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Oltre il caso Cucchi c’è Ilaria

CucchiStefano Cucchi è morto in un carcere italiano. La famiglia ha dato il via a una battaglia legale, convinta com’è che quel figlio problematico non dovesse morire così, che la sua fine è stata provocata, chiede e chiedeva giustizia. C’è stato un processo in cui sono stati dichiarati “non colpevoli” poliziotti e infermieri. Per sei medici non è andata così. Il tribunale e le sue carte lo scavalco a piè pari. I colleghi di tutta Italia hanno approfondito la questione e le cronache saziano curiosità e perplessità. L’opinione è poi libera e ognuno se n’è fatta una propria. Io in merito non ne ho una e diciamo che anche l’avessi, anche ritenessi giusta l’una o l’altra posizione, così come la sentenza che oggi ha addobbato i giornali, la terrei per me. Non credo nessuno ne senta l’esigenza e non credo di saperne abbastanza per esprimerla. Qui però rivolgo un pensiero sincero a Ilaria Cucchi. Al netto della sua verità, al netto di quella di coloro che lei vede come nemici. Perché è una che sa lottare, che lo ha detto con una forza quasi disarmante che lui, Stefano, era una tossicodipendente. Perché di questo non sembra vergognarsi, da questo è stata piuttosto devastata. Perché non si arrende e credo non lo farà mai, lotterà per la sua giustizia e in questo c’è un coraggio leonino. Perché orgogliosa alza la testa e i fotografi li fissa, mentre le strappano il dolore. E non ci sono verginelle qui, le ricostruzioni machiavelliche per cui il suo atteggiamento potrebbe in parte essere studiato non le prendo in considerazione perché le trovo sterili.

Ilaria Cucchi è una giovane donna, sorella di un giovane uomo morto. È una che ha tentato di cullare d’amore un debole, di ripescarlo dagli inferi e immaginare cosa sia vedere un pezzo di te autodistruggersi fa male fisico. È una sorella che banalmente lotta in un modo tutt’altro che banale, con l’intelligenza di chi sa che la parola e l’insistenza e la tenacia sono forse l’unica via per riuscire a non essere ignorati, dimenticati, da chi scandisce la vita a suon di lancette. E allora è una donna che merita il rispetto di chiunque riesca a figurarsi lo strazio di un urlo disperato. E allora è una donna che qui, oggi, mi fa credere che se le convinzioni fossero sempre incanalate in valori e legalità forse questo scalcagnato Paese andrebbe meglio. Almeno un po’. Sarà che a me quella roba lì, la battaglia e il cuore in gola e gli occhi che battagliano per un ideale, che sia di giustizia o altro, scatenano qualcosa. E allora oggi saluto una sorella guerriera, mantenendo la distanza di chi poco sa e vuol dire, ma che in quella giovane donna vede comunque un mondo commovente.

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di on 6 giugno 2013. Filed under Blog. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Oltre il caso Cucchi c’è Ilaria

  1. recarlos79 Rispondi

    8 gennaio 2016 at 18:51

    un bell’articolo. io non sono un democratico garantista. io sono convinto che in italia se sei dentro lo stato da qualche parte un amico giudice che te la fa cavare lo trovi sempre.

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