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Buttiamo le tasse nel Lago. Cronaca del Lario Tea Party

Giù, una dopo l'altra. Le imposte da tirannia fiscale oggi a Como sono finite a mollo, per rievocare Boston 1773, la miccia che accese l'indipendenza americana. Perché non si tratta solo di quattrini ma anche e soprattutto della nostra libertà

Boston Tea Party, 1973 issue-3c240 anni fa, nel 1773, i coloni americani buttavano nel mare di Boston le casse di tè che il governo inglese aveva tassato oltre misura. Era, la loro, una lotta per la libertà contro un’oppressore che usava la leva fiscale per soggiogare un popolo cui non concedeva nemmeno il diritto di rappresentanza (il grido dei coloni era, appunto, no taxation without representation). 240 anno dopo, nell’Italia del 2013, pare non essere cambiati nulla: ai sudditi non viene concesso alcun diritto, nemmeno quello di scegliere i propri rappresentanti, nominati di fatto dai partiti. In cambio di una tassazione complessiva che si aggira attorno al 70% (ebbene sì, è incredibile ma lavoriamo 7 giorni su 10 per lo Stato) riceviamo servizi scarsi e scadenti, mantenendo – però – a suon di migliaia di euro al mese una schiera di politici, dirigenti pubblici ed altri parassiti spesso con più conoscenze che meriti. In definitiva, forse si pagavan meno tasse nelle colonie americane del ‘700. Sull’argomento è intervenuto per L’Intraprendente anche Carlo Lottieri: Un Tea Party contro chi ci ammazza di tasse e Stato.

È questo il senso della manifestazione organizzata dal Tea Party Italia a Como (di cui il direttore Sallusti ha scritto qui). Una rievocazione storica del Tea Party Boston per testimoniare come le cose, dopo due secoli e mezzo, non siamo cambiate. “Oggi narriamo la Storia di un Paese – ha urlato al megafono il portavoce nazionale Tea Party Giacomo Zucco – dove c’è un re, re Giorgio. Non parliamo dell’America e di quel Giorgio III che i coloni combatterono ma dell’Italia dove Giorgio non è più re ma presidente di Stato, eppure è sempre a capo di un apparato che deruba i produttori di ricchezza”. Ed ecco che, per protestare, i coloni italiani buttano nel Lago di Como gli scatoloni che rappresentano la tasse italiane, almeno quelle più odiose visto che, come ha aggiunto Zucco, “per buttarle tutte, comprese tutte le accise che paghiamo per guerre finite da un secolo, ci sarebbe voluto un galeone”. Prima l’Imu, forse la più odiosa in quanto patrimoniale di fatto (si chiede di pagare su soldi accantonati, già tassati), poi l’Iva, per cui ci aspetta a breve un aumento, poi la Tares, che ci chiede di pagare cifre folli per i rifiuti in base alla metratura dell’abitazione, l’Irpef, quella che incide di più sulle nostre vite e che ormai diamo per scontato (ai dipendenti, con l’assurdità del prelievo alla fonte, quasi sembra di non pagarla) e l’Irap, che inibisce la crescita delle imprese. Giù tutte nel lago. Così una dopo l’altra è arrivata l’ultima cassa che non rappresentava una tassa ma l’odioso ente di riscossione, Equitalia, che agisce con metodi polizieschi spesso in violazione del codice del contribuente.

Tea PartyUna rivolta contro i soprusi dello Stato di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio mentre da Como tornavamo in barca verso Faggeto Lario da dove eravamo partiti. Siamo stati fermati da una vedetta della polizia che ci ha chiesto i documenti personali e della barca trattenendoci una buona mezz’ora per controllarli. Non sappiamo se l’abbiamo fatto per un semplice controllo di routine, perché navigavamo un po’ sotto costa o se la vista delle magliette e le bandiere Tea Party abbiano fatto la loro parte. Forse volevano prenderci i dati per la manifestazione appena svolta. Nulla di grave, per carità, regolare amministrazione. Chi paga il 70% di tasse si aspetterebbe, però, di non essere trattato in maniera così sospettosa.

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di on 13 luglio 2013. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Buttiamo le tasse nel Lago. Cronaca del Lario Tea Party

  1. renato sallusti Rispondi

    13 luglio 2013 at 22:08

    l’anno prossimo bisogna rifare la manifestazione in via Volta
    facendo omaggio degli scatoloni a SUA ECCELLENZA.

    ziorena.

  2. sergio1941 Rispondi

    14 luglio 2013 at 01:04

    Ciao Matteo, come vedi ho accettato il tuo suggerimento, però sono un pochino deluso: post osannanti, della solita donnetta abbacinata berlusconiana, non li reggo più.
    Navigo nel web in cerca di chi antepone a tutto l’onestà intellettuale, in opposizione al cieco fanatismo.
    Francamente, è dura!

  3. UlLuf Rispondi

    14 luglio 2013 at 01:38

    io credo che sia semplicemente intimidazione! tipico, funziona con noi smidollati! se sulla barca c’era un rave party con altresì uno sfondo tipo “gay pride” si sarebbero guardati bene dall’avvicinarsi!se fosse stato un barcone fintamente, ovviamente ,alla deriva vi avrebbero soccorso, sfamato trasportato in un centro di accoglienza dove non si sarebbe proceduto ad una inutile identificazione e sareste stati rimessi in libertà in molto meno tempo! ormai credo però,che anche le forze dell’ordine non sappiano più chi ha ragione! lo stato ha tradito tutti, tutti, tutti, tutti, tutti,tutti anche loro! almeno loro gli onesti, almeno chi di loro è una persona per bene!

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