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Adesso ci vendono i No Tav per partigiani

L'Istituto Agosti di Torino finanzia (con soldi pubblici) una ricerca per paragonare i violenti valsusini ai protagonisti della Liberazione. Per quanto qui non s'annidi la retorica resistenziale, l'accostamento è semplicemente grottesco

I No Tav sarebbero come i partigiani. Sì avete letto bene: non i partizans, gli ultras dell’omonima squadra di Belgrado noti no tav2 per le loro azioni violente ed estremiste, ma proprio i partigiani. Quegli uomini che (con tutti i distinguo del caso, visto che spesso si macchiarono anche loro di azioni violente) contribuirono senza alcun dubbio alla lotta al nazifascismo.

È questo il risultato di una bizzarra per usare un eufemismo ricerca – riportata dal quotidiano online lo Spiffero – dell’Istituto piemontese  per la storia della Resistenza, intitolato a Giorgio Agosti. Non sappiamo come la prenderebbe oggi un paladino della legalità come Agosti (fu magistrato, questore della Torino liberata e fondatore del defunto Partito d’Azione) a vedere il proprio nome usato per riabilitare la teppaglia No Tav che se la prende con poliziotti ed operai, i veri «figli dei poveri». Paragonare chi si opponeva alle violenze, ai rastrellamenti, alla deportazione con chi mira a fermare un’opera di trasporto pubblico che crea sviluppo e posti di lavoro, usando talvolta metodi squadristi, è già di una gravità inaudita. Se poi Partigiani-1si scopre, come nel nostro caso, che l’esaltazione eroica dei No Tav è pagata coi soldi pubblici al danno si aggiunge la beffa. L’Istituto Agosti, infatti, dipende dalla Regione e, in particolare, al suo vicepresidente del consiglio Roberto Placido (Pd) che, gestendone i fondi e l’attività istituzionale, si è trovato in una situazione a dir poco di imbarazzo. Proprio lui, da presidente del Comitato Regionale per la diffusione dei valori della Resistenza, è stato il primo a non prendere bene l’oggetto della ricerca, dicendosi «perplesso».

Carico di entusiasmo, invece, il mondo No Tav. Come scrive Fabrizio Salmoni su Maverick, principale blog No Tav: «Con un notevole atto di coraggio politico e culturale, visti i tempi, l’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza “Giorgio Agosti” di Torino ha istituito un fondo di documentazione sul Movimento No Tav in Val di Susa […]. Superfluo soffermarsi sul valore politico dell’iniziativa che associa direttamente la Resistenza storica contro il nazifascismo alla resistenza popolare dei valsusini contro la speculazione, la devastazione del territorio, la mafia e l’occupazione militare.Italy Train Protest Un’occasione in più per contribuire a rinnovare il dibattito sulle Nuove Resistenze e, perché no, ad assecondare il ricambio generazionale in un’Anpi arenata da tempo nelle paludi della retorica istituzionale e in mano a una dirigenza pavida o sottomessa al Pd».

Insomma i No Tav sembrano seriamente convinti di essere loro i veri partigiani. La cosa più grave è che pare che ci sia pure qualcuno disposto ad assecondarli nei loro deliri. E che lo faccia coi nostri soldi.

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di on 3 luglio 2013. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Adesso ci vendono i No Tav per partigiani

  1. Paolo Rispondi

    3 luglio 2013 at 16:31

    Evidentemente la “partgianeria” é diventata come il prezzemolo. Sta bene ovunque

  2. Stefano Esposito Rispondi

    3 luglio 2013 at 18:42

    Fabrizio Salmoni o se preferite Maverick, il gistificazionista delle pietre contro gli operai del cantiere TAV, è il solito travisatore della realtà. Una persona che con coerenza e costanza, continua a cambiare le verità a suo uso e consumo.
    Questa volta è riuscito a tirare per la giacchetta addirittura l’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza “Giorgio Agosti” di Torino.
    Questa mattina è riuscito a raccontare, che l’Istituto, avrebbe aperto un Centro di Documentazione sulla lotta No Tav.
    La realtà però, racconta un’altra storia.
    Come tutti sanno, chiunque può fare un lascito di documentazione, lascito che poi viene archiviato. Negli anni infatti, l’istituto ha ricevuto numerose donazioni, tutte accuratamente catalogate ed archiviate come è giusto per un Istituto Storico.
    Archiviare un lascito, non significa però aprire un Centro di Documentazione, così come scrive sul suo blog il nostro imbroglione di professione.
    Nessuno dell’Istituto si è permesso di associare direttamente la Resistenza storica contro il nazifascismo alla resistenza popolare dei valsusini contro quella che lui, e solo lui, considera una lotta contro la speculazione, devastazione ed il solito bla bla bla.
    Chissà, magari anche questa volta, dopo esser stato smascherato, cancellerà il post, così come fece tempo fa quando prima parlò dei checkpoint per i giornalisti in val di susa e poi cancellò il pezzo negando pure di averlo scritto!

  3. renato Rispondi

    3 luglio 2013 at 19:28

    Ma occorre una volta per tutte sfatare questa favola dei partigiani. Il sottoscritto era uno dei più giovani partigiani nel 1945 oggi ottantatrenne. Ma si spacciano per partigiani questi falzi che non erano ancora nati a qull’epoca. Ma smettiamola di essere tutti partigiani
    renato innocenti Livi

    • Anna Rispondi

      3 luglio 2013 at 20:07

      Anche mio padre era parmigiano e ha combattuto e morto per più nobili ideali.Sono indignata da tale paragone….

  4. Mercurio_09 Rispondi

    4 luglio 2013 at 11:49

    Lotta al fascismo e al nazifascimo: sta tutto qui lo scopo della memoria partigiana.
    Non sta al servizio dell’ex PCI come non sta ala servizio del PD/SEL/NO-TAV: questa è la realtà!
    Poi andrebbe revisionata anche l’idea di “fascismo e nazifascimo”, xchè oggi proprio le posizioni di sx e di area anarchica, antagonisa e insurrezinalista, nate con i Centri sociali e entourage post-brigatisti, sono molto simili, affini e contigui alla retorica, strategia e propaganda dei regimi fascisti e nazisti, godendo di un’omertà di stampo mafioso dei circoli culturali ed informativi italiani ed europei.
    Oggi chi era partigiano ed a pieno titolo membro ANPI lo si può contare sulla punta delle dita… Sarebbe ora che ogni archivio e ogni attività fosse gestita dagli Archivi di Stato direttamente, risolvendo finalmente la querelle ideologica di fondo.
    Che poi personaggi e movimenti NO-TAV si approprino della figura del “partigiano” e del “movimento della Resistenza” post ’43 fa solo SCHIFO agli italiani onesti!

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