone,Se non sono interessati a prelevarti gli organi,tu,che sei diventato vecchio,stanco e sclerotico,ci resti fino a che Dio vuole. Perchè dovrebbero dichiarare la tua morte presunta.?Aspettano che tu muoia da solo. e magari ti mandano a morire a casa,con le tue flebo e i tuoi cateteri,Sono riusciti però anche ad utilizzare organi malati e si sono ritrovati con gente trapiantata di fegato che ha sviluppato tumori,ma questi sono incidenti che possono succedere,Il chirurgo interessato disse che piuttosto che non fare il trapianto era meglio trapiantare anche un organo malato.Non è chiaro se pensasse all’interesse del trapiantato o a quello del trapiantatore.Ognuno si faccia lasua opinione.
    Ecco a cosa serve il testamento biologico.Del resti il relatore della legge era un noto trapiantatore.
    L’uomo è come il maiale:non si butta via niente,Una società ridotta a questo è destinata per forza a scomparire e bisogna ammettere che sarà giusto.

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