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Tutto, ma non la spesa. Il dogma statalista che ci sta uccidendo

La classe politica continua ad accapigliarsi su un punto in più o uno in meno di tasse, e su dove trovare le risorse. Ma è un dibattito truccato: nessuno vuole ridurre il mostruoso apparato pubblico

Spreco denaroL’economia sta precipitando: e a grande velocità. Per lungo tempo in Emilia, Lombardia e Veneto (ma anche in Piemonte, Marche, Friuli e altre regioni) abbiamo avuto un sistema produttivo di alto livello, capace di creare lavoro e realizzare enormi profitti, crescendo impetuosamente all’interno dei confini italiani pur sapendo abilmente delocalizzare tutta una serie di attività. Ma ora il peso della regolazione e delle imposte è ormai tale che è diventato impossibile essere ottimisti. Sarebbe necessario tenere sotto controllo i conti pubblici e operare con urgenza, al tempo stesso, una riduzione della pressione fiscale. Non solo non ha senso innalzare l’Iva o ripristinare l’Imu sulla prima casa, ma al contrario bisognerebbe operare “uno shock positivo” – per usare le parole di un sindacalista “vecchia Dc” come Raffaele Bonanni – con massicci tagli delle tasse.

In astratto, tale consapevolezza sembra esserci, ma nei fatti non ci si sposta di un millimetro. D’altra parte, quando ci si chiede come sia possibile sopperire al mancato aumento dell’Iva sono numerosi coloro che – specie a sinistra – ripropongono il vecchio refrain della lotta alla rendita: evocando un concetto assai vago dietro al quale, però, dovremmo saper riconoscere le vecchie zie pensionate con 50 mila di euro di risparmi in titoli di Stato. Tassare la rendita significa soprattutto aggredire questi numerosi capitali (di medie e piccole dimensioni) accumulati da chi, certamente in modo imprevidente, ha dato fiducia allo Stato italiano. Un po’ ovunque, poi, troviamo quanti sono pronti a parlare di “lotta all’evasione”, senza però aggiungere che essa è altissima nel Sud, dove però è pure necessaria alla sopravvivenza di quel poco di privato che ancora resiste. Non si vuole capire che combattere l’evasione comporta, nei fatti, una crescita della pressione fiscale effettiva. Nelle ultime ore Silvio Berlusconi ha perfino suggerito all’Italia di non rispettare il Patto di stabilità europeo: ciò che è molto difficile e anche sbagliato. Non manca neppure chi propone di uscire dall’euro, così da poter svalutare, come si faceva negli anni Settanta e Ottanta. In sostanza, si suggerisce di distruggere i risparmiatori, riducendo a carta straccia il denaro che hanno sui loro conti correnti.

Tutte queste proposte sono insensate, ma rispondono alla logica secondo cui si può intervenire più o meno su tutto, eccetto che su una cosa: sulla spesa. È come se da noi fosse impensabile una riduzione delle uscite e un ridimensionamento dei dipendenti pubblici sulla falsariga di quanto è stato realizzato altrove: in Svezia, ad esempio. Ma è chiaro che questa ostilità all’idea stessa dei tagli alla spesa è conseguenza del persistere di una serie di miti che ormai mettono a rischio la stessa tenuta sociale. Qualcuno vorrebbe addirittura far credere che un taglio delle uscite comporti necessariamente una riduzione dei servizi erogati. In molti casi non è così. Nei mesi scorsi, a causa del dissesto dei conti, la regione Campania ha negato ai propri cittadini la facoltà di farsi curare – per talune patologie – nelle regioni limitrofe. Si è voluto eliminare questo costo, ma non si è preso atto di un dato macroscopico: che lì come in altre realtà del Sud la sanità ha costi altissimi e una resa modesta reagan(all’origine di questa migrazione dei malati). Basta confrontare la Campania con la performance delle regioni settentrionali per constatare che sarebbe possibile tagliare i costi e avere, al tempo stesso, servizi migliori. La stessa idea che l’insieme dei servizi non possa essere messo in discussione è un tabù da superare. Si avvicina l’estate e i media ci informano che molti italiani non andranno in vacanza. Se i soldi mancano, si fa di necessità virtù. E lo stesso fanno molte imprese, che hanno iniziato a ristrutturarsi per far fronte alle difficoltà.

Tutti tagliano: meno lo Stato. Ma esiste una ragione che impedisca all’apparato pubblico di avviare un ridimensionamento della propria presenza nella società e, di conseguenza, un contenimento delle spese? No, ovviamente. Non si tratta neppure di sapere “se” questo avverrà, ma solo “quando”, perché il rapporto tra società produttiva e società parassitaria è tale che l’iceberg non può essere evitato. Da tempo gli apparati pubblici appaiono sempre meno in grado di risolvere problemi, e appaiono sempre più come la realtà che mette a rischio la nostra stessa sopravvivenza. Intervenire ora, potrebbe permettere scelte mirate e meno dolorose sul piano sociale. Rinviare ogni decisione riformatrice, come il governo Letta sembra voler fare, ci condurrà invece in quella situazione da cui potremo uscire solo con interventi d’urgenza e all’ultimo momento. Iniziamo a prepararci.

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di on 19 giugno 2013. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Tutto, ma non la spesa. Il dogma statalista che ci sta uccidendo

  1. cristiano Rispondi

    18 giugno 2013 at 22:23

    gli intoccabili…è evidente che gli interessi politici sono più forti di qualsiasi crisi,ma quando il nord sarà spacciato sarà troppo tardi per toccare il parassitismo di stato.Forse l’unica via è davvero il fallimento di questa italietta malata di assistenzialismo e sperare che il NORD,dopo la tempesta rinasca senza la palla al piede di un SUD irresponsabile e incapace di risolvere quei problemi che soffocano sul nascere anche le idee migliori comunque presenti nel suo territorio.

  2. Francesco Rispondi

    18 giugno 2013 at 23:15

    Tutti tagliano meno lo Stato,e’ tanto vero “colto” Lottieri.Lotta alla rendita,ma la rendita e’piena liberalità di quanto fatto in una o più’ vite, una cretinata pensare a tassazioni ulteriori, la rendita subisce oltre la cedolare secca cui va aggiunta l’imu non defiscalizzabile e quindi ancora tasse sul cumulo ed ancora ed ancora.Lotta all’evasione si dovrebbe parlare molto di più anche di lotta a chi ti porta via il 70 %di quanta ricchezza produci ,altra insanabile corbelleria.La grande viltà dei politici e’ non voler trattare il ridimensionamento dei dipendenti pubblici e della spesa.Ormai gran parte di questi,e sono mille eserciti , vivono,non volendo,nella violenza burocratica portata all’impresa nel segno del’ “io esisto ,devi venire da me”.Lei scrive benissimo Lottieri ,oggi un ottimo dipendente pubblico,preparato e specializzato,può con i sistemi di rete processare una pratica in pochi minuti assumendosi responsabilità decisionali a fronte di una remunerazione importante e progressiva a suo vantaggio ed accompagnando così’ l’utente per mano alla soluzione dei suoi problemi o delle sue richieste olltre ad eliminare quella infamante catena burocratica che ferma il mondo.Ma sto forse sognando,ha ragione Lei l’iceberg e’ li’ è lo abbiamo puntato da tempo avremo sempre meno spazio per invertire la rotta,ed ha ragione ancora nel suggerire di prepararci.

  3. Carmelo Miragliotta (genteproduttiva) Rispondi

    20 giugno 2013 at 10:16

    Non succederà niente, … sino a quando gli esecutori sparsi sul territorio non avvertiranno paura fisica e cominceranno a disobbedire agli ordini dei loro mandanti malavitosi. !!!

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